«TWELVE NUDES - Ezra Furman» la recensione di Rockol

Gay, ebreo, punk e incazzato: ecco Ezra Furman

La sua popolarità è cresciuta grazie ad una serie tv. Ora arriva il nuovo album, "Twelve nudes", in cui il suo personaggio incontra il mondo sonoro dei suoi artisti di riferimento: dai Ramones a Lou Reed, passando per Bowie.

Recensione del 04 set 2019 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Oltremanica si sono accorti del talento di Ezra Furman già da un po' (nel 2013 il Guardian assegnò un punteggio di 5 stelle su 5 al suo album "Day of the dog"), ma la popolarità del 32enne cantautore statunitense è indubbiamente cresciuta grazie a "Sex education": le sue canzoni hanno accompagnato i momenti clou degli episodi della serie Netflix con protagonisti alcuni adolescenti alle prese con le loro prime esperienze sessuali, e in molti - dopo averle shazammate - hanno iniziato ad ascoltare i suoi dischi (facendo crescere il numero di ascoltatori di Furman sulle piattaforme di streaming). Ora, a distanza di un anno dal precedente "Transangelic exodus", arriva questo "Twelve nudes": un album di "canzoni nude, senza nulla da nascondere", dice Furman. Fidatevi se vi diciamo che questi 28 minuti di sano pop-punk sono il modo migliore per disintossicarvi dai tormentoni latini che siete stati costretti a subire in piscina o in spiaggia per tutta l'estate.

Immaginate tre musicisti chiusi in una saletta sporca e umida, annebbiata dal fumo delle sigarette e con decine di bottiglie di birra sparpagliate sul pavimento, capitanati da un cantante dichiaratamente bisex (ma lui si definisce androgino), ebreo (Furman in passato ha pensato di lasciare la musica per diventare rabbino), cresciuto a pane e punk (tra i suoi punti di riferimento ci sono i Ramones) e incazzato nei confronti della società americana contemporanea (agli Stati Uniti dedica uno dei pezzi più bizzarri del disco, "In America", in cui racconta il suo rapporto d'amore e odio con la madrepatria: "And it's not so terrible in America / And if you go to the movies / Don’t believe what they show at the movies"). È così che sono nate le canzoni di "Twelve nudes", registrate in fretta e furia lo scorso autunno in uno studio di registrazione di Oakland, in California (poi passate nelle mani di John Congleton e Joe LaPorta, che ne hanno curato rispettivamente mix e mastering - il primo ha collaborato con Anna Calvi, David Byrne, Franz Ferdinand e St. Vincent, l'altro ha vinto un Grammy come ingegnere del suono per "Blackstar" di David Bowie), per fissare su nastro tutta la frustrazione che provava Furman in quel momento, dopo una serie di eventi - legati sia alla sua vita privata che all'attualità (il cantautore è un fervente esponente della comunità queer) - che lo avevano scosso.

Basterà la traccia che apre il disco, "Calm down aka I should not be alone", due minuti e mezzo di pura energia proto-punk, a catapultarvi dentro al mondo di Ezra Furman, in cui convivono depressione, rabbia, devozione e attivismo (in "Evening prayer aka Justice" canta: "If you've got the taste for transcendence / Then translate your love into action"). Il disco scorre che è una meraviglia e in una sequenza irresistibile arrivano una dietro l'altra la riflessione sull'identità di genere di "Transition from nowhere to nowhere" (che potrebbe ricordarvi il David Bowie più ambiguo ed enigmatico dei primi anni '70), la frenesia di "Ratd R crusaders", il glam rock di "Trauma", fino alla chiusura con l'inno "What can you do but rock'n'roll", su vizi e virtù di ogni star del rock che si rispetti. Nell'unica ballata dell'album, "I wanna be your girlfriend", Furman confessa di aver pensato di cambiare sesso ("I was considering ditching Ezra, and going by Esme") e chiede alla sua fidanzata: "Lo considereresti così strano?". Salvo poi urlarle nel ritornello, con tono melodrammatico: "Voglio essere la tua ragazza".

Non c'è nulla che non si sia già sentito altrove, ma il modo in cui la personalità di Ezra Furman incontra il mondo sonoro dei suoi artisti di riferimento (gli spettri di Lou Reed e dei Ramones aleggiano qui e là nell'album) è affascinante. Se non avete mai ascoltato i suoi dischi, "Twelve nudes" è il modo migliore per imparare a conoscerlo - e pentirvi di non averlo fatto prima.

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