«SIAMO STATI L'AMERICA - Cannella» la recensione di Rockol

Cantautorap made in Roma est: l'album d'esordio di Cannella

Il cantautore romano debutta con undici canzoni che dimostrano che la scena romana continua ad essere viva anche ora che i suoi maggiori esponenti sono diventati le star del pop.

Recensione del 02 giu 2019 a cura di Mattia Marzi

La recensione

La scena cantautorale romana è più viva che mai. Anche ora che i suoi maggiori esponenti sono di fatto diventati le nuove star del pop (citofonare Paradiso e D'Erme). Così, dopo "Troppofrote" dei Viito, "Togliatti boulevard" di Clavdio, "La vita veramente" di Fulminacci e "Jugoslavija" di Giovane Giovane, tutti progetti diversissimi tra loro ma legati da quel comune denominatore che qualcuno ha ribattezzato "Roman Pop", ora arriva "Siamo stati l'America", disco d'esordio del giovanissimo Cannella (vero nome Enrico Fiore, classe 1995), nuova promessa del cantautorap capitolino.

Come ogni disco indie pop che si rispetti, dentro "Siamo stati l'America" c'è tutto il mondo del suo autore: nelle undici canzoni contenute all'interno del suo album d'esordio Cannella racconta la sua quotidianità, la sua città e le persone che lo circondano. Che poi è la quotidianità di tutti i ragazzi della sua generazione, quelli nati negli anni '90 e diventati grandi negli anni Duemiladieci: quelli che il sabato sera si ritrovano a bere nei locali di Trastevere e del Pigneto (se sono di Roma sud) o di piazza Euclide e piazza Cavour (se sono di Roma nord), quelli dei lucchetti a Ponte Milvio (come i protagonisti dei film di Moccia, che le fidanzatine degli anni del liceo li costringevano a guardare al cinema - mentre loro magari preferivano l'ultimo capitolo della saga di "Fast and furious"), quelli delle cenette al Momart o dei sushi All you can eat.

Lo stile può ricordare quello di Ultimo. E non solo perché con il collega di San Basilio Cannella condivide tutto il team di lavoro. Semplicemente perché a Roma si respira parecchio l'aria di questa nuova scena e anche inconsciamente si finisce per influenzarsi a vicenda. Però a differenza di Ultimo, Cannella punta su suoni meno tradizionali : in "Campo felice" gioca a fare il Bon Iver di Roma est, in "Chiara" e "Venerdì (Live sul GRA)" (dove GRA sta per Grande Raccordo Anulare, l'anello stradale che circonda la Capitale, quello citato da Guzzanti nella sua parodia di Venditti) strizza l'occhio ai primi Coldplay, tra i punti di riferimento della generazione degli anni '90. E per una ballata come "Nei miei ricordi" - presentata alle selezioni di Sanremo Giovani - ci sono almeno un paio di pezzi dal sound più dritto, tutto synth e tastiere, come "Siamo stati l'America" e "Maggio".

Al contrario di quel che si possa immaginare leggendo il titolo del disco, in questa manciata di canzoni non c'è niente di sociale, se per sociale si intende una qualche forma di impegno. L'America di Cannella è semplicemente la metafora di un amore tormentato: "L'amore non è altro che una guerra e noi siamo stati l'America, la nazione guerrafondaia per eccellenza", spiega il cantautore riferendosi alla ragazza che ha ispirato il disco. D'altronde, non è una novità che nelle canzoni del nuovo cantautorato ci sia poco spazio per l'impegno - o magari è semplicemente cambiato il modo di intendere l'impegno nelle canzoni. Quello che fa Cannella è raccontare storie quotidiane senza avere la pretesa di salire in cattedra e senza giudicare, descrivendo semplicemente le cose che gli girano intorno. E gli riesce bene.

TRACKLIST

01. Campo felice (03:25)
02. Di cuore (03:25)
03. Chiara (03:32)
05. Nei miei ricordi (03:44)
06. Spazzolino (03:18)
07. Maggio (03:08)
08. Rose rosse (03:42)
09. Stupida che sei (03:20)
10. Val di Fassa (03:59)
11. Venerdì (03:23)
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