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Recensioni / 24 mag 2019

Mavis Staples - WE GET BY - la recensione

‘We get by’, l’incontro emozionante fra Mavis Staples e Ben Harper

Il rocker californiano scrive una decina di canzoni per la grande cantante gospel-soul. Dentro ci sono la forza visionaria della fede e alcune riflessioni sul tempo che passa.

Voto Rockol: 4.0/5
Recensione di Claudio Todesco
WE GET BY
Anti /Self (CD)

Nella foto del 1956 di Gordon Parks scelta per la copertina del nuovo album di Mavis Staples, cinque bambine e un bambino di Mobile, Alabama guardano da dietro una rete un parco giochi in cui, essendo afroamericani, non possono entrare. Non riusciamo a vedere le loro espressioni, ma possiamo immaginare i loro sentimenti. Se non si capiscono questa foto e le emozioni e la storia che essa mette in gioco, non si può comprendere l’importanza di Mavis Staples, monumento del gospel-soul e colonna sonora con gli Staples Singers del movimento per i diritti civili.

Negli ultimi dodici anni, con la complicità di musicisti, autori e produttori che vanno da Ry Cooder a M Ward, Mavis Staples è riuscita a strappare il suo nome dai libri di storia dove pareva relegato, riportandolo nella contemporaneità. Per cercare di rimanere rilevante anche nel 2019, Staples si appoggia ora a Ben Harper, produttore e autore di tutte le canzoni di “We get by”, in un’operazione simile a quella compiuta un anno e mezzo fa da Tweedy nell’album “If all I was was black”.

Sulla soglia degli 80 anni, che compirà in luglio, Mavis Staples non si accontenta di portare in giro un repertorio consolidato. Vuole aggiungere altri capitoli alla sua storia con una vitalità invidiabile. Ed è ancora una forza della natura. Non ha ovviamente la potenza e l’estensione vocale di un tempo, ma il timbro ghiaioso e invecchiato della sua voce è ancora in grado di offrire conforto ed emozioni. Quel che le serve sono le canzoni e Ben Harper gliene offre alcune perfette per esprimere sia sentimenti di solitudine e paura, sia di comunanza e riscatto.

Il suono di “We get by” è secco ed essenziale. Può ricordare le pagine più delicate e legate al soul e all’Americana del repertorio di Ben Harper, ma è basato sulla triangolazione fra il chitarrista Rick Holmstrom, il bassista Jeff Turmes e il batterista Stephen Hodges, ovvero la touring band di Staples (nel disco c’è anche il vocalist Donny Gerrard). Harper è andato a vederli dal vivo, ne ha apprezzato l’equilibrio, ne ha esaltato i talenti cercando un terreno comune fra la tradizione di The Band e il soul di Muscle Shoals. Ha usato pochi, azzeccati elementi per evocare sessant’anni di storia musicale dando all’album un’unitarietà che altri recenti lavori della cantante non avevano. “We get by” non suona vecchio, ma senza tempo.

A Ben Harper è riuscita un’altra piccola magia: scrivere testi che riflettono quel che accade negli Stati Uniti senza evocare fatti contingenti e soprattutto facendoli suonare perfettamente integrati alla vita e alla storia della cantante. Pezzi come “Change” o “Brothers and sisters” esaltano il timbro di Staples e quel suo modo inconfondibile di infondere nelle canzoni pop la forza visionaria della fede e porre domande semplici, ma essenziali su libertà, fratellanza, cambiamento.

A volte i testi sembrano un collage di parole tratte da classici soul, funk, gospel e blues, a partire dal “Say it loud say it clear, things gotta change around here” della canzone che apre il lavoro, ma l’eloquio di Mavis e l’accompagnamento delle coriste C. C. White e Laura Mace rendono quelle stesse parole impressionanti. La prima strofa del duetto con Ben Harper che dà il titolo all’album, “andiamo avanti con fede e amore, andiamo avanti col sorriso sulle labbra”, sarà pure un luogo comune consunto, ma nella musica pop a volte non conta solo quel che dici, ma anche e soprattutto come lo dici. E in questo disco la voce di Mavis Staples ha una presenza magnetica, sembra condensare decenni di saggezza, esperienza e passione.

“We get by” ha un’altra faccia. Canzoni come “Never needed anyone” o “Heavy on my mind”, quest’ultima dedicata al padre Pops Staples, colpiscono per la vulnerabilità esposta e per le riflessioni sul tempo che passa, sulla perdita, sulla solitudine, sul fatto che a una certa età si resta soli a guardare allo specchio il fantasma vivente della propria giovinezza. “One more make to change” chiude il lavoro con il consueto spirito positivo. È quasi un manifesto: “Ho resistito troppo a lungo per lasciarmi andare, ho corso troppo forte per rallentare, credo troppo profondamente per perdere la fede”.

Mavis Staples non è cambiata granché negli ultimi quindici anni. Le cose che sa fare bene – anzi, magnificamente bene – sono sempre quelle. E “We get by” non offre nulla di realmente sconvolgente e rivelatore, ma anzi dimostra la capacità di Harper e della band della cantante di maneggiare modi e luoghi comuni del soul, del gospel, del rock-blues, del funk. Ma è nondimeno un gran bel promemoria di quel che può succedere quando talento musicale, vita personale e contesto sociale convergono in una manciata di canzoni. Mavis Staples ha 80 anni: impossibile chiederle di meglio, di più.

TRACKLIST
Change
Anytime
We get by
Brothers and sisters
Heavy on my mind
Sometime
Never needed anyone
Stronger
Chance on me
Hard to leave
One more change

TRACKLIST

01. Change - (02:56)
02. Anytime - (02:48)
03. We Get By - (03:35)
04. Brothers And Sisters - (03:32)
05. Heavy On My Mind - (03:40)
06. Sometime - (02:39)
07. Never Needed Anyone - (03:37)
08. Stronger - (03:14)
09. Chance On Me - (03:30)
10. Hard To Leave - (03:05)
11. One More Change - (04:12)