Recensioni / 10 mag 2019

Liberato - LIBERATO - la recensione

Il sorprendente album d'esordio di LIBERATO

Alla fine importa poco l'identità del cantante. Il bello è il racconto. Questo disco e i video costruiscono una nuova forma di narrazione musicale, una soap opera digital-musicale inedita in Italia.

Voto Rockol: 4.5/5
LIBERATO
Liberato (Digital Media)

di Mattia Marzi e Gianni Sibilla

Alla fine è successo davvero. Liberato ha pubblicato un album. Si intitola semplicemente "LIBERATO" ed è arrivato sulle piattaforme di streaming tra il 9 maggio (come la sua canzone) e il 10 maggio. Contemporaneamente su YouTube sono stati caricati i video di cinque canzoni contenute nel disco, quelle che non erano state ancora pubblicate prima dell'uscita del disco: "Guagliò", "Oi Marì", "Nunn'a voglio 'ncuntrà", "Tu me faje ascì pazz'" e "Niente". I video sono stati raccolti in una playlist intitolata "CAPRI RENDEZ-VOUS": una videoserie scritta e diretta da Francesco Lettieri, già regista dei videoclip precedentemente pubblicati dal misterioso cantante napoletano. Il disco va ascoltato prima guardando i nuovi videoclip e poi riguardando i video pubblicati da Liberato dal 2017 ad oggi - anche se la tracklist del disco non segue la stessa narrazione proposta dai video.

Quello di Liberato (e di Francesco Lettieri) è un racconto più ampio, appunto: una "serie", anzi una soap opera, da leggere a diversi livelli. Una narrazione a puntate e fatta in diversi spazi, in cui la musica non può prescindere dall'aspetto visual, dalle storie che raccontano i suoi clip, e dall'uso che ha fatto dei social. Ci è stato fatto capire sin dal primissimo video pubblicato, quello di "Nove maggio" (era il 13 febbraio 2017, praticamente più di due anni fa): è lì che è partita la gara alla scoperta dell’identità di chi si nasconde sotto al cappuccio, che a quanto pare continua a essere ancora oggi aperta.

Ma alla fine non importa chi è Liberato, anche se il gioco ha funzionato alla perfezione. Contano video e canzoni, conta il racconto di una Napoli diversa da quella di "Un posto al sole" e da quella di "Gomorra", le due "serie" che negli ultimi decenni hanno ridefinito l'immagine della città. Liberato deve comunque qualcosa a "UPAS", sia nella contenuto che nella forma. Infatti sui social sono circolati meme con i personaggi dei video con la grafica della soap. Non è un male: le soap, per quanto spesso vituperate, sono la forma di racconto lungo da cui sono state derivate molti degli oggetti più cool che oggi amiamo; "UPAS" ha importato a in Italia e a Napoli un modello internazionale e lo porta avanti con continuità da 23 anni. E Liberato ha provato a costruire una forma di racconto musicale nuova in Italia.
Video, canzoni, social, personaggi e il personaggio misterioso: tutto questo materiale è sullo stesso piano, in Liberato. Il contributo, fondamentale, di Francesco Lettieri è da mettere sullo stesso piano di quello del cantante. Senza i suoi video le canzoni non avrebbero avuto lo stesso impatto. E ora non staremmo qui a parlare del suo disco.

"Guagliò": Capri, 1966. Bianco e nero. Sotto al faro due guardie rincorrono un uomo vestito in modo elegante. A pochi metri dalla spiaggia, in mare, una ragazza e un altro uomo lo aspettano a bordo di una piccola imbarcazione. "Guardame 'nfacc, 'rinda all'uocchie ce sta a nostalgia / No, nun c'a facc / N'atu tren, n'ata ferroviaj, nun sacc' 'aro staij / Bye, bye, mon amour / Appienn t'cos vienetenn cu me / Ramm n'abbracc me ne vac cu sta voce 'ngap c'allucc", canta Liberato, sopra un ritmo reggaeton (con le percussioni in primo piano). In lontananza, il suono di alcune sirene. La scena è chiara: l'uomo è in fuga. Ma non ce la fa a raggiungere i due complici: una delle due guardie lo colpisce alle spalle. L'uomo si accascia a terra, la donna si tuffa dalla barca per andarlo a soccorrere. Alla fine del ritornello, però, la musica viene stoppata. "Stop", urla una voce. Due donne corrono verso la ragazza e l'aiutano a togliersi la parrucca. Ora è tutto più chiaro: è il set di un film à la James Bond. "Sei stata bravissima, Marì. Ci hai fatto emozionare anche stavolta. Domani gireremo il gran finale, ti senti pronta?", dice il regista alla ragazza, che risponde in francese. Dialogando, il regista e l'attrice raggiungono un'altra imbarcazione e un mozzo viene incaricato di accompagnare la ragazza in albergo.

"Oi Marì": la storia prosegue, sempre in bianco e nero, con l'attrice e il mozzo che viaggiano sulla barca, in direzione dell'albergo. La ragazza prova a dialogare con il giovane ragazzo, che però fatica a comprenderla perché non conosce il francese. Parlano di mare, spaghetti con le vongole, sigarette. La ragazza chiede di poter fare una breve sosta ai Faraglioni: "Domani sarà il mio ultimo giorno a Capri", prova a spiegare al giovane mozzo, che l'accontenta. Il ragazzo ferma la barca e l'attrice si tuffa in acqua. "Tu sì pazz'!", le urla lui, che poi si tuffa per riportarla a bordo dell'imbarcazione. La melodia qui ha il suono di uno strumento a fiato, forse di un'ocarina, su un ritmo reggaeton in salsa tropical house: "'Stu raggaeton è solo una mentira / piccirè tu me faje murì / mi corazon m'e luat o' suspir / t'arricuord' e' nuj roj, Marì". La ragazza fa per baciarlo, ma poi si allontana: "Io a te nun t' capisco. tu nun staje buon' 'ca cap'", spalanca le braccia lui, prima di sdraiarsi per asciugarsi. Alla fine del video lei si gira, lo guarda, si avvicina e si baciano, con i Faraglioni sullo sfondo.

"Nunn'a voglio 'ncuntrà": sempre Capri, ma stavolta siamo nel 1975. All'interno di un locale alla moda alcuni ragazzi parlano di barche e pesce appoggiati al bancone, dove poco dopo si avvicina una ragazza che dice qualcosa in francese al barman. La telecamera si sofferma sul volto di uno dei ragazzi che poco prima stavano parlando: è il mozzo protagonista del video precedente, ma cresciuto. Ora non è più un ragazzetto, ma un adulto. E sì, quella donna è l'attrice che aveva incontrato qualche anno prima. Musicalmente parlando, "Nunn'a voglio 'ncuntrà" è il pezzo più estremo, dal punto di vista della produzione: dura più di sei minuti e cambia pelle continuamente, con un interludio che strizza l'occhio alla classica tammurriata e un ritornello in puro EDM. L'uomo si allontana dal bancone e si ritrova in mezzo ad alcune persone che ballano, nella sala accanto. Al centro c'è la donna, vestita di rosso, circondata da alcuni paparazzi: non è più un'attrice in erba, ma una donna affermata nel suo campo. Ed è sposata, come testimonia il bacio che dà all'uomo che l'accompagna, sotto lo sguardo del ragazzo, che fugge. 

"Tu me faje ascì pazz'": un uomo e una donna camminano sotto i lampioni di un vicolo, di notte. Lui indossa la divisa da carabiniere, lei spinge un passeggino. È il 1993. Da un'altra parte del paesino (è sempre Capri?), all'interno di un locale, il proprietario discute con una cliente, visibilmente ubriaca. Attirato dal baccano, il carabiniere si avvicina al locale e entra. "Signorina, vuole venire con me? La porto io da un'altra parte", dice gentilmente alla donna, che risponde sbiascicando qualche parola in francese. Bastano pochi secondi per capire che il carabiniere è l'ex mozzo e la donna è l'attrice, forse caduta in disgrazia. Torna il suono di uno strumento a fiato. E se nelle strofe le atmosfere sembrano un po' cupe, nel ritornello - da puro sing-along - il pezzo decolla: "Tell me that you love me, that you really want it / faje cartin' e filter, I told you that I'm sorry / tu me faje ascì pazz' / piccere' me faje ascì pazz'". I due camminano per le strade del paesino, improvvisano goffamente qualche passo di danza, poi l'uomo la riaccompagna a casa, l'aiuta a sdraiarsi sul divano e alla fine, quando fa per andarsene, la donna lo chiama: "Carmine". "Marì", risponde lui, "mi hai riconosciuto". "Vorrei cancellare tutto", gli dice lei, "tu sei una brava persona. Vieni con me a Los Angeles". "Facciamo l'amore", gli sussurra alla fine del video. La clip finisce con l'uomo che si toglie la fede e si avvicina alla donna.

"Niente": Capri, 2019. Il video più "strano" di tutti: una serie di immagini che, assemblate una dopo l'altra, vanno a comporre il video. È un po' come sfogliare sul pc l'album fotografico di una vacanza, per intenderci. Anche musicalmente parlando si differenzia dagli altri pezzi: è l'unico a essere caratterizzato dal suono di una chitarra. Una donna vestita elegantemente, con un grande cappello blu in testa, scende dal tragetto e passeggia per le strade accanto al porto di Capri. Sale sulla funicolare, si mischia ai turisti giapponesi, tedeschi e americani. Entra in alcuni locali: ai muri sono appese vecchie foto di attrici e star del mondo dello spettacolo, ingiallite dal tempo. È il pezzo più malinconico di tutti: "Quann t'agg incuntrat / faciv a sciantosa / nun o sapiv maij vuo truvann coccos / nu cor nu vestit na not nu ciore / quann t agg incutrat nun sapiv l'ammore". La donna visita dunque un cimitero, dove alcune persone sono radunate attorno a una tomba. Si avvicina a un ragazzo, gli fa un cenno con la mano e lui ricambia il saluto. Sembrano conoscersi. Sulla lapide è scritto: Dino Linetti. No, non è l'ex mozzo poi diventato carabiniere, ma il regista del film del primo video. E sì, la donna è l'attrice francese, che poi fa visita a un altra tomba: stavolta è quella del "suo" Carmine, morto dodici anni prima, nel 2007. La foto sulla tomba lo ritrae così com'era quando lo conobbe, nel 1966. E la mente della donna corre inevitabilmente a quegli attimi sulla barca. Sui titoli di coda, in bianco e nero, proprio come i due video, una piccola barca con sopra un uomo con dietro la scritta LIBERATO prende il largo. 

"Nove maggio": è il video che ha dato inizio a tutto, nel febbraio del 2017. Napoli, una ragazzina si aggira per le strade della città. Eccola seduta sopra a una macchina con il murales dedicato a Maradona alle spalle, in pieni Quartieri Spagnoli, nei pressi di alcune palazzine popolari o dello Stadio San Paolo. Gira in motorino in pieno centro, in piazza del Plebiscito, entra in un negozio di scarpe. Intanto balla sulle note della canzone, che nel disco è la prima in ordine di tracklist: il suono dei sintetizzatori a simulare i bassi, la voce di Liberato mascherata dall'autotune, quella melodia malinconica che torna più volte nel pezzo. "Nove maggio m'hê scurdato / t'hanno visto ca turnave 'nzieme a 'n'ato / nun me siente, nun me pienze / tengo 'o core ca nun può purtà pacienza".

"Tu t'e scurdat' 'e me": uscito il 9 maggio del 2017, il secondo pezzo di Liberato - ultimo, in ordine di tracklist - ha per protagonista un ragazzo e una ragazza che si conoscono e si innamorano. Provengono da due estrazioni sociali differenti: lei è della Napoli bene, vive in una bella casa e frequenta le discoteche per fighetti, lui invece viene dalla napoli più popolare. Ma qualcosa sembra andare storto: alla fine del video il ragazzo si ritrova da solo in sella al suo motorino, perso nei suoi pensieri. è il primo tassello di una storia che sarebbe stata poi completata con due dei video successivi, quelli di "Intostreet" e "Te voglio bene assaje".

"Gaiola portafortuna": uscito nel settembre del 2017. Non c'è la ragazzina di "Nove maggio" e non ci sono neppure i due ragazzi di "Tu t'e scurdat' 'e me". È un video corale che ha per protagonisti alcuni ragazzi e alcune ragazze di colore (forse dell'America Centrale, come si intuisce da alcune bandiere appese all'interno delle case), tra molte coreografie, scene di gruppo, tradimenti e risse. A fare da sfondo, però, è sempre Napoli. Per la precisione, in questo caso, la Gaiola, che è una delle isole minori della città partenopea: secondo una credenza popolare, l'isolotto sarebbe un posto poco consigliabile a causa di una maledizione. Il video è stato girato quasi interamente a Castel Volturno, in provincia di Caserta. La versione contenuta nel disco è diversa da quella originale: è un pezzo tutto pianoforte e voce - sempre mascherata dall'autotune - che a metà dell'album sembra quasi rappresentare un interludio.

"Me staje appennenn' amò": un altro video che, proprio come quello di "Nove maggio" e "Gaiola portafortuna", sembra non avere nulla a che vedere con la storia accennata in "Tu t'e scurdat' 'e me". Anche dal punto di vista musicale il pezzo sembra differenziarsi dai precedenti: se non è quello più estremo dal punto di vista della produzione (come lo è invece "Nunn'a voglio 'ncuntrà") è quello in cui l'attitudine da clubbing della musica di Liberato raggiunge i livelli più alti. Protagonisti sono due ragazzi che all'inizio del video prendono la Circumvesuviana alla stazione di Napoli Porta Nolana. Stanno forse saltando scuola per andare a fare una scampagnata: li ritroviamo così nei pressi di un luogo abbandonato, l'Hotel Eremo, sulle pendici del Vesuvio. Nella seconda parte del video ci si sposta in altri luoghi. Cambiano anche i personaggi: ora al centro del video c'è un gruppo di ragazzi vestiti in modo strano e provocatorio. Vengono ripresi mentre fanno baldoria per i vicoli della città, salvo poi infilarsi in una discoteca, l'Accademia Biclub, e ritrovarsi all'alba in Piazza del Plebiscito.

"Intostreet": uscito nel maggio del 2018, riprende la storia interrotta da Liberato e Lettieri con il video di "Tu t'e scurdat' 'e me". Le cose tra il ragazzo e la ragazza sembrano non essere andate così bene, come si intuiva già nel finale del video di "Tu t'e scurdat' 'e me". Il ragazzo è nervoso, distratto, sempre incollato al suo cellulare. Lo vediamo insieme ai suoi amici e un certo punto anche insieme a una ragazza: ma non è la stessa di "Tu t'e scurdat' 'e me". E nei suoi pensieri, ci lasciano intuire Liberato e Lettieri, c'è ancora la ex. Prova allora a cercarla, la va anche ad aspettare fuori casa, ma lei ormai sta con un altro. Il giorno dopo le scrive un messaggio e lei gli risponde. Si danno appuntamento: il ragazzo prova a baciarla e se la ragazza in un primo momento si scansa, alla fine cede. Ma alla fine del video lui cammina insieme all'altra, quella che era comparsa all'inizio della clip, tra la folla del lungomare di Napoli. Il ritmo è in levare, il ritornello caratterizzato da alcuni coretti che si confondono con la voce - ovviamente mascherata dall'autotune - di Liberato.

"Je te voglio bene assaje": uscito il giorno dopo il video di "Intostreet", ne è la versione speculare. Racconta la stessa storia, ma dal punto di vista della ragazza. Anche lei ha provato a rifarsi una vita dopo essersi lasciata con il ragazzo. Ma - come cantava un poeta - si sa: certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. E nella testa di lei c'è ancora lui. Così quando lui le manda un messaggio in chat, lei accetta di rivederlo. Sembra un lieto fine, ma non è così: come quello di "Intostreet", anche il finale di "Je te voglio bene assaje" è ambientato sul lungomare di Napoli. E mentre il ragazzo passeggia con la sua nuova fidanzata, la ragazza se ne sta in un angolo insieme al suo nuovo fidanzato. I due si incrociano, si guardano, ma fanno finta di non conoscersi e di non essersi mai conosciuti. È stato l'ultimo video pubblicato da Liberato prima del lungo silenzio nel quale si è rintanato negli ultimi mesi, prima dell'uscita a sorpresa del suo album.

TRACKLIST

01. NOVE MAGGIO - (03:40)
02. INTOSTREET - (04:15)
03. JE TE VOGLIO BENE ASSAJE - (04:03)
04. OI MARÌ - (04:15)
05. GAIOLA - (02:12)
06. TU ME FAJE ASCÌ PAZZ' - (03:42)
07. GUAGLIÒ - (03:19)
08. ME STAJE APPENNENN' AMÒ - (05:06)
09. NUNN'A VOGLIO 'NCUNTRÀ - (07:05)
10. NIENTE - (04:01)
11. TU T'E SCURDAT' 'E ME - (04:01)