«BRAVA - Priestess» la recensione di Rockol

Proprio come Priestess

La 23enne femcee pugliese debutta con un concept album che è una sorta di manifesto programmatico della donna alfa del 2k19: la recensione di "Brava"

Recensione del 24 apr 2019 a cura di Mattia Marzi

La recensione

La verità è che sono cazzute. Brave, non solo belle. Se sono riuscite ad affermarsi in un campo dominato solitamente da figure maschili, come quello dell'hip hop, è merito delle loro rime e del loro atteggiamento, prima che della loro bellezza. E così, mentre negli States Nicki Minaj, Cardi B e Iggy Azalea hanno già da tempo messo in riga i machos (ma ci avevano in parte già pensato Beyoncé, Rihanna e M.I.A., e prima ancora Mrs. Lauryn Hill), in Italia Baby K non è più sola nel "mainstream" a fronteggiare quei maschioni sbruffoni: a farle compagnia, ora, ci sono Myss Keta, Chadia Rodriguez e Priestess, che fa il suo esordio discografico ufficiale - dopo l'Ep "Torno domani", uscito nel 2017 - con un album che è una sorta di manifesto programmatico della donna alfa del 2k19: autonoma, indipendente, determinata e ambiziosa. Proprio come Priestess.

La 23enne femcee pugliese ha immaginato "Brava" come un concept album interamente dedicato a importanti figure femminili, alcune reali alcune immaginarie. Le quattordici tracce del disco, che esce per Tanta Roba, l'etichetta fondata da Gué Pequeno, raccontano le storie di donne forti, indipendenti e coraggiose: su tutte, Brigitte Bardot (che ad un certo punto della sua carriera mandò a quel paese lo star system, abbandonò il mondo del cinema e si dedicò in tutto e per tutto alla difesa dei diritti degli animali) e Andromeda, che qui diventa simbolo dell'emancipazione femminile ("Di catene non ne voglio più / sto ballando sopra un filo, acrobata / malelingue vogliono buttarmi giù", rappa Priestess).

"Brava" è un intreccio ben composto: da una parte c'è una certa sensibilità conscious di Priestess (che con un approccio quasi cantautoriale affronta tematiche calde come l'emancipazione femminile, gli stereotipi e i pregiudizi di genere: "E sto guardando nello specchio Alice / questo paese delle meraviglie / tu non mi ascolti, guardi in superficie", dice in "Alice"), dall'altro c'è tutta la sua energia da trap girrrl (in pezzi come "Xoxo" e "Chef" il flow è davvero esplosivo). "Ho scelto di intitolare questo album 'Brava' perché è un aggettivo che non viene quasi più usato - spiega lei - oggi l'immagine, l'apparire, sembrano più importanti dell'essere 'Brava' a fare quello che vuoi fare. Io mi sento 'Brava' in quello che faccio ed è questa la mia forza".

L'album, nel suo genere, tra trap, hip hop e urban, funziona (forse qualche traccia in meno lo avrebbe reso un lavoro più compatto e solido), e tiene alta la bandiera dell'hip hop femminile italiano: da dischi come questo, "Una seria" di Baby K (che nel 2013 anticipò i tempi, con manifesti come "Killer", "Il tuo boy e preso male" e "Femmina alfa" - il tutto sotto la produzione di Tiziano Ferro) o "Paprika" di Myss Keta non potranno prescindere le future dive del genere, che nei prossimi mesi - ammesso che si tratti di mesi, e non di anni: ché, sì sa, le novità qui da noi fanno sempre un po' paura - dovranno scegliere da che parte stare. Belle, brave o entrambe le cose. Proprio come Priestess.

TRACKLIST

01. Brava (02:51)
02. Brigitte (03:06)
03. Crudelia (02:58)
04. Xoxo (02:49)
05. Andromeda (03:08)
06. Chef (feat. Madman) (02:56)
07. Verde (feat. Gemitaiz) (03:57)
08. Maria (02:39)
09. Monna Lisa (03:19)
10. Alice (03:31)
11. EVA (03:20)
12. Eco (03:30)
13. Fata Morgana (03:32)
14. Betty (03:00)
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