«THESE TIMES - Dream Syndicate» la recensione di Rockol

La psichedelia contemporanea dei Dream Syndicate

La band di Steve Wynn con il secondo album di inediti dopo la reunion: ancora più chitarre, ancora più sperimentale.

Recensione del 03 mag 2019 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

"Siamo sempre stati fuori dal tempo e questo ci ha ci ha salvati", ha raccontato Steve Wynn, quando l'abbiamo incontrato a Milano per parlare di questo "These times":   il secondo album di inediti, dopo la reunion. Ed è ancora più chitarre, ancora più sperimentale di “How Did I Find Myself Here?”, uscito due anni fa. Un disco di guitar-rock non solo per i fan, anzi: se vi piacciono i suoni elettrici, qua c'è roba buona per voi, che abbiate amato o meno i Dream Syndicate e il Paisley Underground, la scena di Los Angeles degli anni '80.

Le reunion  sono principalmente un'operazione nostalgica-economica, e non c'è niente di male: si (ri)ascolta la musica con cui si è cresciuti, o la si ascolta per la prima volta se si è arrivati a quelle band fuori tempo massimo. I musicisti vivono un po' di rendita su ciò che hanno fatto di grande in passato. I Dream Syndicate hanno avuto la loro dose di nostalgia: la reunion del 2012 è iniziata per celebrare i 30 anni di "The days of wine and roses", e solo qualche mese fa hanno partecipato a  “3X4”, un disco condiviso con gli amici losangelini del periodo: Rain Parade, Bangles, Three O’ Clock.

Ma questo disco e il precedente sono un'altra storia: il raro caso di una band che si riforma e suona persino meglio delle sue origini. E si diverte anche di più. Perché è vero che ci sono alcune canzoni dritte: la stupenda e programmatica "Still here", e questa "Bullet holes", suonata in acustico per noi a Germi, il locale milanese di Manuel Agnelli.

Ma la maggior parte del disco è composto da brani complessi e dominati dagli intrecci delle chitarre di Wynn e Jason Victor (che è l'unico membro non originale del gruppo, ma ne ha colto lo spirito alla perfezione). "Black light" è tanto psichedelica da ricorda il kraut-rock. "The Whole World is Watching" e "Speeedway" hanno un organo che sembra uscito da "Nuggets", la storia raccolta delle origini del garage rock curata da Lenny Kaye. "The way in" ha uno di quei riff memorabili e senza tempo che mandano in brodo di giuggiole gli appassionati di rock. 
Musica senza tempo, appunto: "These times" è un altro disco lontano dalle nostalgie da reunion e diretto non solo ai fan della band, ma semplicemente ai fan del rock elettrico. Quanto basta per consigliarlo senza remore.

TRACKLIST

01. The Way In (02:41)
02. Put Some Miles On (04:00)
03. Black Light (04:40)
04. Bullet Holes (04:02)
05. Still Here Now (04:08)
06. Speedway (03:16)
07. Recovery Mode (03:52)
08. The Whole World's Watching (05:50)
09. Space Age (03:08)
10. Treading Water Underneath The Stars (04:15)
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