GOLD IN A BRASS AGE

Awal-Iht Records (CD)

Voto Rockol: 3.5 / 5
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di Paolo Panzeri

Dici David Gray e pensi “White Ladder”. Già, è un riflesso condizionato e per nulla offensivo, ma quell’album, il suo quarto, tanto bello quanto fortunato è ormai entrato nel suo ventunesimo anno d’età. Sono trascorsi due decenni nei quali il cantautore di Manchester, seppur senza replicare il grande successo del suo disco più rappresentativo ha onorato e rispettato al meglio il suo lavoro e la sua carriera. Di questa carriera l’ultimo nato, “Golden in a Brass Age”, è l’undicesimo capitolo e giunge a quasi cinque anni da “Mutineers”, sino ad oggi il suo ultimo recapito discografico conosciuto.

Anche nel 2019, anche in questo nuovo album Gray si muove, una volta di più, nell’ambito a lui più congeniale e risaputo, quello in cui voce ed elettronica vanno sotto braccio, come buoni amici, vestendo al meglio i testi delle canzoni. Ed è proprio sul delicato e riuscito equilibrio tra questi due elementi che si fonda il segreto di “Golden in a Brass Age”, titolo preso a prestito dal racconto breve dello scrittore americano Raymond Carver ‘Blackbird Pie’. Gray si muove sì, nella sua comfort zone ma, coadiuvato dal produttore Ben DeVries, ha voluto esplorare ulteriormente le potenzialità che l’elettronica gli mette a disposizione e con la tecnica, per lui nuova, del ‘taglia e incolla’ ha prodotto brani di grande suggestione; che siano le più immediatamente fruibili “The Sapling” - non a caso scelta come primo singolo -, “A Tight Ship”, “Watching the Waves” oppure le più eteree “Furthering” e “Mallory” oppure ancora la breve “It’s Late”. L’album affascina da subito, al primo ascolto, ma per essere goduto al meglio, per entrare davvero entro i suoi confini e poterne apprezzare ogni più nascosta sfaccettatura questo richiede lo sforzo di tornare ad ascoltarlo più volte per farne definitivamente propria l’atmosfera. E per prenderci la dovuta confidenza così da apprezzarne ogni sonorità e per scoprire, come da buona regola, che ha una parte indubbiamente importante il tessuto con cui si veste una canzone, ma è, ancora più importante, una volta spogliata, che questa si riveli una buona canzone. Ed è questo il punto: David Gray sa come si scrivono le canzoni e in “Golden in a Brass Age” lo ribadisce chiaramente. Di più, lo sperimentare una nuova tecnica di lavoro in sala di registrazione ha portato in dote a Gray freschezza ed entusiasmo che si riflettono sulle nuove composizioni.

“Golden in a Brass Age” ci ricorda quindi che David Gray ha una capacità di scrivere canzoni che non è seconda a nessuno, un assunto valido oggi come lo era ieri. Potrà non essere considerato degno di sedere alla mensa dei padri nobili del cantautorato, ma è l’orgoglioso titolare di una solida carriera che si è dipanata ormai lungo un quarto di secolo e che gli ha regalato più di un successo (soprattutto in patria). Quest’ultimo album è all’altezza dei suoi giorni migliori. Insomma, se vi eravate dimenticati di David Gray state commettendo un errore: c’è tanta vita dopo “White Ladder” e ora che l’hype non lo avvolge più come un tempo si ha il vantaggio non da poco di potersi prendere tutto il tempo che serve per gustarselo fino in fondo.

TRACKLIST

01. The Sapling - (03:26)
02. Gold in a Brass Age - (04:20)
03. Furthering - (04:32)
04. Ridiculous Heart - (04:00)
05. It's Late - (02:15)
06. A Tight Ship - (04:49)
07. Watching the Waves - (04:44)
08. Hall of Mirrors - (04:03)
09. Hurricane Season - (05:35)
10. Mallory - (04:45)
11. If 8 Were 9 - (03:40)