WHEN I GET HOME

Columbia Records, a Division of Sony Music Enterta (Digital Media)

Voto Rockol: 4.0 / 5
Segui i tag >

di Michele Boroni

Se già con il precedente “A seat at the table” Solange Knowles era riuscita a svincolarsi totalmente dall'essere solo la sorellina di Beyoncé vincendo anche un Grammy come miglior artista r&b, con questo “When I get home”, la 33enne di Houston dimostra di essere davvero un'artista di spessore con intenzioni e approcci ben diversi dalla sorella, seppur giocando nello stesso campionato del r&b. Non è un disco di facile ascolto questo “When I get home”, uscito a sorpresa strategicamente il 1 marzo al termine del Black History Month e all'inizio del Women's History Month negli States: è infatti su questi due capisaldi tematici che si dipana la narrazione, ermetica ma profonda, del suo quarto disco. 

Non si tratta di un vero e proprio concept album propriamente detto, ma le canzoni sono quasi come dei tasselli di un mosaico che acquistano senso come parte del tutto, piuttosto che individualmente. E' un viaggio nei luoghi della propria infanzia e adolescenza in quella Houston e in particolare nel quartiere di Third Ward, un microcosmo narrativo per raccontare la storia del popolo nero e della cultura americana. Le tracce sono 19 in tutto, interconnesse e brevi (la più lunga è “Almeda” di 3':56''), per una durata complessiva di soli 39 minuti. Questa volta non ci sono bangers o insta-hits come i "Cranes in the Sky" d "Do not Touch My Hair" del precedente; oltre agli immancabili interludi – estratti di speech delle attrici-simbolo della blackness Debbie Allen e Phylicia Rashad e poesie di Pat Parker – il resto dei brani hanno la forma più di schizzi e bozzetti sonori, composizione apparentemente incomplete o con bruschi cambi di direzione.

Basta ascoltare la prima traccia per capire l'andazzo e il mood: in “Things I Imagined” Solange ripete il titolo della canzone in varie gamme vocali e con l'impressione che il disco salti più volte. Sono molte le canzoni che suonano come un mantra (“Time (is)”, “My Skin My Logo”) e questa tecnica permette di far entrare l'ascoltatore interessato dentro il disco, oppure farlo abbandonare per sempre. 

“When I get home” è un lavoro molto personale, non solo per i temi trattati, ma anche perché Solange scrive e co-produce tutti i brani. Tuttavia la Knowles non ha rinunciato a circondarsi di amici e colleghi di altissimo livello tra cui The-Dream, Steve Lacy degli Internet, Tyler The Creator, Pharrell, Playboi Carti, Sampha, Dev Hynes, Gucci Mane, l'ottimo francese Chassol, ma anche realtà di avanguardia come i newyorkesi Standing on the Corner.

Tra le varie tracce vale la pena di citare l'unica canzone-canzone “Almeda” dove insieme a Playboi Carti e The-Dream passa in rassegna una serie di feticci e tratti esclusivi per afro-americani (“Brown liquor, brown face, brown leather, brown sugar. Black skin, black braids, black waves, black days”) sotto un beat chopped and screwed che ha forgiato il suono di Houston negli anni 90  sapientemente prodotto da Pharrell. Qua e là un sacco di riferimenti sonori che ricordano lo Stevie Wonder di “Innervision” (“Dreams”), ma anche le cose più jazzy di Joni Mitchell (“Time (is)”), e le atmosfere space e psichedeliche di Sun Ra (“Down with the Clique”). Ma c'è spazio anche per la filastrocca contemporanea più leggera prodotta da Metro Boomin' (“Stay Flo”).

I testi, come si diceva, sono piuttosto ermetici e non di facile comprensione (probabilmente più comprensibili se associati alle immagini dei video rilasciati solo per gli abbonati di Apple Music), ma se il precedente disco trasmetteva da una parte un senso di frustrazione nell'essere neri nel mondo e dall'altra un forte sentimento di empowerment, questo trasmette un senso di pace e beatitudine, grazie ai suoni stratificati e le armonie avvolgenti e languide. "When I get home" è un disco che per apprezzarlo appieno ha bisogno di vari ascolti, e che, ancora una volta, testimonia il livello qualitativo dell'r&b di questi ultimi dieci anni.  

TRACKLIST

01. Things I Imagined - (01:59)
02. S McGregor (interlude) - (00:16)
03. Down With the Clique - (03:42)
04. Way to the Show - (02:55)
05. Can I Hold the Mic (interlude) - (00:21)
06. Stay Flo - (02:55)
07. Dreams - (02:28)
08. Nothing Without Intention (interlude) - (00:23)
09. Almeda - (03:56)
10. Time (is) - (03:39)
11. My Skin My Logo - (02:55)
12. We Deal With the Freak'n (intermission) - (00:31)
13. Jerrod - (03:02)
14. Binz - (01:51)
15. Beltway - (01:41)
16. Exit Scott (interlude) - (01:01)
17. Sound of Rain - (03:05)
18. Not Screwed! (interlude) - (00:22)
19. I'm a Witness - (01:51)