«HEIMAT - Delta V» la recensione di Rockol

Tredici anni dopo, i Delta V

Il nuovo album dei Delta V si chiama "Heimat"

Recensione del 29 gen 2019 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Un passo indietro, per favore. E’ quello che si richiede quando il tempo si è preso una quantità di spazio importante. Quando la trama di una storia si interrompe a lungo, è importante guardarsi indietro e capire dove ci si era lasciati per meglio comprendere dove si andrà. La storia dei Delta V discograficamente si è interrotta nel 2006 con l’uscita del quinto album “Pioggia.Rosso.Acciaio”. Per avere un riferimento temporale, a quei tempi l’Italia calcistica si laureava campione del mondo. Fanno tredici anni fa. Non una era geologica, ma abbastanza perché il mondo fuori e dentro di noi possa essere significativamente mutato.

All’epoca, ad affiancare i deus ex machina della creatura Delta V, Carlo Bertotti e Flavio Ferri, c’erano la cantante Francesca Touré e il chitarrista Fefo Forconi; oggi riprendono le attività con la sola Marti – Martina Albertini – alla voce. La serranda del loro laboratorio artistico viene riaperta con “Heimat”, parola tedesca che non ha un vero e proprio corrispettivo in lingua italiana: si potrebbe tradurre, per approssimazione, con ‘luogo natio’. Un luogo natio che è fisico, tangibile, reale ma che può anche essere una casa dei sentimenti, delle prime esperienze, dell’inizio, di un qualcosa che vive nel cuore oltre che nella mente e che ci appartiene nel profondo. Un luogo del quale tutto si conosce. Un ritorno a casa che ha avuto bisogno di un lungo cammino di avvicinamento. Il primo singolo di “Heimat”, “L’inverno e le nuvole”, è stato infatti pubblicato già nel marzo dello scorso anno. Poi, altre tappe sono state “Il cielo che cambia colore” e “Domeniche d’agosto”.

“Heimat” ha quindi lo sguardo - di Carlo e Flavio – volto al passato, sguardo che torna fino al tempo dell’infanzia quando la lavagna del futuro era ancora per la massima parte pulita. Un guardare all’indietro probabilmente dovuto all’età di mezzo raggiunta e alla memoria che si ha di un’altra età che si è vissuta, che però viene alimentato da questa aria di inizio secolo dove i punti di riferimento cambiano sempre più velocemente e non riescono ad essere metabolizzati come si dovrebbe. A una velocità che spesso sfocia in confusione che non permette di comprendere quanto accade. Ma non è un tornare al punto di partenza per fuggire il tempo presente o perché si desidera un nuovo inizio. Piuttosto per cercare un riparo dove poter riflettere ed avere uno sguardo più ampio su quanto accade intorno.

Un album il cui contenuto potrà (forse…ma nessuno si senta escluso) essere apprezzato da quanti si riconosceranno oltre che nei temi anche nelle parole e nelle immagini che i Delta V hanno utilizzato per esprimersi. Inevitabilmente, credo, quindi, chi abbia qualche anno in più sulle spalle può meglio ritrovare nei testi punti di contatto con la propria esperienza. Dal punto di vista musicale le melodie profumano di pop così come di elettronica e bene assolvono al loro compito. Un disco che un ascolto superficiale può  melodicamente intrigare, ma si cadrebbe nell’errore di perdersi l’importanza delle parole.

I brani del disco sono tutti firmati dai Delta V. Tutti tranne uno, come da tradizione della band. In “Heimat” l’onore e l’onere della cover è caduto su “Io sto bene”, paradigmatica canzone dei CCCP di “Affinità-divergenze tra il compagno Togliatti e noi…” uscito nel 1986.

I Delta V sono tornati a casa e si scopre che la loro casa è quella dei molti che ascoltando le canzoni di “Heimat” in queste possono ritrovarsi. O forse possono solo ascoltarle perché sono buone canzoni. Di questi tempi è già molto importante.

TRACKLIST

01. Il cielo che cambia colore (03:34)
03. Disturbano (04:32)
04. Io sto bene (02:51)
05. Il mondo brucia (04:51)
06. 30 anni (02:53)
07. Gli aeroplani (02:47)
08. Come un missile (03:47)
09. L'inverno e le nuvole (04:36)
10. Battaglia (03:06)
11. Disubbidiente (12:34)
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