«SACROSANTO - Gomma» la recensione di Rockol

'Il punk italiano è vivo'. La recensione di 'Sacrosanto', il nuovo album dei Gomma

Due anni dopo "Toska", il quartetto casertano torna con dieci pezzi in cui il disagio adolescenziale del disco d'esordio lascia il posto ad un sentimento più rabbioso e a suoni decisamente più incazzati e spigolosi.

Recensione del 28 gen 2019 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Mettiamola così: se i Gomma partecipassero a "X Factor", avrebbero buone probabilità di vincere. Provate a immaginare l'accoppiata: band post punk + Manuel Agnelli. Cosa ne verrebbe fuori? Gli farebbe suonare cover di Siouxsie and the Banshees, Runaways, Bikini Kill, Blondie, Cure, ma pure Il Teatro degli Errori e Offlaga Disco Pax, accompagnandoli puntata dopo puntata verso il trionfo finale: "Il punk italiano è vivo", twitterebbe qualcuno, il giorno dopo la vittoria dei Gomma. "No, questi sono solo quattro ragazzini che scimmiottano gruppi con i quali non hanno in comune nemmeno l'unghia del mignolo", polemizzerebbe qualcun altro. Ma bando alle ciance: la verità è che i Gomma sono forti. Lo avevano dimostrato già con il loro album d'esordio, "Toska", uscito due anni fa, e lo confermano ora con questo nuovo disco, "Sacrosanto", dieci pezzi da ascoltare col volume a palla, la domenica mattina, per rompere i coglioni ai vicini come si deve.

E pensare che stavano per sciogliersi. È successo al termine della lunga promozione di "Toska", che tra le altre cose ha visto il quartetto casertano esibirsi pure sul palco dello Sziget, a Budapest, tra i festival europei più importanti: alcune tensioni tra i componenti della band avevano spinto i Gomma a prendersi una pausa a tempo indeterminato. "Sacrosanto" è nato proprio come una reazione agli attriti di quelle settimane: quando si sono ritrovati in studio, Ilaria, Matteo, Giovanni e Paolo hanno esorcizzato le tensioni trasformandole in nuovi suoni.

"Sacrosanto", prodotto da Andrea Sologni (Gazebo Penguins, Ghemon) somiglia in effetti ad una messa nera ("La messa è finita, andate in pace", canta non a caso Ilaria in "Santa messa", il brano che chiude il disco): è un album che parla di fantasmi che spiano restando fermi sull'uscio, di case che si trasformano in labirinti, di mostri che spuntano dal buio, di pavimenti scivolosi dai quali ci si rialza a fatica, di rifugi che non danno alcuna difesa, di pareti e scale che si arrampicano dal passato su di noi. È un disco cupo e tenebroso, come una fiaba triste, in cui i testi enigmatici e riflessivi incontrano un punk rock sporco e grezzo, che sa dei pavimenti appiccicosi di birra dei centri sociali e di amplificatori scassati.

Se "Toska" mostrava la faccia più adolescenziale della band (Ilaria, la cantante, all'epoca frequentava ancora il liceo), "Sacrosanto" è il loro primo anno di Università: il disagio adolescenziale del disco d'esordio ha lasciato il posto ad un sentimento più rabbioso e a suoni decisamente più incazzati e spigolosi.

Non è facile provare a individuare influenze e punti di riferimento, perché i Gomma sono così bravi a mischiare le varie suggestioni (per lo più nineties) che alla fine l'attenzione è concentrata tutta su loro, sulla strada che i quattro ragazzi hanno intrapreso. Il rischio che corrono, in un momento in cui a farla da padrona sono l'autotune e le batterie elettroniche, è di sembrare un po' anacronisti, fuori moda. Ma i Gomma non sembrano curarsene affatto.

TRACKLIST

01. Fantasmi (03:06)
02. Pessima Idea (02:47)
03. Verme (02:37)
04. Quarto Piano (03:29)
05. Strade (02:33)
06. Come va, Paolo (02:40)
07. Balordi (02:43)
08. Animali (03:10)
09. Tamburo (02:03)
10. Santa messa (02:48)
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