«WINGS 1971-73 - Paul McCartney» la recensione di Rockol

Paul McCartney - WINGS 1971-73 - la recensione

Recensione del 15 gen 2019

La recensione

di Luca Perasi

Paul McCartney non è solo l’artista legato ai Beatles o quello ancora capace di produrre musica (l’album “Egypt Station” è uscito a settembre 2018 e una nuova canzone, “Get Enough”, è stata pubblicata il 1 gennaio 2019). É anche colui che si dedica all’audience cresciuta con gli Wings, la band che lo ha traghettato oltre un passato che avrebbe rischiato di fagocitarlo.

Il box “Wings 1971-1973”, nuova uscita della “Paul McCartney Archive Collection” che contiene le ristampe dei due allbum “Wild Life” (1971) e “Red Rose Speedway” (1973) e il live inedito “Wings Over Europe” (1972), parla proprio a questo pubblico. Uscito il 7 dicembre scorso con un prezzo attorno ai 370 euro (come un vino pregiato), è andato subito esaurito: in attesa della ristampa gli esemplari in circolazione viaggiano ora sui 1.000 euro. L’inclusione del cd dal vivo, non altrimenti disponibile, ha reso il box un pezzo da collezione e ripropone il tema dei prezzi di queste riedizioni e delle oscillazioni degli stessi on-line, piattaforme diventate ormai piazze borsistiche. 

Questa nuova pubblicazione sembra cercare una riconciliazione con i fan di McCartney dopo le polemiche che avevano travolto la ristampa di “Flowers in the Dirt” (2017) dopo la decisione di rendere disponibili alcune bonus-tracks solo in mp3. Il box è la cronistoria di un triennio complicato per McCartney, alle prese con una critica nient’affatto benevola, uscite discografiche bizzarre, e innervosito per le questioni finanziarie della Apple e dei diritti d’autore. L’importanza storica del set è innegabile, più ancora della qualità della musica che comprende. Per ricchezza di contenuti è la miglior pubblicazione dell’archivio di McCartney; ma dimostra che un grande artista è reso tale anche dalla capacità di selezionare il proprio materiale.

Andiamo con ordine: il set di “Wild Life” contiene nei primi due cd l’album-debutto degli Wings presentato in versione ufficiale rimasterizzata e in un rough-mix contenente versioni grezze o comprendenti idee poi scartate. Se questo disco è davvero il meno venduto della carriera post-Beatles di McCartney, è una maglia nera immeritata. Accanto al sound spettacolare, si tratta un album coraggioso, forse l’unico tentativo blues dell’ex-Beatle, per approccio e in qualche caso addirittura per stile. Jam sgangherate (“Mumbo”) e cose alla Robert Wilkins (“Bip Bop”) convivono però con canzoni melodiche e ben rifinite, come “Tomorrow”, una ballata tra speranza e malinconia, o “Dear Friend”, una lettera in musica in cui Paul tende la mano a John dopo gli attacchi ricevuti da quest’ultimo. E il disco si fa apprezzare anche per il blend vocale Paul/Linda e i cori in tre parti che saranno un distintivo della produzione Wings.

Il terzo cd contiene inediti e bonus del periodo 1970-71. La chicca è “When the Wind Is Blowing”, un semi-strumentale acustico di grande suggestione rimasto inedito da “RAM” (?), A volte si è tirata un po’ la corda: nel cd compaiono tre estratti (“Outtake I-II-III” con McCartney che strimpella l’acustica per pochi secondi) da una giornata di jam tenutasi ad Abbey Road il 9 ottobre 1971, di cui non v’è traccia, a parte “When the Saints Go Marching In”, inserita come ghost-track: cioè il contorno senza la pietanza.
Il dvd è imperdibile per la sezione con tre canzoni dagli “ICA rehearsals”, la testimonianza filmata delle prime prove degli Wings tenutesi a Londra tra il 2 e il 7 febbraio 1972, poco prima che il gruppo si lanciasse nel tour semi-clandestino nelle università del Regno Unito. Un documento eccezionale: la band mostra tutte le sue incertezze, ma è un pezzo di cinéma-vérité di assoluto candore. Peccato che la versione completa (80 minuti) rimanga negli archivi della MPL.

Il saggio di accompagnamento è di David Fricke, storico giornalista di “Rolling Stone”. Devo ringraziarlo pubblicamente per avervi citato il mio libro “Paul McCartney: Recording Sessions (1969-2013)” e per aver ricostruito la nascita degli Wings in modo puntuale e ricco di dettagli in gran parte sin qui sconosciuti.
Il set di “Red Rose Speedway” – il saggio è di Amanda Petrusich del “New Yorker”, manca però di un approfondimento song by song, fondamentale per il target cui si rivolge – propone oltre all’album rimasterizzato anche la versione originale del disco, un doppio con 21 tracce. Poi qualcuno (Paul o la EMI a seconda delle fonti) ci ripensò.

Alla fine uscì un unico LP con undici pezzi, tutti firmati e cantati da McCartney: rimane un esempio privilegiato del suo stile melodico, incorniciato dalla celebre “My Love”. Il pubblico aveva fame di questo tipo di musica e l’album fu un successo; fosse stato realizzato come doppio, credo avrebbe rischiato di compromettere la credibilità di Paul. Tracce come “Night Out”, “Best Friend” o “The Mess” – comprese nella versione non pubblicata dell’album – testimoniano la versatilità stilistica di McCartney e ben rappresentano il repertorio degli Wings dell’epoca, ma non avrebbero funzionato in un contesto che segnò il primo ritorno di Beatlemania post-scioglimento. Il terzo cd, con tre singoli (“Mary Had a Little Lamb”, “Hi Hi Hi” e “Live and Let Die”, il tema dell’omonimo film di James Bond) e altre tracce inedite del periodo 1972-73, è di ottimo livello. Da segnalare la versione “naked” di “Live and Let Die” e gli early-mix di “Get on the Right Thing” (un rock/gospel cantato a squarciagola), e “Little Lamb Dragonfly” (una ballad che è un vero mini-corso di arrangiamento), due brani di “Red Rose Speedway” recuperati da “RAM”.

Due i dvd acclusi. Il primo contiene diversi video-clip e “James Paul McCartney”, uno speciale tv del 1973 preparato dopo l’accordo sui diritti d’autore tra Paul e la ATV, che accettò di accreditare Linda come co-autrice dei brani dell’ex-Beatle. Noto da decenni attraverso copie pirata, è ora disponibile ufficialmente non senza una stranezza: mancano due canzoni rispetto alla versione completa.
Il secondo (anche in blu-ray) è “Bruce McMouse Show”, metà concerto e metà disegno animato, che McCartney intese come una cosa “alla Disney”. Per sua ammissione non raggiunse il necessario livello qualitativo e rimase nel cassetto. E’ fatto bene, ma è una recita. Non tutte le immagini sono tratte dai concerti; molto è girato in uno studio di posa, un paio di pezzi sono versioni di studio. Il controllo sul prodotto live è un tarlo di molti artisti, e McCartney non fa eccezione. All’epoca del tour estivo 1972 gli Wings erano sì una band ruspante, ma già coesa: riproporli al naturale avrebbe reso la cosa più genuina.
Lo stesso vale per il cd “Wings Over Europe”. É un grande documento, godibilissimo all’ascolto e funziona meravigliosamente per i fan degli Wings (ricordiamo che all’epoca Macca non suonava dal vivo i Beatles per scelta). É anch’esso un’operazione di maquillage: molti i ritocchi, a volte persino gli applausi sembrano creati ad arte. 

McCartney prova una strana forma di imbarazzo nei confronti di questa epoca pioneristica della sua carriera; e invece la disarmante innocenza del suo approccio, la sua temerarietà, la sua tenacia e la sua determinazione nel voltare pagina anche a livello di repertorio dopo i Beatles sono aspetti di una vicenda umana e artistica di grande valore. 

 

 

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