«EL MAL QUERER - Rosalía» la recensione di Rockol

La recensione di "El mal querer" di Rosalía

Recensione del 05 nov 2018 a cura di Erica Manniello

La recensione

La catalana Rosalía potrebbe essere l’autrice di alcune delle poche canzoni latine, perfettamente adattate ai gusti pop, a scalare le classifiche anche senza essere un’operazione al ribasso volta a cavalcare l’appiattimento del gusto che sorregge il successo dei tormentoni - sull’esempio, per intenderci, di “Despacito” di Luis Fonsi. Rosalía Vila Tobella, classe 1993, non è facilmente etichettabile, e questo è il suo primo punto di forza. Ci fa ascoltare il flamenco, ma in una versione che si fa tutt’uno con l’elettronica e, a tratti, con la trap, con un largo uso dei bassi e dell’Auto-Tune. Una versione moderna, dunque, potremmo dire. Se non che Rosalía mantiene intatti tutti gli elementi più tradizionali del genere di origini andaluse nato sul finire del Settecento: la chitarra spagnola, le nacchere, il battito delle mani – a volte, come in una parte di “Que no salga la luna”, c’è solo quello a sorreggere la voce dell'artista -, lo stile del cantato. Del flamenco, poi, la cantautrice mantiene anche la natura di racconto corale che, fin dal suo emergere tra la comunità gitana, questa forma di musica e di danza porta con sé, strutturando il suo secondo disco, “El mal querer”, in capitoli, ognuno con il suo sottotitolo, che fanno pensare all’idea di un concept album.

Se in Spagna l’artista non ha bisogno di presentazioni, al di là dei confini della penisola iberica Rosalía si è fatta conoscere, dopo aver esordito nel 2017 con “Los Ángeles”, partecipando ai grandi festival europei, su tutti il catalano Sonar. Il debutto le aveva portato il Best New Artist Latin Grammy e per la sua seconda prova di studio la cantante ha fatto le cose con calma, spiegando di averci dedicato due anni di lavoro: “costruendolo senza fretta”, dice. Per la co-produzione – lei stessa è produttrice del disco, oltre che autrice dei testi e delle musiche - Rosalía ha scelto El Guincho, nome di punta della nuova scena elettronica spagnola. L’etichetta, per chiudere il quadro, è Sony: è questa la major che ha sposato l’ambizione dell’artista che il flamenco, parole sue, trionfi anche fuori dalla Spagna. La battaglia di Rosalía vede in prima linea i tre singoli che hanno anticipato il disco - “Malamente”, "Pienso en tu mirá" e "Di mi nombre" -, che molto bene riassumono i tratti salienti di un album dove sussistono felicemente anche variazioni come gli inaspettati archi di “Reniego”, il parlato di “Preso”, i cori maschili di “Que no salga la luna” e i momenti più arabeggianti di “De aquì no sales”. Il flamenco è il principe del disco, ma la trap è la sua regina e come i più giovani rappresentanti del genere anche Rosalia la sfrutta per dare priorità assoluta al suo cantato, che si erge spesso su basi minimal, condito da tutti gli effetti che la trap ha sposato. Meritano un cenno anche i video dei pezzi di Rosalía, tutti molto curati ed efficaci, capaci di dare una veste visiva all’immaginario dietro alla cantante: ci sono le tradizioni spagnole come la corrida, l’estetica pop, i riferimenti alla cultura gitana e al mondo dell’hip hop. Una miscela piuttosto ricca e, riprendendo il filo dell’incipit della nostra recensione, per nulla banale.

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