«LIFE - Culture Club» la recensione di Rockol

La sostenibile leggerezza di Boy George e i Culture Club

Boy George e i Culture Club non hanno perso il loro tocco magico. E' solo pop and soul but I like it!

Recensione del 02 nov 2018 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Il comunicato stampa che annuncia l’uscita dell’album inviato alla stampa informa, a proposito del nuovo singolo dei Culture Club “Let Somebody Love You”, che il brano è il primo della band da venti anni a questa parte. L’altra informazione che non si può fare a meno di non notare è il fatto che questo singolo, e quindi il nuovo album, “Life”, non è firmato dalla antica ragione sociale Culture Club, bensì da un più fresco Boy George and Culture Club.

A conti fatti, da quando nel 1981 apparve sulla scena britannica una formazione chiamata Culture Club, non sono stati poi moltissimi gli anni di attività comune. Il primo periodo, conclusosi nel 1986, il più fecondo, lì vide pubblicare quattro album e gli permise di conoscere un successo planetario con una manciata di canzoni rimaste scolpite a grossi caratteri nelle charts di mezzo mondo: “Do You Really Want to Hurt Me”, “Church of the Poison Mind”, “Karma Chameleon”, “Victims”, “The War Song”. Nel 1986 il gruppo di scioglie e Boy George, il frontman della formazione inglese, intraprende una carriera solista non indimenticabile, il cui picco viene raggiunto con “The Crying Game”, il tema principale del film di Neil Jordan “La moglie del soldato”. Nel 1998 è tempo di reunion che viene sancita dalla pubblicazione del loro quinto album “Don’t Mind If I Do”, un disco che non li riporta ai fasti del decennio precedente, il gruppo si scioglie nuovamente e George si mette a fare il dj. Trascorre un altro decennio abbondante, siamo giunti nel 2014, e i ragazzi ci riprovano. Un paio di anni fa un tour, e ora ecco “Life”, il loro sesto album. Il sesto in 36 anni, mica male come ruolino di marcia.

L’ascolto di “Life” è assolutamente piacevole, ci si accorge, brano dopo brano, della piacevole leggerezza del sound Culture Club, un pop venato di soul e reggae molto personale e credibile che profuma – per chi veleggia intorno ai cinquanta anni – di casa. La voce di Boy George rispetto ai tempi d’oro si è ora fatta più matura e profonda ed è chiaro, non c’è progetto solista che tenga, quando va a incrociare i vecchi compagni di ventura i giri del motore salgono come per magia. Il migliore complimento che si può fare al disco è che risulta semplice e orecchiabile, un pregio non da tutti. La già citata “Let Somebody Love You” è un singolo in levare che non fa dell’originalità la propria cifra, ma è garbato e dotato di un ritornello così gradevole che non può non piacere. Tranne “Oil & Water”, per archi pianoforte e voce, “Life” si muove dalle parti di un pop spruzzato di soul bianco affatto noioso e molti sono i brani che possono ambire alla vita da ‘single’: “Bad Blood”, “Human Zoo”, “Different Man”. La chiusa è affidata all’ottimistico e speranzoso gospel della title track: ‘You give me hope when I wake up/To lift my head high’.

Negli anni ottanta oltre alle hit ricordate più sopra la band inglese si avvaleva di una immagine colorata, originale e di sicura presa. Ora non può più essere così, il tempo non si ferma per nessuno e allora i colori sono stati sostituiti da un più sobrio ed elegante nero. Ora sono rimaste le canzoni a portare il loro immutabile messaggio di pace e amore al mondo. La storia ci ha insegnato che la fedeltà al progetto non è proprio nelle corde dei Culture Club, quindi meglio non fare troppo affidamento sul futuro della band, meglio godersi l’attimo senza altri pensieri nella testa. Meglio godersi “Life”.

TRACKLIST

01. God & Love (04:13)
02. Bad Blood (03:25)
03. Human Zoo (03:21)
04. Let Somebody Love You (03:45)
05. What Does Sorry Mean? (04:23)
06. Runaway Train (03:31)
07. Resting Bitch Face (03:40)
08. Different Man (03:33)
09. Oil & Water (04:37)
10. More Than Silence (04:26)
11. Life (04:18)
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