«BOHEMIAN RHAPSODY - Queen» la recensione di Rockol

La colonna sonora di 'Bohemian Rhapsody' non è un greatest hits: la recensione

Chi pensa che la colonna sonora di “Bohemian Rhapsody” sia un Greatest Hits mascherato da Original Soundtrack, be’, forse una volta terminato l’ascolto dovrà ricredersi. Ecco perché.

Recensione del 19 ott 2018

La recensione

di Roberto De Ponti

Hanno dispensato canzoni per colonne sonore di qualsiasi genere, dal “Flash Gordon” prodotto nel 1980 da Dino De Laurentiis all’”Highlander” con il bel tenebroso Christopher Lambert, anno di grazia 1986, fino alla “Bohemian Rhapsody” che fece venire il mal di collo a Wayne e ai suoi amici nel film culto “Fusi di testa” (1992). Ovvio che i Queen prestassero la propria musica, rivisitata e – in qualche modo – persino migliorata, a un film che riguarda loro stessi.

Dopo un’attesa infinita (cinque anni di discussioni, di ripensamenti e di litigi), cambi di attore, sostituzioni di registi, il momento è finalmente arrivato: il biopic su Freddie Mercury e i Queen sta per arrivare nei cinema, con i fan divisi tra la curiosità di rivivere l’epopea della Regina e la voglia (in)comprensibile di inchiodare all’angolo le inevitabili incongruenze storiche (una su tutte ha agitato i social: perché Freddie ha i baffi quando canta “We Will Rock You”?). Eh, son problemi. È il cinema, bellezza!
Indiscutibile è però la scelta dei brani utilizzati per la “loro”, di colonna sonora. Bella forza, direte, con tutte le canzoni che hanno scritto non c’era che l’imbarazzo della scelta. Ma chi pensa che la colonna sonora di “Bohemian Rhapsody” sia un Greatest Hits mascherato da Original Soundtrack, be’, forse una volta terminato l’ascolto dovrà ricredersi.

Chiaro, i titoli quelli sono, un excursus sul periodo raccontato dal film, dalle origini fino ai venti minuti del Live Aid che cambiarono la storia del gruppo (e, nel loro piccolo, anche quella delle esibizioni dal vivo), ma è il modo in cui le canzoni sono riproposte che fa la differenza. Versioni inedite, rimaneggiate o ripescate dagli archivi da dove i fan, quelli duri e puri, speravano potesse uscire materiale come questo. Come per esempio “Fat Bottomed Girls”, rispolverata da un concerto a Parigi del 1979, con una intro a cappella mai sentita prima su disco. Oppure quattro dei brani eseguiti al Live Aid (mancano “Crazy Little Thing Called Love” e “We Will Rock You”, oltre che la sempre trascurata “Is This The World We Created…?”), piazzati per la prima volta su un disco firmato Queen e ripuliti accuratamente (la “pizzicata” di basso scappata a Deacon mentre Mercury arringava i 72 mila di Wembley ora non c’è più). Pignoleria tipicamente Queen.

Le gemme? La reunion degli Smile, il trio pre-Regina composto da May, Taylor e da Tim Staffell (che ha sempre ringraziato I diritti d’autore di “Doing Alright” – o meglio “Doin’ All Right” – per averlo “aiutato quando gli affari non mi andavano troppo bene”), il mash-up studio/live di “We Will Rock You”, ma soprattutto la versione revisited di “Don’t Stop Me Now”. Scritta da Mercury, era sempre stata mal digerita da May, causa un arrangiamento piuttosto minimal che non incontrava la sua approvazione. La versione cinematografica – e ci perdonino i puristi – è forse addirittura migliorativa rispetto all’originale, con le parti di chitarra completamente rifatte, più presenti ma non invasive, e una batteria finalmente non penalizzata dal suono ovattato che segnò l’intero album “Jazz”, da cui è stata pescata.

Il resto è più o meno un già sentito? Forse, ma i vecchi fan potranno divertirsi confrontando le versioni inedite dei brani con quelle già pubblicate, mentre i nuovi – e ce ne saranno… – scopriranno quanto bravi fossero quei quattro ragazzi che per 20 anni hanno attraversato la storia della musica rock, sfidando (e spesso battendo) una critica che si è divertita a considerarli spazzatura, e che, dopo la scomparsa di Mercury nel ’91, sono entrati direttamente nella leggenda.

PS: se avete voglia di capire che cosa fossero i Queen (tra le altre cose), ascoltatevi la Fanfara della 20th Century Fox eseguita dalla chitarra di Brian May (passata attraverso il famoso Deacy Amp) e i tamburi di Roger Taylor. Vi mancava il riarrangiamento di “God Save The Queen”? Eccovi accontentati!

 

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