«COME ON PILGRIM - IT'S SURFER - Pixies» la recensione di Rockol

Surfer Rosa ritorna... e che ritorno

Una ristampa da leccarsi i baffi...

Recensione del 30 set 2018

La recensione

di Daria Croce e Andrea Valentini

Sei appena un ragazzino, non rientri nella categoria dei fighetti e non puoi permetterti abiti firmati, non ti vesti da metallaro, punk o dark e nella tua città l’unica catena a basso costo è la Standa. È il 1988, altro che H&M e Zara. Le ragazze cotonano e laccano ciuffi che sembrano le onde della California, unico particolare esotico in quella pena infinita di jeans risvoltati e senza forme, make-up da film horror e Timberland taroccate, per andare a scuola a piedi, nella neve. Questo è il quadro in cui molti di noi hanno scoperto i Pixies.

“Surfer Rosa” ti sfrigola dentro, sotto quelle camicie di flanella e quei cardigan fatti a mano, di due taglie in più. Non hai ancora ben chiaro l’universo sesso, ma senti la pelle che frigge e qualcosa che si infiamma dentro. Non fai in tempo ad accorgertene e “Surfer Rosa” ha già fatto il suo incantesimo. Perché con il primo album di Black Francis e compagni, è questo che respiri: feticismo, sesso, santeria, suoni scorticati alternati a melodie dolcissime, un nuovo modo di intendere il pop, prima tritato nei riff distorti e nei cori urlati, poi di nuovo leggero, a farti volare alto, a strizzarti lo stomaco e il culo come un bacio di nascosto, nei corridoi.

Ma tu non sei mica l’unico cardigan al mondo a essere rapito dal voodoo dei Pixies. Kurt Cobain, per esempio, si ispira fortemente a “Surfer Rosa” e a quello stile, che mescola pop e suoni ruvidi. Dichiara di aver saccheggiato a piene mani i Pixies per “Smells Like Teen Spirit” e altri pezzi che ricalcano esattamente quel tipo di dinamica. E, per ricreare quel sound, chiama proprio Steve Albini per la produzione di “In Utero”.

I Pixies fanno le magie, ma Albini è senza dubbio lo stregone di “Surfer Rosa”. Se il disco porta così bene i suoi 30 anni, lo deve senza dubbio anche a lui e alle sue intuizioni (pare che registrò la voce di “Gigantic” e i cori di “Where Is My Mind?” nel bagno, per ottenere un effetto eco più realistico di quello che veniva fuori in studio).

Se “Gigantic” e “Where Is My Mind?” sono i brani più conosciuti e apprezzati non solo dell’album, ma dell’intero repertorio dei Pixies, “Cactus”, non a caso scelto da David Bowie per farne una cover, è l’essenza del gruppo. Cassa dritta, basso e cori di Kim Deal, riff semplice e potente, voce spezzata e implorante - perfetta per quel testo (“I miss your kissin' and I miss your head / And a letter in your writing doesn't mean you're not dead / Run outside in the desert heat / Make your dress all wet and send it to me") - sono i quattro elementi naturali dei Pixies.

Facciamoci un favore allora e riscopriamo “Surfer Rosa” con questa ristampa con bonus (l’EP “Come on Pilgrim” e un live in radio del 1986). Che sia voodoo, santeria, magia nera o bianca, sempre magia è.

 

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