KAMIKAZE

© Aftermath Records (Digital Media)

Voto Rockol: 3.5 / 5
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di Michele Boroni

L'urgenza fa bene all'hip-hop. O quantomeno fa bene a quei rapper della vecchia generazione che hanno sempre usato le rime come territorio motivante per scatenare dissing e polemiche contro bersagli ben precisi. Di certo non fa male a Eminem che ha pubblicato a sorpresa lo scorso venerdì questo “Kamikaze”.

Il suo precedente “Revival”, uscito a fine 2017, non è stato accolto con particolare entusiasmo dalla critica (qui la recensione di Rockol non proprio positiva) e dal pubblico, nonostante i featuring d'eccezione (Beyoncé, Ed Sheeran, Pink, Alicia Keys, tra gli altri); poi un tour trionfale che ha toccato i principali festival rock di mezzo mondo (e, per la prima volta, giusto anche in Italia di fronte agli 80 mila di Milano) ha riportato in alto il suo talento, la sua autostima e la cazzimma. Il risultato di questa vera e propria vendetta in musica è “Kamikaze”, disco rabbioso e irregolare, sboccato e omofobo, autoreferenziale e autoironico, pieno zeppo di dissing sparati a velocità supersonica.

Il primo pezzo “The ringer” è lampante. Con la tecnica superlativa che tutti gli riconosciamo, Eminem qui non risparmia nessuno, ma soprattutto se la prende con i nuovi reucci della scena trap – Migos, Vince Staples, Lil Pump che fa pure rima con Trump, altro bersaglio di questo disco, come vedremo – rei di parlare solo di gioielli, droghe e scopate, ma soprattutto incapaci di rappare. Il pezzo parte proprio con il classico flow del genere trap salvo poi mettere il turbo e accelerare con stratosferici extrabeat. Anche in “Not Alike”, con lo stesso giochino, usa inizialmente beat e flow della trap per dichiararne la sua distanza e auto-assegnandosi un posto di rilievo nella scena rap. In “Greatest” interpola anche “Humble” di Kendrick Lamar (e in Lucky You riprende “Dna”) e si lancia nel confronto autoironico tra “DAMN” e il suo ultimo lavoro (“Revival didn't go viral!”).

Il titolo Kamikaze deriva dal termine che aveva usato per chiamare Trump in “The Storm”, un durissimo j'accuse in cui si schierava apertamente contro neo Presidente e chi lo aveva votato, presentato durante i BET Hip-Hop Award 2017; nella già citata “The Ringer” ritorna sull'argomento e rappa “se potessi tornare indietro, lo avrei almeno riformulato / e dire che mi identifico con le persone a cui questo serpente malvagio ha venduto il sogno che loro meritavano".Musicalmente non ci sono grande novità nella produzione di Dr. Dre e dello stesso Eminem e anche i sample non risultano particolarmente originali, anzi, a partire dalla copertina - una smaccata citazione dei Beastie Boys di “Licenced to Ill” il primo disco di rap bianco – Kamikaze è un inno alla superiorità della vecchia scuola.

“Kamikaze” è un disco ostico all'ascolto, come tutti quelli dove la tecnica superveloce del flow impera, e seppur non ci sia nessuna traccia “commerciale” con il cantato del featuring famoso, non mancano canzoni più accessibili, come la nostalgica “Steeping Stones” dove si guarda indietro al suo successo e agli amici morti e “Fall”, che vede l'ausilio di Justin Vernon. Dal punto di vista dei testi “Fall” è l'ennesima litania di insulti contro i trapper e che contiene anche offese gratuite verso Tyler, The Creator e il suo recente coming out: lo stesso Vernon ha preso le distanze dalla canzone dichiarando che non era presente quando Eminem ha registrato quelle barre, infatti non compare come featuring del pezzo.

La misoginia è come sempre il punto debole di Eminem: in “Normal” ricade sulla sua mascolinità tossica e violenta, anche se in questo caso racconta solo una storia e il personaggio non è Eminem in prima persona, però tutto rimane piuttosto imbarazzante da ascoltare. Lo stesso accade anche in certe strofe di “Nice Guy” e “Good Guy” entrambi con il featuring di Jessie Reyez. Chiude il disco la traccia che, verosimilmente, ascolteremo più spesso nei prossimi mesi, ovvero il tema - piuttosto anonimo, invero – del prossimo blockbuster Marvel dedicato a “Venom”.

Con questo 'Kamikaze' Eminem si riprende dal passo falso di “Revival” per imporsi come il rapper più cazzuto di tutti ma, così facendo, evidenzia ancora di più certi suoi limiti in termini di testi e beats, rimasti ancora a un passato glorioso. Mentre l'hip-hop continua a guardare avanti.

 

TRACKLIST

01. The Ringer - (05:37)
02. Greatest - (03:46)
03. Lucky You (feat. Joyner Lucas) - (04:04)
04. Paul - Skit - (00:35)
05. Normal - (03:42)
06. Em Calls Paul - Skit - (00:49)
07. Stepping Stone - (05:09)
08. Not Alike (feat. Royce Da 5'9) - (04:48)
09. Kamikaze - (03:36)
10. Fall - (04:22)
11. Nice Guy (with Jessie Reyez) - (02:30)
12. Good Guy (feat. Jessie Reyez) - (02:22)
13. Venom - Music From The Motion Picture - (04:29)