DEAFMAN GLANCE

Dead Oceans (CD)

Voto Rockol: 4.0 / 5
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di Marco Di Milia

Uno stile virtuoso e riflessivo e una caratterizzazione da visionario folksinger fanno del non ancora trentenne Ryley Walker un artista con un grande cosmo interiore. In “Deafman Glance”, ultimo lavoro del giovane talento di Rockford, Illinois, le atmosfere bucoliche e i toni inquieti della sua musica si fondono con suggestioni elettriche e svisate in territori dai contorni meno definiti, come la psichedelia e il jazz.

Coloriture che il chitarrista ha sviluppato con un’impronta personale, capace di combinare il canzoniere di Roy Harper e di Tim Buckley con un approccio creativo del tutto liquido. Una quantità di fonti di ispirazione, più o meno esplicite, da Jerry Garcia a Nick Drake passando per Robert Wyatt, convivono perciò tra le nove tracce di “Deafman Glance”, senza essere mai troppo ingombranti, diluite in strutture che sembrano semplici canovacci da perfezionare attraverso l’istinto. Si entra e si esce così dal territorio libero della jam, secondo la sensibilità di un musicista capace di fissare nel tempo slanci creativi e frammenti acustici, restando nel mezzo, in equilibrio tra libertà compositiva e cantautorato classico.

Una tradizione americana che si mostra evidente sin dall’apertura di "In castle dome" con quel tocco delicato e quasi fiabesco nel delineare con voce borbottante gli scenari pacifici tracciati dalla sua chitarra. Eppure, l’approccio si allontana dai canoni di genere per farsi più complesso: gli arrangiamenti sono concessioni all’imprevisto, così come il canto, spesso ridotto a un parlottare gutturale che sembra voler interferire il meno possibile con la musica. Nella composita “Telluride speed" il flauto di Nate Lepine guida il brano attraverso i suoi versi eterei fino alla conclusione di una coda vivace e lisergica. “Can’t ask why” si stempera anch’essa nelle note acide di una ritmica rock, mentre l’epilogo di "Spoil with the rest", offre il risveglio finale dal viaggio, con il suo carico sospeso di riverberi e considerazioni.  

La devozione di Walker verso il folk rock di una volta è così filtrata da una capacità strumentistica che non consente una semplice riproposizione di vecchi modelli, ma anzi, li rielabora in melodie e groove dalle forme indefinite, come le cacofonie di “Accomodation”, le atmosfere cupe di “22 days” o la struttura circolare di “Expired”. Il suo essere volutamente scostante, ma al tempo stesso accessibile, offre nei contrasti tra pieni e vuoti, una forza espressiva che sembra quasi stretta in questi riferimenti musicali. Un senso di incompiuto che, invece che permettere significativi cali di tensione, ne fa un punto di forza dell’intero album, capace di evocare suggestioni e prospettive che non riescono mai davvero a dirsi risolte. Ispirato alle malinconie della sua Chicago, il taciturno Ryley ha preferito concentrarsi sulle sensazioni che la città gli ha trasmesso, per sviluppare poi l’intero processo creativo in studio, intrecciando le trame ossessive e jazzate elaborate della sua backing band - guidata da Cooper Crain e Bill Mackay - con dolcezze da contrappunto e pennate febbrili.

Appropriatamente disorganizzato, Ryley Walker dimostra di poter raggiungere senza l’aiuto di sovrastrutture una lucidità appena tratteggiata ma di disarmante attrattiva. Non ci sono trucchi, solo semplice intuizione e una singolare inclinazione a flirtare tra avanguardie e classici. Molto probabile che il successo commerciale sia da ricercare altrove, qui l’estro e la passione si sommano in un album che si scopre ugualmente premuroso e spontaneo, sobrio e imprevedibile.

TRACKLIST

01. In Castle Dome - (05:35)
02. 22 Days - (05:59)
03. Accommodations - (03:04)
04. Can't Ask Why - (05:41)
05. Opposite Middle - (03:35)
06. Telluride Speed - (06:27)
07. Expired - (05:41)
08. Rocks on Rainbow - (01:45)
09. Spoil with the Rest - (03:42)