Recensioni / 13 mar 2018

Jimi Hendrix - BOTH SIDES OF THE SKY - la recensione

Spiando Hendrix

“Both sides of the sky” offre la possibilità di sbirciare, non invitati, alcune session che Jimi Hendrix tenne fra il 1968 e il 1970, fra prove superlative, pezzi di routine nobilitati dal tocco del chitarrista e qualche curiosità.

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Claudio Todesco
BOTH SIDES OF THE SKY
Experience Hendrix L.L.C., under exclusive license (Digital Media)

È la storia più vecchia del mondo: lui, lei e l’altro. L’incontro clandestino fra due amanti è interrotto dall’arrivo del legittimo fidanzato di lei. L’amante cerca disperatamente le sue scarpe per darsela a gambe. È un rock-blues intitolato “Lover man” a cui Jimi Hendrix lavorò per almeno un paio d’anni senza giungere a un approdo definitivo. Lo si era già sentito, in chiave seriosa e vagamente psichedelica, in “Valleys of neptune”. Oggi l’ascoltiamo in versione accelerata e compatta. È il 15 dicembre 1969 e forse Jimi Hendrix, il bassista Billy Cox e il batterista Buddy Miles vogliono divertirsi. Fatto sta che nel finale Hendrix accenna il tema di “Batman”. La fuga dell’uomo che s’infila nel letto delle altre diventa una inseguimento rocambolesco e fumettoso.

“Lover man” è una delle canzoni del nuovo “Both sides of the sky”, ultimo atto di una trilogia di registrazioni postume del chitarrista di Seattle che comprende “Valleys of Neptune” del 2010 e “People, hell & angels” del 2013. Si tratta di incisioni effettuate fra il 1968 e il 1970, quando Hendrix tenne un gran numero di session accompagnato dai due membri dell’Experience (Noel Rending e Mitch Mitchell), dai nuovi compagni di strada della Band of Gypsys (Billy Cox e Buddy Miles), da un’ampia varietà di musicisti amici e collaboratori occasionali. Aiutata dal produttore Eddie Kramer e dall’archivista John McDermott, collaboratori di rango e impeccabili, la Experience Hendrix della sorellastra del chitarrista Janie ha pubblicato questo zibaldone rock-blues che offre nuove piccole ragioni per amare il musicista e ribadisce una volta ancora che negli archivi del chitarrista non c’è alcun grande album fantasma, ma qualche curiosità sì. Come “Send my love to Linda”, che con un altro arrangiamento e senza l’esuberanza di Hendrix la si può immaginare suonata dai Nirvana e che a quanto pare ha ispirato il regista John Ridley a raccontare la storia di Jimi e Linda Keith in “All is by my side”.

Registrate per lo più ai Record Plant di New York fra il ’69 e il ’70, un periodo d’attività in sala d’incisione che col senno di poi appare più che intensa, le performance contenute in “Both sides o the sky” si dividono fra prove superlative, pezzi di routine nobilitati dal tocco del chitarrista e piccole curiosità, tutto materiale che è lecito domandarsi se Hendrix avrebbe non dico pubblicato, ma anche solo rimaneggiato con l’intento di provare a tirare fuori un pezzo degno di apparire in uno suo disco. Sono pezzi in buona parte mai pubblicati, non in queste versioni per lo meno. C’è ad esempio una “Mannish boy” del 22 aprile del 1969, presentata come la prima session con Billy Cox e Buddy Miles. Solo pochi giorni prima, il 9 aprile, la Jimi Hendrix Experience registrava su nastro una delle sue ultime prove, l’ennesima versione di “Hear my train a comin’”, oltre sette minuti con un magnifico assolo.

L’album desta un certo interesse anche per i musicisti che suonano con Hendrix. Due pezzi, ad esempio, furono registrati nel settembre 1969 con Stephen Stills alla voce. “20$ fine” è una composizione minore di Stills, con l’autore all’organo e Duane Hitchings al piano. Si sa molto di più di “Woodstock”, scritta da Joni Mitchell e poi interpretata da Crosby Stills Nash & Young. È una canzone inedita quando Hendrix al basso, Stills a voce e organo e Buddy Miles alla batteria la suonano il 30 settembre, un mese e mezzo dopo il festival. Jimi e Johnny Winter incrociano le chitarre in “Things I used to do” di Guitar Slim, con Billy Cox al basso e Dallas Taylor della band di CSNY alla batteria. Meglio “Georgia blues” che vede Hendrix al fianco del cantante e sassofonista Lonnie Youngblood e di altri musicisti con cui aveva suonato prima di esordire con la Experience, ricordo d’un tempo in cui era uno sconosciuto session man.

Come giudicare queste canzoni? Erano prove in studio di un talento enorme. Alcune superano le opere finite di tanti musicisti acclamati, altre non reggono il confronto con versioni già note. L’album offre la possibilità di sbirciare, non invitati, scampoli del processo creativo che stava alla base della musica di Jimi Hendrix, ascoltare l’interplay fra i musicisti (è cosa sempre via rara, vero?), sentire il chitarrista alle prese con vibrafono (nella versione strumentale di “Angel”) e sitar elettrico (“Cherokee mist”). Quando poi si ascolta il suo magnifico timbro chitarristico nella spettacolare “Stepping stone” ci si fa prendere dall’eccitazione e ci s’illude d’essere ai Record Plant con lui. Ma è facile, anche, immaginarselo che si gira verso di noi e ci dice: “Fuori di qui”.

TRACKLIST

01. Mannish Boy - (05:01)
02. Lover Man - (03:03)
03. Hear My Train a Comin' - (07:25)
04. Stepping Stone - (03:12)
05. $20 Fine - (04:59)
06. Power of Soul - (05:55)
07. Jungle - (03:28)
08. Things I Used to Do - (03:41)
09. Georgia Blues - (07:55)
10. Sweet Angel - (03:54)
11. Woodstock - (05:19)
12. Send My Love to Linda - (04:36)
13. Cherokee Mist - (07:01)