Recensioni / 12 mar 2018

Negrita - DESERT YACHT CLUB - la recensione

Il nuovo album dei Negrita dopo un periodo di crisi: "Desert yacht club"

Negrita, un viaggio nel deserto per affrontare i propri demoni in "Desert yacht Club"

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Marco Di Milia
DESERT YACHT CLUB
Universal (CD)

C’è voluto un viaggio nell’infinito territorio americano e tanta determinazione per permettere ai Negrita di riprendere il proprio percorso. Un'avventura che ha obbligato la band aretina a fare i conti con quei demoni interiori che da tempo si portavano dietro e a liberarsene con un ritrovato slancio compositivo. Il risultato è “Desert Yacht Club”, arrivato dopo una difficile crisi, una di quelle che sembrava segnare il destino del trio. Eppure da questo pesante stallo Pau, Drigo e Mac ne sono usciti, lanciandosi ancora una volta a testa bassa in una nuova ricerca di suoni e ispirazioni. Nel mezzo, i chilometri che li hanno portati a due passi dal Rancho de la Luna - il quartier generale dei Queens of the Stone Age - fino, appunto, al Desert Yacht Club, sorta di villaggio-oasi dell'artista napoletano Alessandro Giuliano, e una quantità di ascolti eterogenei che hanno finito per influenzare la scrittura dell’intero lavoro.

Liberi da costrizioni, i Negrita hanno così lasciato entrare di tutto nelle session di scrittura. Nel disco, il decimo in carriera, infatti sono presenti vigori roots e country, funky, reggae, ma anche noise e quel piglio di elettronica che i tre amici hanno innestato nel proprio sound a dare nuova materia a una formula ben collaudata. L’elemento di rottura però è quello portato in dote da un altro nemico affrontato lungo la strada: il tempo, inteso come rinnovata consapevolezza. Non è per i Negrita una mera questione anagrafica, quanto di presa di coscienza del proprio cammino, personale e artistico. Per questo, deserto nonostante, hanno deciso di rialzarsi e scrollarsi la polvere di dosso per raccontare la loro realtà, fatta di quotidianità condivisa e di un grande bagaglio di esperienza.

Ecco quindi la ballata agrodolce di “Non torneranno più” con cui guardare il futuro sempre dritto negli occhi, senza dimenticarsi, con un pizzico di malinconia, dell’acqua che nel mentre è passata sotto i ponti. Storia di una generazione che ne ha viste ormai tante, ma che non è ancora pronta per farsi da parte, né capace di ignorare i progressi di quella nuova, come cantato con saggezza in “La rivoluzione è avere vent’anni” in attesa di vedere finalmente l’arrivo di un giorno migliore.

Ne viene fuori un disco di frontiera, solido nel ricombinare i propri elementi narrativi uscendo fuori dai suoi territori senza paura di rischiare. Pau e soci sono quindi pronti a concedersi il piacere di tornare in pista, come dichiarano loro stessi in “Siamo ancora qua”, per ribadirlo a chiare lettere in “No problem” e nel singolo "Scritto sulla pelle", ma anche di respirare ancora una volta l’aria del Messico nel divertissement latino di “Adios paranoia” per allontanare vecchi fantasmi, e nelle contaminazioni western/hip hop di “Talking to you”, con tanto di flow di Ensi, a dimostrazione di non avere limiti di sorta. In chiusura, infine, l’ultima parola spetta a Drigo nelle riflessioni notturne al sintetizzatore di “Aspettando l’alba”. Un insieme di coordinate che i Negrita collegano nella loro personale geografia che spazia dai rettangoli di cielo della provincia (“Ho scelto te”) a una Milano sempre troppo puttanella (“Milano stanotte”), fino ai ricorrenti richiami agli orizzonti sconfinati del sud ovest degli Stati Uniti, specchio di un’umanità piena di contraddizioni, ma allo stesso tempo fervida e sfaccettata.

"Desert Yacht Club" è anche un album nato da un inedito processo lavorativo, ribattezzato dal trio “Kitchen groove”. Attorno al tavolo della cucina, con una strumentazione leggera fatta di qualche chitarra economica presa a noleggio, un computer e poco altro, la band ha praticamente scattato le istantanee della sua nuova esperienza compositiva. A detta degli stessi protagonisti, infatti, l'insolita postazione era sempre funzionante, in modo da poter sfruttare al meglio ogni momento creativo del gruppo. “Tra un pasto e l'altro la musica fruiva senza soluzione di continuità” - è stato il loro commento.

In quella situazione fuori dal tempo le ansie dei Negrita sugli anni passati sono placate con un necessario compromesso tra soddisfazioni e incomprensioni, mettendo per forza di cose parte di quella primitiva rabbia giovanile in una nuova amalgama, una patchanka musicale che riesce, tramite la scrittura di un vissuto così personale da diventare paradossalmente universale, a diffondere un sentimento di solidarietà globale. Se non è maturità questa, si avvicina davvero bene.

TRACKLIST

01. Siamo Ancora Qua - (03:07)
02. No Problem - (03:24)
03. Scritto Sulla Pelle - (03:32)
04. Non Torneranno Più - (03:20)
05. Voglio Stare Bene - (04:05)
06. La Rivoluzione E' Avere 20 Anni - (02:56)
07. Milano Stanotte - (04:14)
08. Ho Scelto Te - (03:16)
09. Adios Paranoia - (03:36)
10. Talkin' To You - (03:37)
11. Aspettando L'Alba - (03:02)