ROCKSTAR

Def Jam / Universal (CD)

Voto Rockol: 3.0 / 5

di Claudio Todesco

C’è una modella fatta di Xanax che non si sente più la faccia e un tizio in camera d’albergo che lancia i soldi in aria come ha visto fare nei film. Pusher sull’iPhone e puttane sull’iPad, droghe leggere e tasche pesanti, 15 mila euro nella borsa e scocciatori da scacciare dai club. Quando si è famosi con le ragazze s’arriva al dunque in due minuti, non si viaggia più in autobus ma con “Uber”, ci si guarda dalle malelingue dei “Serpenti a sonagli”, si beve Purple Drank ed eventualmente Evian, ma solo perché sta a 4 euro a bottiglia. L’anziana e il bambino ti riconoscono per strada e ti senti subito “Leggenda”. A chi chiede come finirà, rispondi: “Saremo ricchi per sempre”. O forse no.

Se “Sfera Ebbasta” del 2016 era l’album di un bravo ragazzo in un brutto quartiere, uno di quelli dove la gente invecchia dentro i bar oppure in carcere, “Rockstar” è il disco di uno che ce l’ha fatta, che ne è uscito. Com’è, allora, che non trasmette alcuna gioia? Il vanto per le ragazze conquistate e la soddisfazione per la grana guadagnata, che arriva a far cambiare la S di Sfera nel simbolo del dollaro e la E di Ebbasta in quello dell’euro, non s’abbinano a musiche esuberanti e vivaci che ci si aspetterebbe da uno che solo l’altro ieri cantava di spaccio fra i palazzi di Cinisello e ora si vanta del denaro sperperato nei privé – vero o falso che sia. D’accordo, c’è il brano che dà il titolo all’album, una specie di filastrocca per adulti in cui Sfera, accompagnato da buffi suoni di tastiera, canta allegramente “Sono una rockstar”. E c’è “Cupido”, storia d’amore, gelosia e menti annebbiate dal fumo e dal Bacardi. Ma nel complesso l’album esprime soprattutto la rivalsa dell’ex dropout che posa da duro e ripete ossessivamente: guardatemi adesso, sono una star.

Le basi di Charlie Charles sono più varie rispetto al disco di due anni fa, canzoni come “Cupido” o “Bancomat” cambiano il copione avvicinandosi a un pop accomodante, ma “Rockstar” resta tutto sommato un album di scenari sonori per lo più tetri. La sensualità del funk e dell’R&B americano, da cui deriva l’hip-hop, è stato come risucchiato fuori da queste basi. Sono fantasie da videogame ideate da dietro lo schermo d’un computer, sono liquide e fredde come l’inflessione metallica della voce di Sfera passata attraverso Auto Tune e messa sempre “davanti”, come da tradizione dei dischi pop italiani. Ogni suono è separato in modo nitido, la ritmica è frammentata, suoni di sintetizzatori disegnano scenari cupi. Però scivola tutto in superficie, non c’è profondità.

Dove sta il talento? Non nel canto o nel rapping. Non in rime svenevoli come “ora siamo sulle stelle / coi tatuaggi sulla pelle” oppure volutamente infantili come “la macchina su cui mi portano, fra’, non ha il tett / la tipa che ti sei portato, fra’, non ha le tett”. Non nelle linee melodiche pressoché inesistenti. Non negli arrangiamenti che offrono uno sfondo a volte suggestivo, vedi “XNX”, e somigliano alla colonna sonora di un thriller pieno di banconote, codeina e pupe, ma raramente sorprendono. È la somma degli elementi che piace, è l’immaginario che queste canzoni si portano appresso. È materia importata dal rap americano sudista che ha guadagnato una sua credibilità anche in Italia, tant’è che qua dentro c’è Quavo dei Migos e nella versione internazionale dell’album appare fra gli altri Tinie Tempah.

“Sfera Ebbasta piace a tutti, come il McDonald’s”, canta l’eroe del disco. Finita l’era in cui la trap era il segreto meglio custodito dell’underground, questa musica ha oramai un appeal pop. L’ostentazione, la mancanza di freni, la popolarità dei rapper fa di loro le nuove rockstar, da cui il titolo dell’album. Ma se i rocker di quaranta, cinquant’anni fa portavano idealmente il pubblico in un terra promessa dove raggiungere la liberazione collettiva tramite l’affrancamento dagli aspetti deleteri della società dei consumi, rapper come Sfera Ebbasta sono nati dal gene dell’individualismo e del materialismo assurto a simbolo di chi ce l’ha fatta, vivono in un mondo di brand ostentati per comunicare il proprio riscatto sociale – sneaker Balenciaga da 450 euro, occhiali e cinture Fendi, tanto Gucci, l’esperanto del cash. I borghesi rock posavano da proletari e sognavano la decrescita felice, i rapper dei quartieri hanno visto la privazione e vogliono la crescita senza fine. Sfera Ebbasta ha tatuato vicino all’orecchio un Kalashnikov che al posto della canna ha la punta di una penna, simbolo delle sue rime. Non ci ammazza i fascisti, ma la noia e le ristrettezze economiche e la sfortuna d’essere nato nel posto sbagliato.

TRACKLIST

#1
01. Popstar - (03:03)
02. Uh Ah Hey - (02:56)
03. Happy Birthday - (02:50)
04. Cupido (with Khea & Duki feat. Quavo & Elettra Lamborghini) - RMX - (03:31)
05. XNX (feat. Guè Pequeno) - RMX - (02:31)
06. Serpenti A Sonagli (feat. Lacrim) - RMX - (03:14)
07. Pablo - (02:46)

#2
01. Rockstar - (03:15)
02. Serpenti A Sonagli - (03:14)
03. Cupido (feat. Quavo) - (03:30)
04. XNX - (02:23)
05. Ricchi x Sempre - (03:43)
06. Uber (feat. Miami Yacine) - (03:10)
07. Leggenda - (03:09)
08. Bancomat (feat. Tinie Tempah) - (02:58)
09. Sciroppo (feat. DrefGold) - (03:25)
10. 20 Collane (feat. Rich The Kid) - (02:40)
11. Tran Tran (feat. Lary Over) - (04:12)