«BETWEEN TWO SHORES - Glen Hansard» la recensione di Rockol

Il "celtic soul" di Glen Hansard: "Between two shores"

Glen Hansard è uno dei migliori cantautori-rocker in circolazione. La prova? Il suo terzo disco solista, il suo migliore lavoro finora

Recensione del 19 gen 2018 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

La carriera di Glen Hansard è lunga e complessa, ma solo negli ultimi anni ha davvero trovato una sua identità. Dalla botta di fama con i "Commitments" di Alan Parker negli anni '90, a percorso con Frames - una delle migliori band irlandesi di sempre, ma mai fuori dai confini dell'isola - a "Once", gli Swell Season e l'Oscar che l'ha fatto conoscere al mondo. 

Ma quello che l'ha davvero fatto amare follemente al pubblico è la carica dei suoi concerti: passionali, intensi, travolgenti, totali. Una carica degna di Springsteen e Vedder, che infatti l'hanno voluto spesso al suo fianco, soprattutto il leader dei Pearl Jam, con cui è passato dall'Italia l'anno scorso.
Hansard, da qualche tempo pubblica a suo nome: due dischi solisti, diversi EP, spesso dedicati ad outtakes, o temi paralleli. E' un piccolo Prince o Ryan Adams: incontenibile, anche discograficamente. E proprio per questo fa piacere vederlo così a fuoco nella sua terza uscita "regolare" da solista, "Between two shores".

Il disco ha una storia strana, frutto della "serendipity" che spesso accompagna Hansard: nel 2015, in una pausa dal tour, entra in studio con la band (che poi sono sempre i vecchi amici dei Frames) negli studi degli Wilco, a Chicago e registra di botto una manciata di canzoni. La band è rodata, gira bene. Ma Glen si dimentica di quei brani. Che gli tornano in mente per caso qualche mese fa: li ascolta, suonano bene. Scrive nuovi testi - nel frattempo si è appena lasciato - e incide le parte vocali.

"Between two shores" è un "break-up record", un venire a patti con le varie fasi del separarsi dalla persona amata. Nulla di nuovo, ma raccontato con la passione che da sempre contraddistingue Glen - che musicalmente è più VanMorrisoniano/Springsteeniano che mai: "Roll on slow" è un'apertura rock (che cita "Thunder road" alla radio, così come questa citava Roy Orbison...), poi si passa subito al "celtic soul" odierno. 

E' difficile scegliere una canzone, in questo mazzo: "Wheels on fire" e la sua carica? La dolente e acustica "Movin' on"? La più vanmorrisioniana di tutte, "Setting forth"? La chiusura catartica con la realizzazione che "Time will be the healer"?

Il dato, però, è che Hansard è un artista che riesce ad essere ad altissimi livelli sia in studio che sul palco. Non ha discontinuità: quando fa un disco o fa un concerto, ci mette tutto quello che ha da dire e da dare. Si sente, si percepisce, e non può lasciare indifferenti. 

TRACKLIST

01. Roll On Slow (03:26)
02. Why Woman (03:03)
03. Wheels on Fire (04:02)
04. Wreckless Heart (04:13)
05. Movin' On (05:15)
06. Setting Forth (05:04)
07. Lucky Man (04:47)
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