«COSMOTRONIC - Cosmo» la recensione di Rockol

Si può avere, allo stesso tempo, una sensibilità pop e una vocazione elettronica?

"Cosmotronic", il nuovo album di Cosmo, è un lavoro complesso e ambizioso che merita di essere ascoltato con attenzione: la nostra recensione.

Recensione del 14 gen 2018 a cura di Mattia Marzi

La recensione

"Come un acrobata / camminando su un filo sottile / cercando di non cadere", dice la voce in "Barbara", nel bel mezzo di quell'ideale suite composta dalle sei tracce del secondo disco. Il filo sottile è quello che divide la forma-canzone dalla sperimentazione, il pop (e i suoi luoghi comuni) dall'avanguardia, il mainstream dall'underground. Si può avere, allo stesso tempo, una sensibilità pop e una vocazione elettronica? Che poi: cos'è il mainstream e cos'è l'underground? Cos'è il pop e cos'è il non-pop?

Queste categorie, già di per sé labili, Cosmo le spinge verso una crisi. "Cosmotronic", il nuovo (doppio) disco dell'ex leader dei Drink To Me, rappresenta il momento clou del discorso iniziato nel 2013 con il debutto come solista "Disordine" e portato avanti nel 2016 con "L'ultima festa". Anche se lui dice di non voler separare le sue due anime, l'impressione che si ha ascoltando il doppio album è che il cantautore piemontese giochi in realtà ad esagerare i due estremi: rispetto ai precedenti dischi la scrittura dei testi è più raffinata, ricercata e maggiormente curata; la musica, invece, è ancora più sregolata, esplosiva e meravigliosamente caotica. Cosmo spinge sull'acceleratore, si lascia andare, elimina i freni inibitori: campiona musica siriana, un pezzettino di una canzone di Claudio Rocchi ("Superstart", in "5 antimeridiane"), urla e risate (in "Tristan Zarra" ci sono anche quelle di Calcutta e di Francesca Michielin, per la quale ha co-firmato una canzone contenuta nel nuovo disco della cantautrice). "Mi faccio un giro in giostra / vieni, fatti un giro anche tu", dice in "Turbo".

"Benvenuto", la prima traccia del disco, è una perfetta dichiarazione di intenti: "Non sono romantico / non sono delicato / non sono sdolcinato / vorrei raccontare la verità". Lo stile è sempre quello, molto riconoscibile: atmosfere sospese tra il festaiolo e il riflessivo, toni leggeri mischiati ad altri surreali. I suoni sono spesso tribali e uniscono in un ideale asse Torino, l'Africa e l'Oriente ("Ivrea Bangkok"). Ma rispetto al passato c'è un pizzico in più di ironia e di irriverenza: il cantato e il testo di "Tristan Zarra", che è pieno di scene deliranti ("Polizia polizia / ti prende e ti porta via / grazie a Dio non sono io / di me si fidano"), sembrano ricordare pure certi pezzi del Vasco anni '80, con gli Animal Collective in sottofondo (ascoltare per credere).

Implicitamente, però, Cosmo sembra dirci che in realtà c'è un lato che prevale sull'altro. Quello che strizza l'occhio alla forma-canzone: forse non è un caso che le canzoni-canzoni stiano tutte sul primo disco, e che il secondo disco rappresenti una sorta di suite in cui i pezzi si susseguono senza soluzione di continuità, sfociando talvolta in pura psichedelia ("Ho trovato qualcosa / ho trovato un passaggio / attraverso lo specchio / chi viene con me?", sussurra in "Attraverso lo specchio"), come per ricordare a sé stesso e a chi lo segue quali sono le sue radici.

"Cosmotronic" è un lavoro complesso e ambizioso che merita di essere ascoltato con attenzione. Piuttosto che cercare una mediazione tra i due poli opposti, Cosmo li porta quasi agli antipodi. E dimostra che si può camminare su quel filo sottile restando nel mezzo. Senza cadere giù.

TRACKLIST

#1
01. Bentornato (05:17)
02. Turbo (04:01)
03. Sei la mia città (03:44)
04. Tutto bene (04:32)
05. Tristan Zarra (05:39)
06. L'amore (05:04)
07. Animali (04:26)
09. Ho vinto (04:47)

#2
01. Ivrea Bangkok (06:18)
03. Barbara (04:45)
05. 5 antimeridiane (04:57)
06. Tu non sei tu (06:53)
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