«ON AIR DELUXE - Rolling Stones» la recensione di Rockol

Rolling Stones - ON AIR DELUXE - la recensione

Recensione del 02 dic 2017 a cura di Giampiero Di Carlo

La recensione

Molto prima di diventare la più grande rock and roll band del mondo, i Rolling Stones furono la più grande delle piccole blues band bianche. La Londra del biennio 1963 – 1965 (anno di “Satisfaction”) fu un periodo di passaggio e di formazione per il gruppo, ma possiamo affermarlo oggi in una prospettiva storica; allora, invece, gli Stones vivevano l’irripetibile momento in cui, anziché essere nicchia – perché alfieri puristi delle 12 battute e ponte di collegamento tra i Jimmy Reed da un lato e i Chuck Berry dall’altro -  riuscivano ad essere moda e tendenza. Pare incredibile, no?

“The Rolling Stones  - On air” è la testimonianza di quegli anni raccolta nel contesto perfetto: una serie di partecipazioni ed esibizioni ai programmi della BBC – da ‘Top gear’ a ‘Saturday club’, da ‘Rhythm and blues’ al ‘The Joe Loss pop show’ – in cui si fondevano la performance dal vivo, l’atmosfera da club e la proiezione mediatica degli anni in cui il rock britannico riscriveva senza condizionamenti la lezione dei padri neri americani. Disponibile come standard CD (18 brani) e in versione deluxe (sia come doppio CD sia come doppio vinile 180 grammi), in quest’ultima presenta 32 brani, otto dei quali in versioni fino ad oggi inedite. Ma la caratteristica più significativa di questa emissione è il trattamento tecnologico al quale il suono è stato sottoposto negli Abbey Road Studios grazie al sistema “de-mix”, o demixaggio, che consente ai tecnici audio di creare nuovi mix e nuovi master destrutturando le registrazioni sia mono sia multi-traccia (finora inseparabili) operando sul bilanciamento e i livelli di strumenti e voci, riequalizzando e re-mixando la registrazione.
L’esperienza d’ascolto è stata molto interessante. Come hanno spiegato i tecnici di Abbey Road, contrariamente alle aspettative non ci si è imbattuti in chissà quale pepita restata nascosta per decenni sotto il peso della tecnologia primordiale dei primi anni ’60, ma si è riscoperta la struttura sonora della band attraverso il ribilanciamento dei loro suoni, una volta estratti dall’impasto originario, ripuliti e remixati. Questa è una grande tracklist, non solo perché è il frutto di un esercizio di creatività d’archivio ad alto livello, ma soprattutto perché riesce a raccontarci bene l’alba di quella che sarebbe diventata una splendida giornata, di quelle lunghe cinquant’anni e di cui oggi stiamo godendoci un tramonto romantico che volge di nuovo al blues: l’alba del suono-Stones.

Il suono-Stones è presto detto (per quanto, nonostante sia molto imitato, continui a dimostrarsi inimitabile). Consta di due chitarre in simbiosi, quella di Keith e quella del suo pard di turno, che si scambiano assoli e parti ritmiche e che sono perennemente “in avanti” rispetto alla sezione ritmica la quale, in un’anomalia diventata classico, insegue senza patemi perché il cuore del metronomo Charlie batte in modalità swing. Quel suono avrebbe preso definitivamente corpo con un paio di singoli killer (“Jumpin’ Jack Flash” e “Honky tonk women”) per poi impossessarsi per sempre della band lungo una striscia vincente di quattro album-capolavoro usciti tra il ’68 e il ’72. E quel suono scaturì dall’apertura della band al Memphis soul, a Gram Parsons, alla Stax, al country, ai fiati. Ecco, qui siamo al “prima”. Nella maggior parte dei pezzi di “On Air” ascoltiamo, grazie al ribilanciamento del mixaggio, una versione primordiale del gruppo: siamo ancora nel periodo in cui gli Stones stentano a deviare da Chicago, se non per sporadiche e guardinghe sortite verso il mainstream. Le chitarre sono ancora “singole”, tentano la coralità ma non osano mai la simbiosi: ascoltare “Come on” è illuminante, dà la netta impressione di uno strumento che fa la sua strada da sè; appena dopo, nella versione demixata di “Satisfaction”, riusciremo a percepire la chitarra ritmica fare da contrappunto al mitico riff del pezzo, nitida come mai prima. Persino in “Route 66”, classico del 1946 di Bobby Troup che però i Rolling Stones appresero dalla versione di Chuck Berry del 1961, possiamo distinguere pennate che sostengono l’assolo, laddove in futuro le parti si sarebbero fuse senza soluzione di continuità.

In questo album c’è tutto l’apprendistato di Keith Richards, originariamente dedito alla clonazione indefessa di Chuck Berry (“Roll over Beethoven”). E’ e resterà il suo template, fatto fin dall’inizio di grezzi e spontanei assoli senza fronzoli (“It’s all over now”). Ma Keef doveva conoscere bene fin dall’inizio la differenza tra l’approccio di quello che Bruce Springsteen ha definito il più grande storyteller della storia del pop e del rock e l’attitudine di una vera band, al punto che le sue sei corde cominciano già dagli esordi a fare un passo anche nella direzione della ‘regia’ per enfatizzare l’importanza della sezione ritmica (“Memphis, Tennessee”).

La cover di “Cops and robbers” di Bo Diddley è, per me, la sorpresa più gradita e uno dei migliori episodi dell’album: gli Stones sono al centro di una jam session perfetta, con un Jagger dalla voce arrochita senza timore di suonare ineducata, un prodromo della futura grandezza del gruppo sul palco. Niente male affatto nemmeno “Mercy, mercy” e “Down the road apiece”. Il primo è il brano che rivela al meglio gli sforzi profusi all’epoca da Mick in direzione del ‘soul singing’, sfoderando un falsetto al tempo inedito pronto a lasciare spazio a una voce di nuovo rabbiosa al cambio di strofa. Il secondo è un boogie-woogie di Don Raye che risale agli anni ’40 e che implicitamente narra della padronanza musicale di un gruppo di ventenni divorati dalla passione per qualsiasi stile o sotto-genere americano che li aveva preceduti. Oh, non sempre i risultati saranno all’altezza: “Oh! Baby (We got a good thing goin’”, ad esempio, sterza verso il pop passando per lo skiffle, e non ci siamo proprio; “Around and around”, parte integrante del repertorio degli Stones, è tra le canzoni meno nitide in assoluto, quasi a ricordare la dura lezione ricevuta da James Brown al T.A.M.I. Show del ’64, al quale parteciparono con questo pezzo. E “Cry to me” è il simbolo di ciò che gli Stones non sarebbero mai diventati: in una ballad resa celebre da Solomon Burke che Iva Zanicchi aveva interpretato prima di loro (“Come ti vorrei”, 1964), i ragazzi somigliano alla back up band di Elvis se il suo  Comeback Show a Las Vegas fosse avvenuto quattro anni prima del previsto.

Ma… a proposito del blues? Beh, è preponderante nell’album. Arriva in apertura grazie a Brian Jones, unico poli-strumentista del gruppo, che prima padroneggia l’armonica da vero purista delle dodici battute nelle già citate “Come on” e “Cops and robbers”, poi affiora de-mixato per bene con la slide in “I can’t be satisfied”, quasi a rimarcare i confini del suo orticello musicale che, come si sa, sarebbe poi stato cinto d’assedio da Jagger e Richards in pochissimi anni. Ma, siccome gli Stones non sono nati all’insegna del purismo, i padri fondatori si riaffacceranno più volte in “On air” proprio mentre la band tenterà la fuga definitiva verso il rock and roll. “Fannie Mae” è dove li sentiamo accelerare il ritmo come a Memphis non avrebbero tollerato e come credevamo che avessero cominciato a fare solo decenni dopo, con Mick a sovraimporre il suo timbro bianco sullo spartito della tradizione nera. In “Mona” è sempre il blues a impedire agli Stones la clonazione perfetta di Bo Diddley, insinuandosi come stile-guida del pezzo. “Walking the dog”, infine, propone un’esecuzione insieme molto scolastica e elegante nella sua semplicità: la formazione pare quasi una mini-orchestra a supporto del cantante, con le chitarre che si scansano per una volta a favore di batteria e basso ed il brano che, rispetto alle versioni di Solomon Burke e Wilson Pickett, si svuota dai toni r’n’b e soul e, grazie anche all’assenza dei fiati, se ne torna pure lui verso il blues. 

Non oso immaginare quanto sconvolgente e primordiale sarebbe stato entrare alla BBC nel 1963 e scoprire questi Rolling Stones dal vivo, impegnati a loro volta nel farmi scoprire la musica nera.  Mi incuriosisce come l’assassinio di JFK. Qui, almeno, i file adesso non sono più secretati.
 

TRACKLIST
CD/LP 1
 “Come on”
“(I can’t get no) Satisfaction”
“Roll over Beethoven” (never recorded as official release)
“The spider and the fly”
“Cops and robbers” (never recorded as official release)
“It’s all over now”
“Route 66”
“Memphis, Tennessee” (never recorded as official release)
“Down the road apiece”
“The last time”
“Cry to me”
“Mercy, mercy”
“Oh! Baby (We got a good thing goin’)”
“Around and around”
“Hi heel sneakers” (never recorded as official release)
“Fannie Mae” (never recorded as official release)
“You better move on”
“Mona”
CD/LP 2
“I wanna be your man”
“Carol”
“I’m moving on”
“If you need me”
“Walking the dog”
“Confessin’ the blues”
“Everybody needs somebody to love”
“Little by little”
“Ain’t that loving you baby” (never recorded as official release)
“Beautiful Delilah” (never recorded as official release) “Crackin’ up” (never recorded as official release)
“I Can’t be satisfied”
“I just want to make love to you”
“2120 South Michigan Avenue”

TRACKLIST

01. Come On - Saturday Club / 1963 (02:02)
02. (I Can't Get No) Satisfaction - Saturday Club / 1965 (03:46)
03. Roll Over Beethoven - Saturday Club / 1963 (02:19)
04. The Spider And The Fly - Yeah Yeah / 1965 (03:14)
05. Cops And Robbers - Blues In Rhythm / 1964 (03:44)
06. It's All Over Now - The Joe Loss Pop Show / 1964 (03:18)
07. Route 66 - Blues In Rhythm / 1964 (02:32)
08. Memphis, Tennessee - Saturday Club / 1963 (02:22)
09. Down The Road Apiece - Top Gear / 1965 (02:01)
10. The Last Time - Top Gear / 1965 (03:10)
11. Cry To Me - Saturday Club / 1965 (03:07)
12. Mercy, Mercy - Yeah Yeah / 1965 (02:54)
13. Oh! Baby (We Got A Good Thing Goin’) - Saturday Club / 1965 (01:49)
14. Around And Around - Top Gear / 1964 (02:45)
15. Hi Heel Sneakers - Saturday Club / 1965 (01:56)
16. Fannie Mae - Saturday Club / 1965 (02:11)
17. You Better Move On - Blues In Rhythm / 1964 (02:46)
18. Mona - Blues In Rhythm / 1964 (02:58)
19. I Wanna Be Your Man - Saturday Club / 1964 (01:52)
20. Carol - Saturday Club / 1964 (02:31)
21. I'm Moving On - The Joe Loss Pop Show / 1964 (02:06)
22. If You Need Me - The Joe Loss Pop Show / 1964 (02:01)
23. Walking The Dog - Saturday Club / 1964 (02:59)
24. Confessin' The Blues - The Joe Loss Pop Show / 1964 (02:26)
25. Everybody Needs Somebody To Love - Top Gear / 1965 (03:34)
26. Little By Little - The Joe Loss Pop Show / 1964 (02:30)
27. Ain't That Loving You Baby - Rhythm And Blues / BBC World Service / 1964 (01:55)
28. Beautiful Delilah - Saturday Club / 1964 (02:10)
29. Crackin' Up - Top Gear / 1964 (02:16)
30. I Can't Be Satisfied - Top Gear / 1964 (02:30)
31. I Just Want To Make Love To You - Saturday Club / 1964 (02:16)
32. 2120 South Michigan Avenue - Rhythm And Blues / BBC World Service / 1964 (03:47)
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