«MTV UNPLUGGED - Shawn Mendes» la recensione di Rockol

Shawn Mendes non è il solito teen idol: questo album unplugged ce lo conferma (se ce ne fosse bisogno)

Se qualcuno non era ancora convinto del talento di Shawn Mendes come musicista, dopo questo disco dovrà seriamente ricredersi: se cercavate una prova che dimostrasse una volta per tutte la sua bravura, eccola qui.

Recensione del 12 nov 2017 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Quello di Shawn Mendes è un caso atipico. È bello, è uno di quelli che gli basta mettere una foto su Instagram con appena mezzo addominale di fuori per far sbavare le ragazzine e farle bagnare: potrebbe fare il modello e finire sulle copertine delle principali riviste di moda. Ma non è il solito teen idol. Primo perché oltre ad essere bello, suona pure che è una meraviglia. E secondo perché sotto l'apparente semplicità delle canzoni che fa si nasconde un bel lavoro sugli arrangiamenti, sulla struttura e suoi suoni, che guardano più al blues e al soul che al pop. Se non ci credete, provate ad ascoltare questo album unplugged, in cui suona alcune delle sue canzoni in chiave acustica, con arrangiamenti ridotti al minimo.



"Shawn Mendes - MTV Unplugged" è la registrazione audio del concerto con cui, lo scorso 29 agosto, il cantautore canadese ha dato il via dal teatro dell'Ace Hotel di Los Angeles alla nuova serie di live di quello che è uno dei programmi storici di MTV: lanciato nel 1989, nel corso degli anni "MTV Unplugged" ha ospitato le esibizioni in acustico di - tra gli altri - Bruce Springsteen, Alicia Keys, Lauryn Hill, Alanis Morissette, Oasis, Pearl Jam e Paul McCartney (e in Italia Giorgia, Alex Britti, Bluvertigo e Marco Mengoni). Alcuni degli album acustici pubblicati dagli artisti dopo la messa in onda del concerto sono diventati dei piccoli classici del genere: tra i più celebri ricordiamo quello di Eric Clapton (che nel 1993 vinse anche un Grammy come Album of the Year), quello dei Nirvana e quello dei Placebo. Shawn Mendes ha raccontato di essersi appassionato al programma dopo aver visto una clip del concerto acustico dei Pearl Jam del 1992: "Non era tanto uno show commerciale, spettacolare; era più uno show musicale".

Quando i produttori del programma l'hanno contattato per proporgli di inaugurare la nuova serie, Shawn non ci ha pensato due volte ad accettare. Ha radunato la sua band e si è messo subito al lavoro per arrangiare le canzoni da suonare durante il concerto: "Abbiamo lavorato tantissimo solo per cercare di capire quale potesse essere il modo migliore per suonare queste canzoni in modo essenziale e intenso e che al tempo stesso ne conservasse il grande impatto". Il lavoro non deve essere stato così lungo e complesso: a Shawn è bastato togliere tutta la sovrastruttura elettronica, i beat e le programmazioni, per risaltare l'anima acustica delle sue canzoni e per lasciare al centro di tutto il suono delle chitarre (ce ne sono tre: quella suonata dallo stesso Shawn, quella suonata da Zubin Thakkar e quella elettrica suonata da Geoff Warburton). Pezzi come "Ruin", "Three empty words" e "Don't be a fool", che già nella versione disco hanno arrangiamenti e suoni acustici, qui trovano la loro dimensione ideale. Ma le tracce più interessanti sono le versioni acustiche di "Treat you better" (inserita in un mash-up con la cover di "Use somebody" dei Kings of Leon) e del recente singolo "There's nothing holdin' me back": spogliate dei suoni elettronici, sembrano quasi due pezzi country-folk.

Se qualcuno non era ancora convinto del talento di Shawn Mendes come musicista, dopo questo disco dovrà seriamente ricredersi: se cercavate una prova che dimostrasse una volta per tutte la sua bravura, eccola qui.

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