«SIAMO TUTTI STANCHI - Giorgieness» la recensione di Rockol

Giorgieness: leggi qui la recensione di "Siamo tutti stanchi"

un anno dalla pubblicazione dell’esordio “La giusta distanza”, i Giorgieness tornano con dieci pezzi in perfetto equilibrio tra un'energia rock viscerale ed un sound più solido e maturo.

Recensione del 24 ott 2017 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Le cose da dire sui Giorgieness sono tante. Principalmente perché il ferro è ancora molto caldo; “La giusta distanza” è uscito solamente lo scorso anno ed ora siamo già qui a parlare di nuova musica. Perché Giorgia D’Eraclea in questo anno sembra cresciuta di almeno cinque, comunicativamente parlando: foto, interviste, post da donna del rock quale sta diventando. Perché bene o male grazie ai tanti live l’attenzione sulla band non è mai calata e quelli che oggi conoscono i Giorgieness sono molti più di ieri. Ieri, quando parlavo de “La giusta distanza”. Oggi invece mi sento dire “Avete tutti ragione”. Forse sì, forse no… personalmente dicevo: “Giorgie è una ragazza dal songrwriting conciso, che ama un certo tipo di rock ma non disdegna di piazzare la ballata intima, quasi cantautorale, proprio quando serve. Ora, dei Giorgieness in giro si parla principalmente come di una band fondamentalmente grunge. L’ho letto da più parti ma non lo condivido. O meglio, penso che ovviamente ci sia qualcosa di quel mondo, così come però del punk e del rock più mainstream”.

Beh, confermo e pongo l’accento sul concetto di mainstream perché è da qui che vorrei (ri)partire. “Siamo tutti stanchi” è il disco della conferma dei Giorgieness e della loro principale autrice, un disco fondamentale nel percorso di crescita di una band che sta puntando a consolidarsi nel panorama del rock italiano di matrice cantautorale, ed è proprio così che mi piace considerarli: una rock band figlia del mondo alternativo ma dal potenziale mainstream (again), e dal piglio cantautorale. I Giorgieness girano intorno a Giorgia D’Eraclea e Davide Lasala: lei ha scritto tutti i testi, insieme le musiche. Lui poi ha prodotto, arrangiato e registrato il tutto. Lei è la mente, lui il braccio. Ai due si affiancano come sempre, sia dal vivo che in studio, Andrea De Poi (basso) e Lou Capozzi (batteria). 

Dei nuovi pezzi messi sul piatto, dieci per la precisione, l’anima cantautorale è ovviamente Giorgia. Giorgia che ha smesso di urlare e ha iniziato a cantare. Seriamente, intensamente, con coscienza. Davide su tutto questo ha costruito un mondo in cui il rock, sempre coerente con quanto fin qui sentito, si fa talvolta sintetico, ruvido e disilluso (“Calamite”/“Controllo”), acustico (“Umana”), all’occorrenza aggraziato (“Dimmi dimmi dimmi”/“Fotocamera”); un rock adulto che, allargando il campo, ha preso definitivamente il sopravvento. Contenutisticamente poi, Giorgie ha spiegato il disco in modo molto diretto:

Il senso più profondo è di nuovo qualcosa di egoistico e privato, un discorso con me stessa per raccontarmi davvero quello che sento e come lo sento. Sono riuscita però a partire da esperienze personali per parlare di argomenti più ampi e temi sociali che non possono lasciarci indifferenti. Ho scelto questo titolo perché ben rispecchia il periodo storico che stiamo vivendo: stanchezza fisica, stanchezza da occhiaie ma anche e soprattutto quella stanchezza mentale che nasce dalla paura del fallimento.

Fallimento che del disco è quindi il tema principale. E, come sempre, una volta inquadrato il tema mi fermo qui perché davvero non sopporto gli spoiler. Sarebbe come andare al cinema avendo letto una recensione in cui ci sono le battute migliori. Quello che invece mi interessa è sapere se ne vale o no la pena, e su questo posso effettivamente dire qualcosa. Ammetto che freddo “Siamo tutti stanchi” mi è sembrato un disco un po’ prematuro. A parte il ragionamento abbastanza spontaneo sulla direzione formale ormai consolidata, ho fatto un po’ fatica ad entrare nell’ottica di qualcosa di nuovo quando ancora avevo in testa musica non troppo vecchia. Sono serviti diversi ascolti e pezzi come “Avete tutti ragione”, manifesto programmatico del disco e “Mya”, catarsi alternativa chiamata a chiudere in crescendo, a farmi apprezzare effettivamente il tutto e capire che “Siamo tutti stanchi” non è prematuro, quanto più un disco di passaggio che suona come una promessa. L’istinto c’è, il songwriting è sicuro e pulito e non mancano le cose da dire: Giorgia era e si conferma un’autrice vera. L’urgenza è rimasta la stessa (all'irruenza si è sostituita la disillusione), il che mi fa pensare che il meglio debba ancora venire, che Giorgieness sia una band su cui puntare perché in costante e rapida crescita. La band punta a fare il botto e la strada l'ha tracciata questo album. 

Perché “Siamo tutti stanchi” ci dice che l’adolescenza (della band) è finita e bisogna diventare grandi.

TRACKLIST

02. Calamite (03:38)
03. Dimmi dimmi dimmi (03:30)
04. Vecchi (03:10)
05. Essere te (02:29)
06. Che cosa resta (02:33)
07. Controllo (02:45)
08. Fotocamera (03:32)
09. Umana (03:29)
10. Mya (03:49)
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