«THE NIGHT - Morphine» la recensione di Rockol

Morphine - THE NIGHT - la recensione

Recensione del 09 feb 2000

La recensione

La morte di Mark Sandman ha lasciato nella scena rock un buco impossibile da colmare. La formula strumentale dei suoi Morphine (basso slide a due corde, sax e batteria) non ha fatto scuola, né avrebbe potuto: troppo particolare e difficile nella sua essenzialità, troppo personale per attirare discepoli. Se “Like swimming” aveva denunciato qualche segno di stanchezza, e un’ispirazione non sempre all’altezza di tre album precedenti, “The night”, completato immediatamente prima della scomparsa del leader, mostra che si trattava solo di un episodio poco fortunato. Non si tratta della solita speculazione post mortem: è un lavoro finito, non ci sono demo, abbozzi o versioni non definitive. I Morphine hanno rimescolato le carte del loro suono, inserendo nuovi strumenti nel tessuto delle canzoni, e l’elenco degli special guests di “The night” è il più lungo mai apparso su un loro album. Non ci sono però inutili svolazzi: archi, organo (affidato a John Medeski), oud e cori femminili si limitano a interventi essenziali, che non stravolgono i connotati stilistici del gruppo. Inoltre, ci sono un buon numero di pezzi memorabili, che provano una volta di più le eccellenti doti di autore di Sandman. La splendida title-track, “Souvenir”, che rimanda ai vecchi “Yes” e “Cure for pain”, ma ha una veste ancora più minimale, l’inquietante “Like a mirror” (su cui si allunga l’ombra di Tom Waits), o “A good woman is hard to find” sono fra le cose migliori realizzate dalla band; l’atmosfera cupa che le avvolge non concede nulla al facile ascolto, ma chi aveva apprezzato i Morphine in passato non potrà che rimanerne ancora una volta ammaliato. Peccato che la vicenda del trio di Boston si chiuda qui, perché “The night” ci mostra un gruppo artisticamente in ottima salute, che avrebbe potuto dare ancora molto.
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