«CLUB PRIVE' - Massimo Volume» la recensione di Rockol

Massimo Volume - CLUB PRIVE' - la recensione

Recensione del 07 feb 2000

La recensione

Alla loro quarta prova discografica, i Massimo Volume dimostrano ancora una volta di essere capaci di proseguire su una strada personalissima di ricerca con la voglia continua di rinnovarsi, senza mai perdere di vista le radici della loro ispirazione. Un album che si presenta più ritmico dei precedenti e con un'evidente volontà, dal punto di vista musicale, di percorrere strade meno ermetiche, regalando sperimentazioni musicali all'insegna di un maggiore grado di accessibilità e godibilità. In questo ha pesato probabilmente la scelta come produttore di Manuel Agnelli degli Afterhours (che peraltro compare come voce in alcuni cori accanto ad altri due ospiti, Cristina Donà e Steve Piccolo): grazie a lui i suoni tipici dei Massimo Volume si declinano in una varietà di proposte - che un po' ripercorrono i lavori precedenti del gruppo - rese omogenee però da una stessa solidità musicale. "Club privé" ripropone ancora una volta le sonorità da "presa diretta", da reading letterario che già avevamo sentito in "Da qui", i cui brani erano nati in larga parte dall'esperienza del laboratorio musical-letterario portato avanti da Emilio Clementi (bassista del gruppo e voce) e Egle Sommacal (chitarra e piano). Tuttavia, se in "Da qui" la musica veniva ridotta all'essenziale per esaltare la creazione di un vero e proprio mondo poetico, in "Club privé" c'è un maggiore equilibrio tra la componente parlata e quella suonata che è capace di farsi indietro quando necessario ma che ritorna potente laddove la parola si esaurisce. Il risultato sono brani ipnotici - con una prevalenza di voce e batteria - come "Dopo che" o "Pendicherry" dove non mancano però i cori che garantiscono un continuum melodico ammorbidendo l'essenzialità della voce di Clementi. Ma poi è la volta delle distorsioni di "Seychelles '81", un brano d'impatto, teso e martellante come "Club privé", davvero "metropolitano", che è forse il pezzo più "canzone" di tutti (e il cui video, non a caso, si dovrebbe tra un po' vedere a tarda notte su Mtv e Tmc2). Alcuni attacchi, come quello di "Ti sto cercando", nella loro essenzialità ed evocatività introducono alla perfezione i momenti più riflessivi dell'album, dove è chiaro che al centro è la parola ma al tempo stesso si percepisce l'indispensabilità del fraseggio sottostante a ricreare atmosfere uniche. Atmosfere, è questo quello che ci regalano i Massimo Volume attraverso dei testi che volutamente non descrivono, accennano, spesso si ostinano su un unico verso (come in "Club privé" o "Il giorno nasce stanco"), ripetuto su variazioni musicali che evocano scenari e climi con una capacità di risultare piacevoli all' ascolto - un ascolto che però non ammette distrazioni - pur restando del tutto inconsuete.
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