Recensioni / 02 set 2017

Lukas Nelson & Promise of the Real - LUKAS NELSON & PROMISE OF THE REAL - la recensione

Lukas Nelson & Promise Of The Real, la recensione

Buon sangue non mente: il figlio di Willie Nelson, dopo avere fatto da spalla a Neil Young, pubblica un disco di classic rock con i controfiocchi.

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Gianni Sibilla
LUKAS NELSON & PROMISE OF THE REAL
© Concord Music Group, Inc. (Digital Media)

Se vi piace il rock classico, se sentendo questo disco la voce vi ricorda quella di qualcuno, e se il cognome vi dice qualcosa: sì, Lukas Nelson è il figlio del grande Willie. Con il padre condivide le radici culturali fricchettone, una somiglianza vocale a tratti impressionante, l'amore dichiarato per l'erba.

Soprattutto, come il padre ha un gusto per la musica davvero notevole.  I Promise Of The Real sono la sua band: questo + il quarto disco di studio in 9 anni di attività, il quinto se si considera "The monsanto years", inciso come spalla di Neil Young. Se vi fosse rimasto qualche dubbio che non stiamo parlando di un figlio di papà,  negli ultimi anni i PoTR (con l'aggiunta dell'altro Nelson, Micha), hanno sostituito degnamente i Crazy Horse, in studio e dal vivo. 

Tutto questo considerando che Lukas non ha neanche 30 anni. Ma in questo disco sfoggia una classe ed un'esperienza da veterano. Forse in alcuni momenti, è pure troppo "classic", per la sua età: perché "Just outside of Austin" sembra quasi un plagio (o una citazione) di "Gentle on my mind", come se fosse cantata dal padre. E la stessa somiglianza vocale capita in "If I started over", così come nei brani più delicati. 

Ma è solo un'illusione: perché in almeno diversi brani, soprattutto in quelli più rock, Lukas sforna dei mezzi capolavori. "Forget about Georgia" è una sorta di risposta a "Georgia on my mind" di Ray Charles, con una stupenda e delicata coda elettrica, mentre "Set me down on a cloud" è una  cavalcata degna di un Crazy Horse.  Nel resto del disco, i PoTR giocano con country (meno del padre, però), rock, blues. 

Non è un disco che cambierà le sorti del rock, ma il tour con Young ha dato un po' di visibilità ad un talento che rischiava di essere solo il "figlio di". Questo disco conferma e (si spera) ne raccoglie i frutti: una carriera che potrebbe andare avanti a lungo e regalare grandi soddisfazioni.

TRACKLIST

01. Set Me Down On A Cloud - (07:16)
02. Die Alone - (02:37)
03. Fool Me Once - (03:50)
04. Just Outside Of Austin - (04:44)
05. Carolina - (03:15)
06. Runnin’ Shine - (03:22)
07. Find Yourself - (06:16)
08. Four Letter Word - (04:42)
09. High Times - (03:29)
10. Breath Of My Baby - (02:51)
11. Forget About Georgia - (08:17)
12. If I Started Over - (03:12)