«FEED THE MACHINE - Nickelback» la recensione di Rockol

I Nickelback cercano di rifare i Nickelback

Nuovo album per la band canadese, alla ricerca della propria identità perduta...

Recensione del 26 giu 2017 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Ok. Diciamolo subito e leviamoci il dente… i Nickelback sono una di quelle band che negli ultimi anni hanno suscitato più ilarità che ammirazione per la musica proposta. Una specie di spauracchio come il Babau: “Se non stai bravo/a ti faccio sentire i Nickelback!”. Ecco. I presupposti non sono, dunque, dei migliori nell’avvicinarsi alla nona prova in studio del gruppo canadese – che peraltro giunge a tre anni di distanza dal precedente “No Fixed Address”.

E se quell’album era una pericolosa – si è visto quanto – deviazione verso territori troppo commerciali, pop e easy, la nuova prova in studio mostra una volontà netta di tornare a un mood più hard/metal con tocchi post grunge. Insomma, un taglio molto anni Novanta/primi Duemila se vogliamo, alla ricerca della medesima scintilla che portò il gruppo alla fama e alla notorietà;e nel mix si aggiunge, come ingrediente neppure troppo segreto, una sorta di messaggio politico-sociale improntato alla voglia di cambiamento e rivoluzione.

E quindi cosa ci lascia “Feed The Machine”, dopo qualche ascolto? Pochino davvero – anche se di sicuro rappresenta una prova decisamente migliore di quanto fosse lecito attendersi. La sensazione, come spesso accade quando si parla di Nickelback, è quella di essere in presenza di una band che segue una specie di manuale di istruzioni del perfetto rocker alternativo da classifica, senza però riuscire a instillare nei precetti teorici una scintilla personale che dia il guizzo vitale indispensabile.

I riff, i tempi, il cantato, la struttura dei pezzi… tutto molto patinato e studiato, ma anche piuttosto gelido, poco guizzante e coinvolgente. In pratica una specie di Bignami del rock così come i Nickelback lo concepiscono, senza nulla aggiungere a quanto detto in passato e abbandonandosi anche alla tentazione dell’autocitazione. Si tratta quindi di un disco a modo suo semplice e diretto, ma anche poco interessante: hard grunge moderno servito in comodo kit di montaggio, come un mobile low cost da assemblare… farà il proprio compito, ma non è esattamente ciò che vorremmo in casa.

Il leader Chad Kroeger in una recente intervista ha spiegato la propria visione, dicendo: “Onestamente, credo che ai ciritici musicali i Nickelback piacciano. Non è musica cattiva, è solo musica… siamo un guilty pleasure. Non siamo una indie band di quelle cool, non siamo gli Arcade Fire. Loro sono i cocchi dei critici. E gruppi del genere ti devono piacere perché sono fighi, indie e cool. Se sei un critico devono piacerti. Mentre non dobbiamo piacerti noi”. Sarà davvero così?

TRACKLIST

01. Feed The Machine (05:02)
03. Song On Fire (03:50)
04. Must Be Nice (03:42)
05. After The Rain (03:34)
06. For The River (03:28)
07. Home (03:52)
09. Silent Majority (03:52)
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