«THE NASHVILLE SOUND - Jason Isbell» la recensione di Rockol

Il "white man's blues" di Jason Isbell: "The nashville sound!

Poco conosciuto in Italia, Jason Isbell è uno dei migliori cantautori rock degli ultimi anni: dopo il Grammy due anni fa,torna con un altro grande disco in cui prova a riscrivere le regole del country rock, nell'era di Trump. La recensione

Recensione del 19 giu 2017 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

In Italia non se lo fila quasi nessuno, ma ason Isbell è uno dei migliori cantautori rock degli ultimi anni. Wuesto nuovo disco arriva due anni il Grammy vinto come miglior canzone per "24 frames", dall'ultimo "Something more than free". Ed è un altro grande esempio del genere che, semplicemente, va sotto il nome di "Americana".

La sua storia si potrebbe riassumere in "L'arte di sentirsi fuori posto": ha militato a lungo dei Drive-By Truckers, da cui è uscito per curarsi dall'alcolismo. Per poi tornare da solista, e con una collocazione difficile: troppo rock e troppo "liberal" per essere davvero accettato dal country più tradizionalista, troppo legato a quei suoni folk per essere messo assieme ai cantautori rock tradizionali. 

Queste stesse belle contraddizioni si ritrovano appieno in "The Nashville sound", un album  in cui prova a riscrivere le regole del country rock, e a cantare il "White man's blues" nell'era di Trump.

Il "Nashville sound" del titolo (e citato in "White's man world") va preso in modo tutt'altro che letterale, anzi. La canzone racconta del maschilismo dell'ambiente, e dell'impossibilità di "cambiare quel suono", soprattutto se fai la cantante. Insomma, basta con un mondo a misura del bianco americano maschio.  E' un disco simbolo dell'aria che tira nell'America più profonda. Per questo Isbell ha fatto una scelta meno introspettiva rispetto al passato, usabdi più aggressivo nel raccontare il mondo che lo circonda.  

Come canta in "Hope the high road":

I've heard enough of the white man's blues, I've sang enough about myself
So if you're looking for some bad news you can find it somewhere else
Last year was a son of a bitch, for nearly everyone we know, but I ain't fighting with you down in a ditch

"The Nashville sound" è un manuale di scrittura americana: forse, non ha capolavori come "24 frames" e "Children of children" dal precedente "Southeastern",  ma non ha una canzone brutta o banale. Sono tutti piccoli gioielli, dall'acustica "Last of my kind", al country puro di "Something to love" (impreziosita dalla voce e dal violino della moglie Amanda Shires, che è pure una ottima solisra), al rock di "Anxiety", "White man's world", "Cumberland gap" e "Hope the high road".  

Isbell prende i canoni di un genere e li riscrive, li piega al suo modo di fare musica. Altro che country-rock classico: è solo grande musica. E la conferma che Jason Isbell è lì, di fianco a Ryan Adams, John Mellencamp e compagnia.

TRACKLIST

01. Last of My Kind (04:22)
02. Cumberland Gap (03:24)
03. Tupelo (04:01)
04. White Man’s World (03:56)
06. Anxiety (06:57)
07. Molotov (03:46)
08. Chaos and Clothes (03:34)
09. Hope the High Road (03:03)
10. Something to Love (03:39)
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