«I'LL TAKE YOU THERE - Mavis Staples» la recensione di Rockol

"Quel che Martin Luther King predica noi lo possiamo cantare"

Tutti assieme appassionatamente per festeggiare i 75 anni di Mavis Staples. Arcade Fire, Jeff Tweedy, Bonnie Raitt, Glen Hansard, Gregg Allman e molti altri ripropongono in concerto, nel 2014, il repertorio della regina del gospel-soul.

Recensione del 10 giu 2017 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Quando chiama una dei «grandi guerrieri gospel del dopoguerra», per usare un’espressione di Lauryn Hill, musicisti raffinati, rocker, cantautori di Americana e pop star milionarie rispondono. Sono tutti qui, radunati attorno a Mavis Staples, al fervore del suo canto, al richiamo delle radici gospel della musica americana in un disco dal vivo che è per metà raccolta di duetti e per metà tributo. Ed è, anche, il ricordo di un’epoca – gli anni ’60 – in cui fede e consapevolezza razziale si saldavano. Come diceva Pops Staples, padre della cantante di Chicago e leader degli Staples Singers, “quel che Martin Luther King predica noi lo possiamo cantare”.

La storia del disco
Nel 2007 Mavis Staples era un’icona venerata solo dagli amanti del gospel-soul e dagli appassionati della storia del movimento per i diritti civili. Membro degli Staples Singers, il gruppo del padre Pops, aveva fatto la storia, letteralmente, ma restava ai margini del pop, nonostante un paio d’album prodotti da Prince a cavallo fra anni ’80 e ’90. Poi è arrivato “We’ll never turn back”: etichetta cool (Anti), produttore formidabile (Ry Cooder), repertorio per metà di traditional. Da allora Staples è diventata un’icona anche per i rocker un po’ più giovani di Bob Dylan, che avrebbe voluto sposarla negli anni ’60. Sono arrivati due dischi prodotti da Jeff Tweedy e uno da M Ward, canzoni scritte per lei da Nick Cave e Justin Vernon, un documentario HBO, collaborazioni con Arcade Fire e Gorillaz. Nel 2014 Staples ha compiuto 75 anni. Li ha festeggiati in novembre con un concerto all-start all’Auditorium Theatre di Chicago. Questa è la documentazione audio.

Come suona e cosa c’è dentro
È un abbraccio intergenerazionale, il tipico concerto all-star, una grande celebrazione in cui appaiono fantastici musicisti (Bonnie Raitt, Taj Mahal), voci notevoli (Emmylou Harris), rocker della generazione successiva (Jeff Tweedy, Win Butler & Régine Chassagne degli Arcade Fire). Ci sono anche il compianto Gregg Allman, Glen Hansard alle prese con “People get ready”, Aaron Neville, Patty Griffin, Eric Church, Buddy Miller. Il repertorio spazia dai classici degli Staples Singers alle canzoni dei dischi solisti. Staples lascia molto spazio ai suoi ospiti e appare in 7 pezzi su 15, tra cui il finalone collettivo sulle note di “The weight” di Dylan, cui partecipano anche altri protagonisti del concerto, da Ryan Bingham a Joan Osborne. La band è diretta da Don Was, un’altra sicurezza, i cori sono assicurati dalle McCrary Sisters, vere co-protagoniste di molte performance. La versione deluxe su doppio CD + DVD contiene alcuni brani in più.

Perché ascoltarlo (o perché girare alla larga)
I concerti-tributo sono meravigliosi da vivere, un po’ meno interessanti da ascoltare. Ma è un gran piacere sentire questo repertorio e questo cast. È anche un modo per capire dove stanno le radici della musica che ascoltiamo ogni giorno e magari depurarsi dall’overdose di voci filtrate da Auto-Tune. Certo, è un concerto del 2014 pubblicato nel 2017, non esattamente roba fresca, ma poco importa: è musica senza tempo. Non ci sono grandi sorprese, a parte l’esecuzione degli Arcade Fire di “Slippery people”, scritta da David Byrne con in testa gli Staples Singers, una delle grandi cose del concerto. E un’interpretazione infervorata di “I’ll take you there”. Non c’è motivo per tenersi alla larga da questo disco. Certo, se non avete mai sentito un disco di Mavis Staples, questo non è il miglior punto di partenza. Cominciate dal leggendario (ma davvero, mica per dire) disco dal vivo degli Staples Singers di metà anni ’60 “Freedom highway”, passate da “Only for the lonely” registrato quando Mavis aveva una trentina d’anni e una voce freschissima, arrivate magari a “One true vine” del 2013, uno dei dischi prodotti da Tweedy.

La canzone fondamentale
Dovessimo scegliere una canzone-simbolo dell’intera carriera di Mavis diremmo “Freedom highway”, scritta da Pops Staples dopo le marce da Selma a Montgomery. Ma la versione contenuta nel live è cantata da solo Michael McDonald e non è fenomenale. E allora è meglio un pezzo dove compare la voce nerissima rauca di Mavis Staples. È il traditional “Turn me around” in versione possente con la chitarra slide e la voce di Bonnie Raitt. Ricrea il feeling degli Staples Singers con grande energia rock: “Non mi lascerò respingere, continuerò a camminare, continuerò a parlare, marcerò verso la terra della libertà”.

TRACKLIST
Woke Up This Morning (Buddy Miller)
Waiting For My Child To Come Home (Patty Griffin)
Far Celestial Shore (Emmylou Harris)
Freedom Highway (Michael McDonald)
People Get Ready (Glen Hansard)
Respect Yourself (Mavis Staples & Aaron Neville)
Eyes On The Prize (Eric Church)
Wade In The Water (Taj Mahal)
Have A Little Faith (Gregg Allman)
Turn Me Around (Mavis Staples & Bonnie Raitt)
Will The Circle Be Unbroken (Gregg Allman, Taj Mahal, Aaron Neville, Bonnie Raitt & (Mavis Staples)
Slippery People (Mavis Staples, Win Butler & Régine Chassagne)
You Are Not Alone (Mavis Staples & Jeff Tweedy)
I'll Take You There (Mavis Staples)
The Weight (Mavis Staples & Everybody)

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