«IN•TER A•LI•A - At The Drive-In» la recensione di Rockol

La reunion degli At The Drive-In. La nostra recensione di "In•ter a•li•a"

Ecco "In•ter a•li•a": gli At The Drive-In riportano gli orologi indietro di vent'anni

Recensione del 11 mag 2017 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Che sia per il sacro fuoco dell’arte o per chissà quali altri ragioni, il fatidico capitolo reunion è arrivato anche per gli At The Drive-In. Alla band di El Paso, Texas, sono serviti diciassette anni per dare un seguito al proprio percorso artistico, dopo essere stata malamente travolta dal clamore che aveva generato. Di segnali di fine delle ostilità tra i membri del gruppo nel corso degli ultimi tempi ce ne sono stati a più riprese, ultimo dei quali il giro di concerti dello scorso anno, nonostante l’evidenza che l’ascia di guerra non è ancora deposta del tutto, visto che Jim Ward all’indomani del tour di ritorno sulle scene ha preferito chiamarsi fuori.

Un evento, quello, tromboneggiato con la presenza di materiale nuovo, il primo dallo scioglimento, ma di fatto disatteso fino all’arrivo dell’ultimo "In•ter a•li•a", il disco che segna la ripresa a pieni giri di questi texani col fuego dentro. In casi del genere il pericolo di apparire dei cosplayer di se stessi è sempre dietro l’angolo, una pena fortunatamente fugata subito alle prime battute. Il nuovo corso della band appare solido, con un avvio roccioso e diretto come “No wolf like at the present”, una carica di tensione che sembra reggersi su un’impalcatura sghemba sempre sul punto di crollare da un momento all’altro.

Passata la prima fase di paura però, il lavoro del gran rientro non riesce a imporsi davvero come quell’ideale capolavoro di forza e intenti che è mancato a suo tempo a causa dell’implosione che ha dissolto la compagine. La seconda stagione degli ATD-I riporta di prepotenza le lancette dell’orologio di quasi vent’anni per riprendere quanto lasciato in sospeso, pompando di maniera la propria formula di rock spigoloso e ricco di contaminazioni di ogni genere. L’album è una rinnovata mistura delle frenesie elettriche di Omar Rodríguez-López e dell’ugola affilata di Cedric Bixler Zavala, con la nervosa sezione ritmica affidata a Paul Hinojos e Tony Hajjar, fatta di cambi di tempo, rullate feroci e tempi sincopati, a cui si aggiunge l'innesto di Keeley Davis alla seconda chitarra a fare le veci del dimissionario Ward. Inquieti e sopra le righe come sempre, ma anche senza quel bagliore che ne fa davvero la differenza.

Alla fine, gli At The Drive-In ritornano sì a casa, lasciandosi però alle spalle il proprio potenziale migliore per fare più che altro i conti con la pesante eredità del nome che si portano dietro. Quel sound meticcio e rabbioso che i ritrovati amigos hanno architettato è ancora presente in una sua ritrovata classicità, con un paio di ottimi colpi in canna, come “Ghost-Tape No. 9” o “Call Broken Harrow”, dove il lato più combattivo e irruento dei cinque ha ancora modo di esprimersi al meglio, eppure nonostante lo stesso spirito battagliero e la stessa carica esplosiva degli esordi, queste nuove canzoni non riescono del tutto a tenere il giusto passo, con il rischio di finire continuamente sopraffatte dall’inevitabile effetto nostalgia sempre presente.

In un caotico flusso di progressioni nervose, scatti adrenalinici e schizofrenie assortite secondo un concentrato in salsa chili di furore punk e rabbia hardcore, emerge pure il paragone scomodo, un po’ antipatico ma inevitabile, con la loro opera più riuscita, quel “Relationship of command” di quasi due decenni fa. Anche se, fisiologicamente, parte di quella miccia incendiaria si è andata via via stemperando in questo lungo salto temporale, la nuova fotografia dei cinque texani mostra in fretta il fianco. Non più ragazzotti della frontiera americana incazzati col mondo ma professionisti di lungo corso che possono permettersi il lusso di ritornare sui propri passi e riappropriarsi della propria turbolenta gioventù. Quanto a ciò che il futuro riserva a questa band, ovviamente, resta un mistero.

TRACKLIST

01. No Wolf Like The Present (03:39)
02. Continuum (04:02)
03. Tilting At The Univendor (03:26)
04. Governed By Contagions (03:27)
05. Pendulum In A Peasant Dress (03:41)
06. Incurably Innocent (03:26)
07. Call Broken Arrow (04:11)
08. Holtzclaw (03:49)
09. Torrentially Cutshaw (03:12)
10. Ghost-Tape No. 9 (04:15)
11. Hostage Stamps (03:53)
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