«COME L'ORO - Giulia Ananìa» la recensione di Rockol

Giulia Ananìa torna da cantautrice con un disco delicato da trattare e da raccontare: ecco perché

Dopo aver scritto per alcuni nomi di punta del pop italiano e dopo aver portato in scena uno spettacolo dedicato a Gabriella Ferri, Giulia Ananìa torna da cantautrice con un disco che presenta come il primo esempio di urban pop music italiano.

Recensione del 22 apr 2017 a cura di Mattia Marzi

La recensione

L'avevamo lasciata cinque anni fa sul palco del Festival di Sanremo, dove presentò (tra i "giovani") "La mail che non ti ho scritto", una bella canzone che non ottenne l'attenzione che meritava, ma nel corso di questi anni - pur restando un po' "dietro le quinte" - Giulia Ananìa si è data molto da fare: ha fatto concerti (moltissimi), ha scritto canzoni poi incise da nomi di punta del pop italiano come Emma Marrone, Nek, Malika Ayane, Annalisa e Paola Turci (ha partecipato alla scrittura di sei canzoni dell'ultimo disco della cantautrice romana: tra queste anche la sanremese "Fatti bella per te"), ha portato in scena uno spettacolo dedicato a Gabriella Ferri, da sempre tra i suoi punti di riferimento. In tutto questo aveva messo un po' da parte sé stessa, la sua attività di cantautrice: quando Giulia ha capito che i tempi erano maturi per tornare a parlare in prima persona, a metterci la faccia, è tornata in studio di registrazione con una manciata di canzoni. E ne è uscita con un bel disco.

L'album, intitolato "Come l'oro", è frutto di tre anni di lavoro che hanno visto Giulia Ananìa muoversi tra Roma, Milano, Dublino e Berlino: in cabina di produzione si sono alternati due nomi importanti della scena indie-pop italiana, Matteo Cantaluppi (Thegiornalisti, Ex-Otago) e Marta Venturini (Calcutta). La cantautrice romana voleva fare un disco che la rappresentasse completamente e sembra esserci riuscita: "Come l'oro" mette insieme le tante facce di Giulia Ananìa, cantautrice raffinata ma anche poetessa. Sì, perché le otto canzoni (canzoni pop, semplici, che non sfigurerebbero affatto in alta rotazione sui grandi network radiofonici) sono alternate da poesie scritte da Giulia stessa e questo rende "Come l'oro" un disco per certi versi più delicato da trattare e da raccontare: insomma, non capita proprio tutti i giorni di ascoltare un album in cui accanto a canzoni-canzoni troviamo alcune poesie. Qui dentro c'è tutto il mondo della cantaurice romana, che non a caso ha voluto coinvolgere nelle lavorazioni anche alcuni amici e colleghi: dagli attori Francesco Montanari e Michele Botrugno (che recitano alcune poesie) al dj Stefano 66K De Angelis, passando per il poeta anonimo Er Pinto, il rapper Lucci e Coez (che ha partecipato alla scrittura di "Le stelle cadono").

Nel presentare il suo disco, Giulia Ananìa ci tiene a precisare che è stato definito il primo esempio di "urban pop music italiano". E questa definizione ci può stare benissimo: le canzoni sono dei racconti urbani e sullo sfondo di tutte le tracce c'è una città immaginaria, che potrebbe somigliare a Roma ma che non è necessariamente Roma - e questa città immaginaria la ritroviamo anche in una simpatica mappa all'interno del booklet, disegnata dallo street artist Daniele Tozzi utilizzando i titoli delle tracce. Si parla di integrazione, di periferie, di nuove società multietniche, degli zombie dei sabati sera, dei morti sul lavoro e della difficoltà di lasciarsi andare ai sentimenti (questo è uno dei temi che ricorrono di più, all'interno del disco).

Le tracce del disco sembrano seguire un ordine preciso. "Come fa questa città" somiglia a un risveglio nel bel mezzo della città immaginaria protagonista dell'album, "tra palazzi e muri di cielo" e strade ricoperte di oro e di polvere. "L'amore è un accollo" è una poesia al telefono appassionata, in dialetto romanesco (una curiosità: il verso "La voce tua de vento su 'sto core mio de foja" richiama un verso di una delle canzoni scritte da Giulia insieme a Paola Turci, "Ma dimme te", che fa "la voce tua de vento su 'sto core che è na foja e tu je dai er tormento"). "RomaBombay" è un viaggio nel traffico della Casilina, "Il volo" ci porta in cima ad una gru di un cantiere di questa città immaginaria. E se "Come fa questa città" è il risveglio, la poesia al telefono "La notte" è la traccia con cui lasciamo questa città, in silenzio, per non far svegliare nessuno: "Arriva l'alba come fosse l'unica certezza. S'allontana er camion della munnezza, mentre te svegli non c'hai più er magone. La luna si tuffa nel bicchiere: il giorno t'offre n'altra occasione".

TRACKLIST

01. Come fa questa città (03:31)
02. L'amore è un accollo - Poesia al telefono (01:42)
03. Come l'oro (05:35)
04. Il gelato - Poesia al telefono (02:00)
05. Dimmi che è vero quando piangi (04:15)
06. Pagine di Er Pinto (02:05)
07. RomaBombay (03:40)
08. Le stelle cadono (03:40)
09. Goccia di Er Pinto (01:11)
10. Dove vanno gli amori quando finiscono (03:43)
11. Figlia di V. Ananìa (00:38)
12. Se ti ho mancato amore (04:52)
13. Il muratore di V. Ananìa (00:42)
14. Il volo (06:25)
15. La notte (Last Coin) - Poesia al telefono (02:26)
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