«FENOMENO - Fabri Fibra» la recensione di Rockol

“Fenomeno”: Fibra e il suo disco più maturo e drammaticamente intimo

Con “Fenomeno”, il disco uscito oggi, Fibra si conferma il rapper più potente che c'è in Italia, mescolando rap e autorialità, amare confessioni personali e lucida fotografia del nostro paese

Recensione del 07 apr 2017 a cura di Michele Boroni

La recensione

Da qualche anno, specialmente nel mondo hip-hop e r'n'b, le modalità di promozione e distribuzione del disco sono diventate parte integranti del contenuto artistico: il caos organizzato di Frank Ocean, l'opera liquida e in continuo divenire di Kanye West, il gigantismo strategico di Beyoncé. Oggi la forma è sostanza, ed è coerente con il contenuto musicale. Due anni fa Fabri Fibra per il suo “Squallor” optò per un'uscita a sorpresa, una copertina da guerrilla writing, niente promozione, nessuna intervista nè firmacopie, e tutto ciò corrispondeva a un disco con tracce molto schiette e abrasive, nei suoni e nei testi, decisamente poco mainstream.

Però si sa: nuovo disco, nuova storia. Considerando quindi le ospitate da Fazio e Fiorello dei giorni scorsi, un singolo (title-track) dritto e radiofonico, intervista a Repubblica e  Corriere e con l'instore tour già pianificato, c'era da aspettarsi un disco più maturo e “serio”. Ed è proprio così, ma c'è molto di più. Quindi andiamo con ordine.

Fabrizio Tarducci, tra i rapper italiani è da sempre uno dei più riflessivi: pur non discostandosi troppo dalla logica dell'egotrip hip-hop, nei suoi testi sono più le domande che le risposte, più dubbi che certezze. Qui avviene fin dalla “intro”: Fabri si chiede se oggi a 40 anni valga ancora la pena rappare in Italia, dove il genere “è roba da ragazzini”.

La risposta ce la dà lungo tutto il disco: affermando la primigenia del successo del rap in Italia (“Rappo da prima dei social / Da prima di Twitter / Da prima che ci fossi tu su YouTube”), come riscatto verso chi lo credeva finito (tutta la traccia “Lascia Stare”), per far capire che è meglio degli altri (“Questi rapper sono tutti innocui / Quasi fanno sembrare il mio genere un altro / Ho provato a puntare più in alto / Rischi la crocifissione / Venerdì santo") e per togliersi un po' di massi da dentro le scarpe.

Gli argomenti di fondo non cambiano: il successo con cui fare i conti (“se vendi poco con la musica sei un fallito / Se vendi troppo con la musica sei un venduto”), l'odio e le invidie dei suoi colleghi, i soldi (“Male male male senza soldi frate si sta male / Finisci per guidare un Tir in mezzo al lungomare”), ma anche il corto circuito tra vita reale e serie tv - “comprimo dati Pied Piper” e “Stavo col Libanese / Quando sotto casa gli hanno sparato” rispettivamente da Silicon Valley e Romanzo Criminale – e c'è anche lo spazio per una sorta di canzone d'amore un po' cinica e disillusa (“Sto pensando a te”).

Meno provocazioni rispetto al passato (è il primo disco di Fibra senza l'etichetta “Explicit Lyrics”) e la complessità di certe rime contorte e dal doppio-triplo significato fanno spazio a strofe più secche, istantanee della realtà, minimalismo tra il miglior Vasco Rossi e Raymond Carver. In “Skit Considerazioni” c'è anche una sorta di editoriale di Roberto Saviano (con voce molto impostata da giornalista di un giornale radio) sui vantaggi della legalizzazione della cannabis per lo Stato Italiano, sotto il beat di Bassi Maestro.

Musicalmente le basi sono molto più morbide rispetto alla durezza di “Squallor”: “Pamplona”, il pezzo con i TheGiornalisti, nonostante il testo molto duro che mescola glamour e cronaca nera, rischia di diventare il singolone dell'estate (qui il motivetto musicale ricorda il tormentone telefonico “All night”). Anche le basi trap (“Le vacanze”, “Dipinto di blu”) sono più leggere e sofisticate rispetto a quelle che si ascoltano dai rapper dalla nuova leva italiana. Le produzioni di Bassi Maestro (“Money for Dope 2017” con il sample della canzone di Daniele Luttazzi), quelle di Neff-U (“Red Carpet”) e di Deleterio (“Invece no”) spiccano tra tutte. 

La tracklist ha una sua logica narrativa: se nella prima parte è il solito ed efficace Fibra che racconta l'Italia al tempo dei social nelle sue mille contraddizioni, nella seconda parte a partire da “Invece no” il rapper di Senigallia scava sempre più in una dimensione intima e personale, molto personale: se è vero che in ogni traccia Fibra ha a che fare con i propri fantasmi, è nelle ultime due tracce che si mette a fare i conti con gli scheletri che scalciano dentro l'armadio.

“Nessun aiuto” e “Ringrazio” sono dedicate rispettivamente al fratello Nesli e alla madre. Qui l'ironia si fa da parte, come pure il ricorso a metafore o giochi di parole e inizia un lungo dritto e amaro j'accuse. Grande sincerità e trasparenza e con una massiccia dose di coraggio per affrontarli così pubblicamente, al punto che l'ascoltatore si può trovare in imbarazzo ad ascoltare queste ultime due tracce, come spiare dallo spioncino di una porta del vicino mentre si consuma una tragedia familiare (“Mia madre mi soffoca da quando sono nato / Mi vorrebbe morto dopo quello che son diventato / Per lei è difficile accettare che ora sono grande / Prendevo botte fino a quando non usciva il sangue”).

Il flow di Fibra rispetto alle tracce precedenti è ancora più incisivo e secco, scandisce le parole e le basi amplificano il climax drammatico. Nel rap italiano non si erano mai sentite parole e storie così dure: il confronto con Eminem e le sue dure “Cleanin' Out My Closet”, “Kill You” e “My Mom” contro la madre è inevitabile.

Tirando le somme, con “Fenomeno” Fabri Fibra si conferma il rapper più potente del panorama italiano, con un disco che alterna equilibrio (“per rimanere così alto / È una questione di equilibrio”) e una serrata psicoanalisi in cui si toglie ogni maschera di comodo.   

TRACKLIST

01. Intro (02:05)
02. Red Carpet (03:35)
03. Fenomeno (03:19)
06. Pamplona (03:44)
07. Equilibrio (04:16)
08. Skit - Considerazioni (01:38)
09. Cronico (03:37)
11. Lascia Stare (03:15)
12. Dipinto Di Blu (03:18)
13. Invece No (04:03)
14. Ogni Giorno (05:11)
15. Le Vacanze (04:45)
16. Nessun Aiuto (04:36)
17. Ringrazio (04:52)

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