«MORE LIFE - Drake» la recensione di Rockol

Tra grind e ritmi caraibici questa volta Drake colpisce nel segno

Torna il rapper di Toronto con il tanto atteso "More Life", un mixtape assai eclettico in cui Drake non è sempre la voce principale, ma lascia lo spazio ai tanti ospiti. Per questo lo definisce una playlist.

Recensione del 23 mar 2017 a cura di Michele Boroni

La recensione

Drake, come molti suoi colleghi del mondo hip-hop e r&b - Kanye West su tutti - ha capito che per restare alla vetta del (hip)pop business, non basta solo realizzare hit globali (“Hotline Bling” e “One Dance”, due a caso) ma è anche necessario cambiare continuamente le carte in tavola: non parliamo solo di aspetti artistici e stilistici, ma proprio di formati e modalità di commercializzazione delle proprie opere.

Questa volta Drake dopo una lunga attesa (si parla di questo “More Life” da dicembre 2016, quando pubblicò in rete la photo-cover del padre) esce con quello che un tempo avremmo chiamato “mixtape” - forma assai popolare nell'hip-hop di spunti e abbozzi di canzoni senza un preciso filo conduttore che le unisce - ma che oggi lui definisce una playlist. Sulle prime potrebbe sembrare il solito giochetto di marketing per creare l'hype - e forse un po' lo è – però ascoltandolo attentamente si scorgono alcuni elementi di novità.

“More Life” contiene ben 22 pezzi, includendo solo “Fake Love” tra i singoli pubblicati a ottobre. Il concetto di playlist nasce innanzitutto dal fatto che è stato presentato su OVO Sound Radio, il radio streaming show in onda su Apple Beats 1 che Drake conduce insieme a Oliver El-Khatib: OVO è anche il nome dalla sua etichetta e loro si fanno chiamare October Firm, tanto per confondere ancora più le acque.

E come la playlist del suo programma, anche “Fake Love” è molto vario e mette insieme hip-hop, r&b, ma anche pezzi grime, house e sonorità caraibiche. A produrre e cantare insieme a Drake c'è una lunga lista di rapper, dj e producer.: da Kanye West al lanciatissimo londinese Skepta, da 2 Chainz a Young Toug, fino a nomi interessanti della house sudafricana Black Coffee e dall'esponente della techno di Detroit Moodyman.

Ma c'è di più: in molte tracce Drake fa un passo indietro e lascia la canzone in mano al suo ospite, ritagliandosi un ruolo minoritario. E' il caso di Skepta, nome di spicco del grime, in “Skepta Interlude”, ma anche Sampha con il suo soul dolorante “4422” che poteva stare serenamente nel suo disco d'esordio. In “Glow” dove si risente il Kanye West di “Late Registration” con un sample finale da brividi di “Devotion” degli Earth Wind & Fire. Ma sopratutto ci sono tanti suoni caraibici (“Passion Fruit”,”Ice Melts”) c'è l'house (“Get it together” con la voce di Joria Smith), c'è lo stile di Atlanta (“Gyalchester”) e tanto grind londinese. E Drake è il primo tra gli artisti r&b e rapper mainstream a muoversi verso questi suoni oltreoceano (e forse anche per rompere le uova del paniere di Ed Sheeran) anche se sempre mantenendo la sua modalità mainstream e normalizzata. 

In tutto questo ci sono anche i potenziali singoloni, oltre alla già citata “Passion Fruits” c'è l'Afropop “Madiba Riddim” ma anche l'iniziale “Free Smoke”. Un grande passo avanti per Drake specie se confrontato con “Views” il suo precedente disco del 2016, lunghissimo ma anche noiosissimo, seppur di gran successo. Per quanto riguarda le liriche siamo sempre di fronte a testi paranoici e di sfida (Drake ha molti detrattori nel mondo hip-hop, in quanto di successo con una scarsa street credibility e per giunta canadese) specie in quelle tracce dove è lui l'unico attore della scena (“Lose you”, “Do not distrurb”).

Per gli amanti del gossip nelle tracce ci sono tanti riferimenti alla breve ma intensa liason con Jennifer Lopez finita malamente (e in “Teenage fever” riprende anche “If you have my love”). Per noi farci mancar niente alla fine di “Can’t Have Everything” c'è anche il messaggio vocale della mamma di Drake sul pericolo dell'ansia da confronto, per continuare la tradizione dei messaggi materni dopo Frank Ocean e Solange. E poi dicono di noi italiani che siamo dei mammoni...

A parte gli scherzi. Con “More Life” Drake convince anche chi lo ha sempre considerato solo un rapper poco originale e solo un prodotto da classifica.

TRACKLIST

01. Free Smoke (03:38)
02. No Long Talk (02:29)
03. Passionfruit (04:58)
04. Jorja Interlude (01:47)
05. Get It Together (04:10)
06. Madiba Riddim (03:25)
07. Blem (03:36)
08. 4422 (03:06)
09. Gyalchester (03:09)
10. Skepta Interlude (02:23)
11. Portland (03:56)
12. Sacrifices (05:07)
14. Teenage Fever (03:39)
15. KMT (02:42)
16. Lose You (05:05)
18. Glow (03:26)
19. Since Way Back (06:08)
20. Fake Love (03:30)
21. Ice Melts (04:10)
22. Do Not Disturb (04:43)
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