«DAMAGE AND JOY - Jesus and Mary Chain» la recensione di Rockol

Un ritorno notevole per Jesus And Mary Chain

Son passati quasi 20 anni e i fratelli Reid tornano con un nuovo disco. Che è Jesus And Mary Chain al 100%

Recensione del 23 mar 2017 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Album numero sette per la band scozzese dei fratelli Reid, che dopo 19 anni di silenzio discografico si ributtano in pista. Lasciamo subito da parte gli scetticismi di prammatica, perché questo “Damage And Joy” è davvero un bel disco e può tranquillamente stare al passo con il resto della produzione dei Jesus And Mary Chain.

Ora però l’esuberanza intrisa di miele letale è leggermente smussata ed emerge un lato in qualche maniera più maturo, che fortunatamente non scalfisce la forza della proposta (inimitabile, diciamolo) del gruppo: atmosfere minimali velvettiane, melodie bubblegum a presa rapida e rock chitarristico.

Certo le sei corde e il feedback sono meno torrenziali, meno deraglianti rispetto all’esuberanza sonica dell’età più giovanile, ma il rock è sempre ben presente in queste composizioni. Solo lievemente mitigato da una sorta di consapevolezza, un aggiustamento nella formula comunicativa, come accade crescendo. Ma, sostanzialmente la band non è cambiata di una virgola – è solo un pelo più raffinata. Prova ne è il fatto che il punto forte dell’album sono le ballate, piuttosto che i – pur godibilissimi – brani più rock.

Anzi, a testimonianza dell’immutata qualità e di una vena ancora ben viva, occorre sottolineare come diverse di queste composizioni siano in realtà versioni ri-registrate di pezzi dei Reid originariamente scritti e registrati nei periodi di assenza dei Jesus And Mary Chain: un’operazione di recupero che lascerebbe adito a storcimenti di naso e pensieri poco felici. Invece non è così: il materiale pulsa, è vivo, fresco e piacevole… la maledizione di questi due tizi sembra proprio di non essere in grado di scrivere canzoni brutte.

Bersaglio centrato, dunque, e disco consigliato a tutti i fan. Chi, invece, non conoscesse il gruppo, probabilmente dovrebbe evitare di iniziare con questo album e giungerci, semmai, dopo un ascolto propedeutico dei primi tre, per coglierne la progressione e il valore, contestualizzando il tutto.

I fratelli Reid hanno inventato questo sound. E 30 anni dopo ne sono ancora i depositari unici. Non è poco. Per niente.

TRACKLIST

01. Amputation (03:24)
02. War On Peace (04:34)
03. All Things Pass (04:34)
04. Always Sad (02:52)
05. Song For A Secret (03:21)
06. The Two Of Us (04:12)
07. Los Feliz (Blues And Greens) (04:54)
08. Mood Rider (04:04)
09. Presidici (Et Chapaquiditch) (03:36)
10. Get On Home (03:31)
11. Facing Up To The Facts (03:05)
12. Simian Split (04:14)
13. Black And Blues (feat. Sky Ferreira) (03:23)
14. Can't Stop The Rock (03:19)
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