«UMAAN - Umaan» la recensione di Rockol

Umaan: leggi qui la recensione del disco d'esordio "Umaan"

Undici brani caratterizzati da sonorità avvolgenti e algide, per un viaggio che parte idealmente dai Depeche Mode per arrivare a Moderat e Nicolas Jaar..

Recensione del 21 mar 2017 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Alla voce reference mettiamo prima quelle dichiarate dalla band stessa: Moderat, Jon Hopkins, Aucan, Nine Inch Nails, CSI, Fuck Buttons. A queste si aggiungano i Subsonica e i Tre Allegri Ragazzi Morti. E, ovviamente, i Depeche Mode (di “Exiter”?), che in questi giorni sono tornati a monopolizzare l’attenzione generale, giusto per ricordarci che quel certo tipo di elettronica, di synth pop e di wave, beh… quella è casa loro.

Una casa molto grande in cui hanno soggiornato parecchi artisti nel corso degli anni, alcuni anche solo per poco (ma significativo) tempo. A questa guest list oggi si aggiungono gli Umaan, band piemontese che fa il suo esordio con questo disco omonimo ma che ha alle spalle un passato musicale bello consistente e che non può passare di certo inosservato; gli Umaan sono Marco “Ciuski” Barberis (Ustmamò`, Mau Mau, Cristina Dona`, Sushi, Feel Good Productions), Sandro Corino (Julierave, Mico`), Valerio Longo (Julierave, Mico`), e Diego Mariia (Julierave, 100 Motels).

“Umaan”, il disco, conta undici pezzi di puro electro (dark) pop. Punto. Solidi, quadrati, sintetici al punto giusto. In questi undici pezzi senti forte l’influenza di tutti i nomi che ho fatto in apertura e che mi sono sentito in dovere di fare, mettendoli ben in risalto perché un disco come questo li chiama a gran voce. Detto questo, “Umaan” è anche un disco che ci presenta anche una band nata già adulta e autosufficiente, che ha le idee molto chiare su quello che vuole dire e come lo vuole dire. Un lavoro ottimamente scritto e prodotto (da Riccardo Parravicini con la collaborazione di Davide Arneodo per quanto riguarda sound design e programmazioni), e dall’enorme potenziale in termini di appeal. Perché oggi il synth pop è un genere che piace e funziona, è una forma musicale piuttosto attuale, ma per quadrare a dovere va confezionata altrettanto a dovere, e gli Umaan in questo sono stati in gradi di giocarsela bene. Pezzi come “In me”, “Paranoia” e l’ottima “Salomè”, il pezzo più Apparat di tutti, trasmettono perfettamente quell’ambiente notturno che la band voleva costruire in termini di suono e liriche:

“Questo album e` stato pensato di notte, e ci immaginiamo debba essere ascoltato al buio, ad alto volume, guidando su una strada libera. Il tema conduttore che attraversa il disco, parte dal chiedersi dove prendiamo la forza per superare gli ostacoli, per vincere le difficolta` che ci affliggono, per guardare con uno spirito positivo al futuro che ci attende. La risposta per noi risiede la` dove la ragione si abbandona ai nostri sensi, alla nostra capacita` di sentire”.

Lavorare d’introspezione usando l’elettronica e i sintetizzatori è come fare il pasticcere: tutto deve essere dosato perfettamente, al millesimo, possibilmente in sottrazione. Meno è meglio. Vale per tutto, ma qui vale un po’ di più; gli Umaan lo sanno perché sono musicisti da un pezzo e conoscono le regole del gioco. “Umaan”, in questo senso, è il disco… giusto. E’ così che si fa. Ci siamo capiti, no?

TRACKLIST

01. Una sola veste (04:25)
02. In me (04:16)
03. Icaro (04:14)
04. Narciso (03:36)
05. Umore (04:08)
06. Tra le braccia del vento (05:18)
07. Paranoia (04:10)
08. Trappola di miele (04:22)
09. Salomè (04:48)
10. Luce tra le mani (04:09)
11. Cristalli (04:31)
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