«FREEDOM HIGHWAY - Rhiannon Giddens» la recensione di Rockol

Musica della tradizione (americana), musica dal cuore

Musica della tradizione (americana), musica dal cuore (di una nazione)

Recensione del 21 mar 2017 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Rhiannon Giddens è la voce dei Carolina Chocolate Drops, la string band più cool del pianeta. Come dite? Siamo punto e a capo, ne sappiamo quanto prima. E allora possiamo dire che si parla di musica tradizionale americana. Si parla di musica popolare. Si parla di folk. Si parla delle radici di quella che è la musica che proviene da oltre Atlantico e che ascoltiamo quotidianamente in radio o nel supporto che preferite. Si parla, quindi, anche di blues, di jazz, di country. Si parla di oltre un secolo di musica e canzoni che sono sopravvissute nel tempo perché hanno parlato e continuano a parlare al cuore della gente perché sono musica e canzoni che provengono dalla gente.

Spesso è musica semplice e sono semplici canzoni, ma, come accade alla semplicità, sono molto di più. Sono le tessere del mosaico che compone la storia del nuovo mondo. Alcune di grande e altre di minore importanza, ma quando quelle tessere le si accostano una vicina all’altra vanno a comporre un puzzle che ci permette di meglio comprendere quell’affascinante quadro che si chiama America nella sua completezza. Rhiannon Giddens di questo canta, di questo suona. Lei è un meraviglioso ‘mezzo’ per eternare questo genere di musica. E non è assolutamente un caso che questo suo secondo album (il primo “Tomorrow is my turn” è uscito nel 2015) abbia come titolo “Freedom highway”. Un titolo composto da due sole parole che riescono a riassumere alla perfezione l’idea buona di quella che è o che dovrebbe essere l’America nella sua anima.

 

L’album è co-prodotto dalla stessa Rhiannon Giddens e da Dirk Powell, un ancor giovane musicista che si trova molto a suo agio con strumenti quali il banjo, la chitarra slide e il violino. Una sorta di anima gemella della Giddens che fa di banjo e violino i propri strumenti di elezione. Delle dodici canzoni del disco; tre sono firmate da Giddens-Powell; altre sei sono ascrivibili alla Giddens, sola e in compagnia; mentre altre tre sono le cover. Cover che hanno grande importanza perché sono indicative di quanto riportato nelle righe più sopra. Sono il ponte che lega il passato al presente. “The angels laid him away” è stata scritta dal cantore country-folk-blues nero scomparso nel 1966 Mississippi John Hurt. “Birmingham Sunday” è da ascrivere a Richard Farina, scrittore e cantautore folk esponente della controcultura degli anni sessanta morto a 29 anni a causa di un tragico incidente anch’egli, come John Hurt, nel 1966. La terza cover presente nel disco è la title track che Rhiannon ha preso a prestito dal nume del gospel, Pops Staples. “Freedom highway” è posta in chiusura e vuole ribadire oggi come allora – è stata scritta nel 1965 – la ferma volontà di combattere ogni razzismo, ogni guerra, ogni sopruso.

 

Una prova senza sbavature quella della 39enne Rhiannon Giddens. Una prova che spinge un passo in avanti quello che viene comunemente definito l’American Songbook. Una prova che non disdegna di avvicinare e amalgamare la straordinaria ricchezza degli strumenti definiti tradizionali con inserti più moderni quali, ad esempio, l’hip hop di “Better get it right the first time”. Rhiannon ha nel suo destino l’onere e l’onore di cantarci l’America. E lo fa magnificamente.

TRACKLIST

03. Julie (04:27)
04. Birmingham Sunday (06:13)
06. We Could Fly (04:52)
07. Hey Bébé (03:19)
08. Come Love Come (05:19)
10. Baby Boy (04:28)
11. Following the North Star (01:55)
12. Freedom Highway (04:49)
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