«MILLPORT - Greg Graffin» la recensione di Rockol

Dai Bad Religion al country: riecco il professor Graffin

Terzo album solista per la voce dei Bad Reòigion, fra atmosfere country western e roots

Recensione del 11 mar 2017 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Terza prova da solo per la voce dei Bad Religion, il professor Greg Graffin. I primi due lavori uscirono nel 1997 e nel 2006, quindi non si può certo tacciare Graffin di eccessivo presenzialismo. Certo, il dubbio rimane: ma perché imbarcarsi nell’avventura solista, quando i Bad Religion – che piaccia o no – sono e restano una delle formazioni di punta del punk rock mondiale, a dispetto dell’età e del passare del tempo?

Ad ogni modo, fermo restando che la domanda di cui sopra resterà senza una risposta, almeno in questo frangente (e può anche andar bene così), quello che abbiamo in mano è un nuovo album in salsa country/folk/roots, sulla falsariga dei precedenti. Niente punk ultramelodico e tirato come nei Bad Religion, dunque, ma piuttosto un omaggio alle radici della musica made in the USA, pieno di suggestioni di frontiera, chitarre da cowboy, melodie westernate e mood rock con tanto di speroni, gilet di pelle, stivali, bandannas e pistola sempre carica.

Graffin – allargandosi un filino troppo – ha dichiarato che “Millport” per lui “ha lo stesso impatto di ‘Suffer’ dei Bad Religion”, aggiungendo: “faccio esattamente ciò che facevo all’epoca, scrivo canzoni che significano molto per me e le propongo in maniera totalmente onesta”. Nessun dubbio sull’onestà, ma caro Greg lasciatelo dire uno che ti segue da tanti anni… “Suffer” ha cambiato la vita di parecchie, tante persone; “Millport” non riuscirà mai a farlo. Senza rancore, per carità. È solo che i tempi sono cambiati, la musica è un’altra e un bel disco di roots rock, per quanto ben fatto, non potrà mai avere il potenziale deflagrante di quel “Suffer” nel 1988.

Detto questo, l’album è godibile – soprattutto quando il sound si indurisce un po’ come in “Lincoln’s Funeral Train”, che pare un pezzo paisley underground di scuola Dream Syndicate. Del resto i personaggi coinvolti sono una garanzia: Graffin, Mr. Brett dei Bad Religion e la sezione ritmica dei Social Distortion… come dire: non stiamo parlando di sciocchezze, qui c’è parte della crema del punk rock californiano. Ma da qui al compararlo a “Suffer” passa una bella differenza.

File under: divertissement.

TRACKLIST

02. Too Many Virtues (03:04)
04. Millport (03:19)
05. Time of Need (03:33)
06. Making Time (03:24)
07. Shotgun (02:38)
08. Echo on the Hill (02:30)
09. Sawmill (02:11)
10. Waxwings (03:27)
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