«ENGLISH TAPAS - Sleaford Mods» la recensione di Rockol

Sleaford Mods: senza pietà!

L'Inghilterra di oggi secondo gli Sleaford Mods: "è un luogo ridicolo, in cui ci si deve arrangiare, è ignorante e soprattutto è pura merda"

Recensione del 08 mar 2017 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Entri in un pub per una pinta o sei, magari una vaschetta di chips. Ti cade l’occhio sul menu e leggi: “English tapas”… mezza scotch egg, patatine, sottaceti e una mini pork pie. Se hai già la testa piena di incazzature e di casini, il minimo che ti possa capitare è che ti arrivi il sangue al cervello: cosa diavolo sarebbero le English tapas? E quando va il sangue al cervello a Jason Williamson e Andrew Fearns, ci scappa un disco. Intitolato proprio “English tapas”.

Williamson, descrivendo i pensieri che il concetto di un piatto come le English tapas gli evoca, fotografa impietosamente – e con precisione millimetrica – il mood dell’album: “Racconta tutto di questo posto del cazzo. È un luogo ridicolo, in cui ci si deve arrangiare, ignorante e soprattutto è pura merda”. Ite, missa est: 11 tracce per fare un ritratto del disastro sociale britannico (e non solo britannico, ovviamente).

La formula sonora non cambia di una virgola: Williamson rappa, parla, farnetica, sputacchia, declama, sbattendoti in faccia le cose che vede e pensa. Tutto questo sulle tipiche basi di Fearns costruite su basso e batteria, che flirtano col post punk, un certo ritmo algido krautrock e lievi sfumature hip-hop – anche se, rispetto al passato, sono leggermente meno ostiche - in un certo senso più fruibili… e non è un male: fanno da contrappunto al flusso folle e urticante delle parole. Le parole, appunto: sono i testi, come sempre, a fare la parte del mattatore. Per noi non di madre lingua inglese seguire il fiume in piena di Williamson è difficilissimo, ma l’impatto emotivo è comunque fortissimo: il suo lamento rabbioso e universale comunica anche a dispetto delle barriere linguistiche.

I bersagli dei testi sono molti, variegati e spessissimo condivisibili anche per i non britannici: la Brexit, la trasformazione del mercato del lavoro in fiera del precariato (la “gig economy”), l’hipsterismo, il fanatismo per il fitness, Snapchat, l’NME, il conservatorismo cieco, il lavoro alienante, le speculazioni finanziarie, la cultura dell’alcool a ogni costo… Williamson parla incessantemente, ma non predica: piuttosto veste i panni di un Piero Angela dei bassifondi, consapevole di essere egli stesso un animale della medesima razza di quelli che va a mostrare e illustrare, senza ipocrisie e con tanta cruda onestà.

Bello? Non è l’aggettivo giusto per questo album. Incazzato e potente – nel senso emotivo – sì. Se amate le sensazioni forti… (consigliato l’ascolto con i testi da leggere e un dizionario Inglese-Italiano).

TRACKLIST

01. Army Nights (03:02)
02. Just Like We Do (02:54)
03. Moptop (02:38)
04. Messy Anywhere (03:12)
05. Time Sands (03:10)
06. Snout (02:44)
07. Drayton Manored (03:36)
08. Carlton Touts (02:52)
09. Cuddly (03:44)
10. Dull (02:41)
11. B.H.S. (03:48)
12. I Feel So Wrong (03:10)
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