«H3+ - Paolo Benvegnù» la recensione di Rockol

Paolo Benvegnù, la recensione di "H3+"

Paolo Benvegnù, dalle molecole di idrogeno verso l'infinto e oltre. La nostra recensione di "H3+"

Recensione del 06 mar 2017 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Partire da una molecola per ricominciare, utilizzando la stessa di cui si circondano gli astri. Lo ione triatomico di idrogeno, in sigla H3+, è infatti l’elemento più presente nello Spazio, la materia che riempie il cosmo vuoto tra le stelle, oltre che l’ideale metafora che Paolo Benvegnù ha deciso di utilizzare per il suo ritorno sulle scene. Il nuovo album, dal titolo chimico di “H3+” fa seguito a tre anni di distanza da “Earth Hotel” e chiude una “trilogia H” dedicata all’anima iniziata con “Hermann” nel 2011.

Dopo la parentesi con i ritrovati Scisma, Benvegnù riprende il suo percorso da solista molto alla larga, dall’Universo e dall’infinitamente piccolo, per elaborare dieci canzoni come d’abitudine stratificate di parole e suoni, che raccontano della perdita e dell’abbandono e poi, ancora, di una ritrovata consapevolezza di sé. Al centro come sempre l’analisi chirurgica dei sentimenti che ha reso la scrittura di Benvegnù una delle più affilate in circolazione, in grado di mettere a nudo le istintive emozioni con una disciplina e cura da chef giapponese. 

L’energia cosmica messa in moto si compone di impulsi che partono e puntano dritto al cuore, trovando, al pari di un esploratore, il varco che conduce alla scintilla dell’essenza umana. Uno slancio vitale invocato nell’iniziale “Victor Neuer” e poi ancora inseguito in “Macchine”, che porta a una dimensione eterea dove tutto è in costante discussione. Quella stessa ricerca che anela alle stelle, a un Sole capace di illuminare, scaldare e infondere nuova vita, ma anche di accecare e distruggere, come quello celebrato in “Astrobar Sinatra”. Con un’intensità rara, la suggestione astrale porta verso gli orizzonti rarefatti di “Se questo sono io” e “Slow parsec slow”, oppure si lascia andare a citazioni esplicite come in “Goodbye planet Earth” che omaggia apertamente “Ashes to ashes” di Bowie prima di prendere una traiettoria propria.

E’ una fantascienza tutta fisica la sua, che vola libera nel freddo dello spazio ma a ben vedere pesantemente ancorata al corpo e alle sue pulsioni. L’accolita Benvegnù imbastisce un viaggio emozionale tra le alte sfere dell’Universo, che finisce però per tornare al punto di partenza, in tutta la sua terrena consistenza di ansie e desideri. Con una spinta espressiva che non concede pause, le parole hanno una carica magnetica tale da renderle imprescindibili nell’economia dei brani, dove la musica, nella sua uniforme eterogeneità di fondo, ne è al completo servizio. Pur mancando davvero di quegli scatti d’impeto che avevano caratterizzato gli altri lavori, la nuova portata siderale si mostra aperta a una contaminazione di generi, con una vena elettronica appena pronunciata e orchestrazioni in grado di cesellare con tanta grazia parole dal peso specifico importante. Gli elementi si accendono al suono delle liriche, che in “Boxes” si fanno cupe, intonando frasi lapidarie come sentenze: “Trasporto demoni e prigioni / Bombe a mille megatoni / Il futuro che non riesci a immaginare / È solo presente in divenire”. 

Si svelano poco alla volta passaggi dalla bellezza disarmante, come quelli cantati in “Olovisione in parte terza”, nella sua veste di raffinata ballata: “Sei nei milioni e milioni di stelle ad una ad una da elencare / Nei pianeti da esplorare / Nelle esplosioni / Nell’antimateria”. E' un esame al nucleo pulsante dell’anima, questo, un percorso che, da un mondo lontano, alla fine ha il suo naturale approdo in “No drink no food”, e tutto si fa ancora una volta concreto, dopo una rotta verso un infinito profondo dove le pause, i silenzi e gli scontri mettono in luce la tensione - forte e urgente - di una risposta sempre e costantemente ricercata.

TRACKLIST

01. Victor Neuer (03:49)
02. Macchine (05:55)
03. Goodbye Planet Earth (04:25)
05. Se questo sono io (04:20)
07. Boxes (04:39)
08. Slow Parsec Slow (04:47)
09. Astrobar Sinatra (04:02)
10. No Drink No Food (04:07)
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