«SPIRIT - Depeche Mode» la recensione di Rockol

Lo "Spirit" dei Depeche Mode: la recensione

Abbiamo ascoltato il nuovo disco: un lavoro politico, ed una piccola rivoluzione anche nella produzione, con James Ford. Un disco potente, da ascoltare e riascoltare.

Recensione del 16 mar 2017 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

I Depeche Mode parlano di evoluzione, di perdita di controllo, di rivoluzione. Fin dal titolo provano a catturare lo “spirito” del tempo, quello che in filosofia viene chiamato "Zeitgeist". “Spirit” è, per molti versi, il disco più politico del gruppo. Ma il personale è politico, si diceva anni fa: la band ha fatto scelte molto nette non solo nelle parole, ma anche nei suoi e nella produzione e costruzione dell’album. Per i temi, non c’è solo “Where’s the revolution”, che avete già sentito.

 Le canzoni con forti connotazioni sociali sono diverse, in "Spirit". L’album si apre su “Goin’ backwards”: “We have not evolved, we’ve lost control, we’re goin’ backwards, ignoring the reality”, canta Gahan. in “The worst crime” i Depeche parlano di “Misguided leaders” e dicono “We’re all charged with treason”. Siamo tutti coplevoli, in questa situazione nessuno è innocente. Non è un caso che nell’unica intervista finora concessa sul disco (a Rolling Stone USA), Gahan abbia detto che “è un disco sull’umanità, sul nostro posto nel mondo. Se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo occuparci di cosa succede. Ma sembra che stiamo andando in un’altra direzione”.

L’altra (piccola) rivoluzione è la produzione del disco. I Depeche hanno raccontato che il disco è stato inciso abbastanza velocemente, negli States, (dove vivono Gahan e Gore, che evidentemente hanno assorbito il clima sociale degli ultimi tempi).  Ma, dopo anni, c’è un nuovo produttore. Via Ben Hiller, che aveva lavorato con il gruppo negli ultimi 10 anni, e chiusa la trilogia di “Playing the Angel” del 2005, “Sounds of the Universe” del 2009 e “Delta Machine” del 2013”. Dentro James Ford dei Simian Mobile Disco e già al lavoro con Florence & The Machine e Arctic Monkeys. 

Hiller, per la cronaca, era anche “il produttore più discusso dell’intera discografia DM, e sono in tanti tra i fan a non perdonargli una eccessiva velocità e poca attenzione ai dettagli”, come spiegano su Depeche Mode Italia nel loro speciale. Lo stesso non si può dire di Ford: “Spirit” è un disco che non tradisce l’identità dei Depeche, ma infonde nuova linfa nel suono, con una cura maniacale delle sfumature dei suoni. "Spirit" è un disco da ascoltare con un buon paio di cuffie o su uno stereo con bel suono, per cogliere tutto il lavoro fatto dal gruppo con il produttore.

L’inizio è uno statement: in “Goin’ backwards” mettono subito le cose in chiaro, mischiando un piano con l’elettronica. Un sound potente, eppure riconoscibile. La stessa logica di mischiare potenza/dettaglio/riconoscibilità viene applicata a tutte le canzoni: “The worst crime” si apre su una chitarra quasi eterea, su cui montano poco per volta la batteria e le tastiere. I bassi pulsanti di “Scum” sono disturbati da piccole esplosioni sonore, da synth anni ’80, mentre la voce filtrata di Gahan ripete “Pull the trigger!”. Quei bassi ritornano in “You Move”, quasi a fondere le due canzoni, anche se il brano evolve in un’altra direzione, dove una tastiera sostiene Gahan che per la prima volta nel disco si allontana da temi più apertamente politici (“I like the way you move for me tonight”).

“Cover me” inizia lenta, ieratica, voce e tastiere, e prosegue fino alla bella coda strumentale, solo tastiere e pulsazioni. “Eternal”, cantata da Martin, è altrettanto ieratica, un breve affresco voce e tastiere di 2’ e 13” che finisce in maniera quasi dissonante e rumoristica. “Poison heart”, una delle canzoni più belle e dirette del disco, ha la struttura di una ballata soul, ma è resa meno rassicurante dalla batteria pulsante e “sporcata” da tastiere ed effetti.

“So much love” è la canzone più classicamente Depeche Mode: una partenza con percussioni elettroniche vecchio stile, le voci di Gahan e Gore che si intrecciano sull’apertura vocale “There is so much love in me”, e quattro note di una chitarra effettata che sembra uscire dritta da un disco new wave. Uno stupendo prossimo singolo, e una delle più forti affermazioni politiche del disco: “You can despise me, demonize me, but there is so much love in me”. 

Il muro del suono costruito dalla canzone viene subito smontato in “Poor man”, che inizia quasi distante, con un suono di tastiera che rimbalza da una cassa all'altra: è uno dei migliori esempi della produzione di Ford, con i suoni puliti che si accumulano, pur rimanendo chiaramente distinti e individuabili, costruendo un crescendo che alla fine della canzone ha tirato su un altro muro del suono.  “No more (The last time)” è un altro potenziale singolo, un’altra canzone dritta, dalla melodia dritta, sostenuta da bassi pulsanti. “Fail” è la chiusura, affidata alla voce di Martin: scura e melodica, in cui  gli opposti si attraggono e si uniscono, come in tutto l’album. “People, how are we coping? It’s futile to even start hoping. If justice will prevail, the truth will tear the scales. Our dignity has sailed, we failed”.

“Spirit” è un disco che riesce ad essere contemporaneamente duro e avvolgente. Suoni e parole affilate come lame, eppure non si ha mai una sensazione di distacco, di essere messi a distanza. I Depeche Mode invece ipnotizzano l’ascoltatore con quei suoni sintetici che fanno parte della loro storia, ripensati e rispolverati per il 2017. Le melodie spesso mitigano la durezza della parole, dando un senso di familiarità a sonorità spesso volutamente disturbanti.

Insomma: un disco da ascoltare e riascoltare, una band che con 40 anni di carriera non tradisce la sua identità, ma va avanti e si rifiuta di chiudersi in una torre d’avorio, guardandosi intorno, cercando nuovi modi di raccontare quello che vede e spingendo l’ascoltaltore a fare altrettanto.

TRACKLIST

01. Going Backwards (05:42)
03. The Worst Crime (03:48)
04. Scum (03:13)
05. You Move (03:49)
06. Cover Me (04:50)
07. Eternal (02:13)
08. Poison Heart (03:13)
09. So Much Love (04:28)
10. Poorman (04:25)
12. Fail (05:06)

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