«CRY BABY - Melanie Martinez» la recensione di Rockol

Melanie Martinez - CRY BABY - la recensione

Recensione del 30 dic 2016 a cura di Barbara Nido

La recensione

Suoni cupi ed inquietanti, carillon a profusione e la particolarissima voce di Melanie Martinez: questa la ricetta alla base del primo album della ragazza che si è fatta conoscere grazie alla partecipazione a The Voice USA.
Pur non vincendo, non si perse d’animo: attraverso il crowdfunding, Melanie comincia a lavorare sul suo primo Ep “Dollhouse” e ad alcuni video, per il suo canale YouTube, che in poco tempo divennero virali. Grazie alla nuova popolarità acquisita, firma un contratto discografico con l’Atlantic Records e comincia a lavorare sul suo primo lavor: un concept album che racconta, tra realtà e fantasia, la storia di Cry Baby, l’alter ego della cantautrice.


Quando era piccola la cantautrice veniva spesso additata come piagnucolona dagli altri bambini ed è per questo che è stato scelto questo nome per il suo sostituto fiabesco; “Cry baby” è anche il titolo della prima traccia, che racconta di una bambina fragile, con un cuore troppo grande per un corpo così piccolo, che non può fare a meno di piangere. Subito una nota dolente: il pianto di un bambino come sottofondo, la voce infantile della cantautrice e lo xilofono non riescono ad ammortizzare l’effetto ripetitivo che viene trasmesso, nel complesso, da questa traccia. Si procede con “Dollhouse”  in cui viene descritto un quadro familiare all’apparenza perfetto, ma che nasconde dietro la sua facciata patinata innumerevoli problemi, come una madre alcolizzata e un padre che va a prostitute. Il tema di questo brano viene ulteriormente approfondito con “Sippy cup”, che racconta di come la madre uccide il marito dopo averlo trovato a letto con l’amante.
I rumori sinistri e l’atmosfera da circo degli orrori hanno reso “Carousel” la perfetta colonna sonora per “American Horror Story: Freak Show” divenendo così uno dei brani più conosciuti della Martinez.
Qui la storia è incentrata sui sentimenti che Cry Baby prova per un ragazzo che, però, non la corrisponde lasciandola così intrappolata in un circolo vizioso, reso con la metafora della giostra, da cui lei non riesce ad uscire.
Si gioca con le allitterazioni e le lettere dell’alfabeto in “Alphabet boy”; i versi sono dedicati ad un ragazzo che la fa sentire troppo piccola senza capire che, in realtà, è lui quello che ha bisogno di crescere.
Scottata dalla sua delusione d’amore Melanie s’impone in “Soap” di affrontare il nuovo amore con maggiore lucidità e con i piedi ben piantanti in terra; la particolarità di questo brano è l’effetto del sintetizzatore sulle bolle di sapone che esplodono: regalano alla canzone una musicalità che si differenzia incisivamente dalle precedenti.
Il primo e unico lento dell’album, dedicato al nuovo amore a cui è finalmente pronta ad abbandonarsi è “Training Wheels”; in questo caso bisogna però ammettere che un testo così dolce sembra stridere con il resto del disco che rimane focalizzato invece sulla disperazione e sul disagio.
“Pity party”, sfruttando una citazione dal famoso brano di Lesley Gore “It’s my party”, inneggia alla libertà di Cry Baby di piangere, anche se sta festeggiando il suo compleanno, quando nessuno degli invitati, fidanzato incluso, si è presentato alla sua festa. Questa traccia segna l’inizio del declino di Cry Baby verso la pazzia.
L’auto-tune e la manipolazione vocale fanno di “Tag you’re it” un pezzo davvero esplosivo e decisamente accattivante, che ha la capacità di trasmettere tutta la disperazione dell’artista; dato il tema trattato non c’è di che stupirsi: attraverso la metafora del lupo cattivo che la insegue, fino a catturarla e rapirla, si snoda il tema delle aggressioni sessuali.
Il carillon scarico alla fine del brano sembra quasi voler trasmettere all’ascoltatore un messaggio: Cry Baby, e la sua innocenza, non esistono più.
Biscotti e latte accoppiata perfetta per ri-guadagnarsi la libertà uccidendo (presumibilmente) il “lupo” di “Tag you’re it”; questo il piano diabolico elaborato in “Milk and cookie” dove il sintetizzatore abbellisce un pezzo dalla ritmica decisamente orecchiabile ma non molto diversa da molte altre nell’album.
In “Pacify Her” la protagonista si è infatuata di un nuovo ragazzo e farà di tutto per portarlo via alla sua fidanzata; no, non è spinta da nessun travolgente sentimento, ha solo tanta voglia di giocare.
Questo nuovo comportamento e il suo definirsi (senza vergona) una rovinafamiglie, trasmette come, a causa delle tante delusioni, l’alter ego abbia ormai abbracciato una nuova, insensibile, sé stessa. In “Mrs. Potato Head” la Martinez si interroga sui motivi che possono spingere una donna a ricorrere alla chirurgia plastica.

Come dichiarato in un’intervista, l’intento non era quello di condannare coloro che ricorrono a ritocchi estetici, quanto quello di ricordare alle donne che questi non sono necessari poiché ognuna è già naturalmente bella così com’è. Si chiude con accenni hip-hop e le base potente di “Mad Hatter”. Molti sono i riferimenti al mondo di Alice nel paese delle meraviglie in questo pezzo in cui Cry Baby, capita la sua follia, non solo la abbraccia, ma la rende un suo tratto distintivo. Non sono più i pazzi a spaventarla, ma le persone normali.

Musicalmente parlando questo disco risulta spesso monocromatico con un carillon troppo ricorrente, ma ha la grande capacità di mescolare il pop a influenze elettroniche e alternative: il risultato è un disco coinvolgente basato su una storia che desidererete scoprire.
La scelta di pubblicare un videoclip per ogni traccia rappresenta inoltre un valore aggiunto che conferisce spessore al lavoro: permette di immergersi totalmente nel mondo di Cry Baby, e di Melanie Martinez ovviamente, scrutandone i più profondi anfratti. Essendo questo un concept album, la scelta non poteva essere più azzeccata.

TRACKLIST

01. Cry Baby (03:59)
02. Dollhouse (03:51)
03. Sippy Cup (03:15)
04. Carousel (03:50)
05. Alphabet Boy (04:13)
06. Soap (03:29)
07. Training Wheels (03:25)
08. Pity Party (03:24)
09. Tag, You're It (03:09)
10. Milk and Cookies (03:26)
11. Pacify Her (03:40)
12. Mrs. Potato Head (03:37)
13. Mad Hatter (03:21)
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