«MUSIC BANK - Alice in Chains» la recensione di Rockol

Alice in Chains - MUSIC BANK - la recensione

Recensione del 11 dic 1999

La recensione

Un regalo per i fans. Per quanti seguono il gruppo dall’anno in cui è nato – era il 1987 – e, quasi come dei tifosi di una squadra di calcio, sono ormai rassegnati ad ottenere meno soddisfazioni che amarezze. Tre album di studio, tre EP, un live unplugged e per il resto, voci. Layne Staley continua ad avere grossi problemi di droga, Jerry Cantrell si è stufato e ha pubblicato qualche tempo fa un album come solista, “Boogie depot”, gli altri fanno qualcosa ogni tanto e per il resto aspettano. Nel frattempo esce “Music bank”, un cofanetto che del gruppo ripercorre la turbolenta carriera con il cospicuo contributo di demo versions e remix. La musica di Alice in Chains è ancora di una potenza mostruosa, per niente incrinata dal trascorrere del tempo e dal ridimensionamento del fenomeno giunge avvenuto come sempre a posteriori. La voce di Layne Staley, il suono unico, d’insieme, regalato da Cantrell, Starr e Kinney sembrano sottolineare un’importanza e una vastità di riferimenti che pongono la band al di sopra di molti colleghi di Seattle dal punto di vista della caratura rock. Layne Staley non ha mai avuto il carisma animista di Eddie Vedder, i riff e le canzoni di Cantrell non sono mai stati immediatamente catchy come quelli di Cobain, eppure il percorso musicale degli Alice, influenzato allo stesso modo dai Kiss e da Crosby, Stills Nash & Young, vive un gradino sotto Pearl Jam e Nirvana in termini di popolarità, ma con una piattaforma di canzoni decisamente più larga e profonda. Difficile scegliere un anthem, nel caso degli Alice in Chains, più facile sposare un suono, una vibra, un maledetto virus che infetta quasi tutte le loro composizioni. Le altre, quelle pure come ad esempio l’iniziale “Get born again”, sono sfuriate rock di livello altissimo, pure esplosioni di talento. “Music bank” racchiude come un magico scrigno la storia del gruppo, raccontata esaustivamente nelle note interne al booklet, e l’accompagna con numerose foto e le note scritte da Cantrell a corredo di ogni canzone contenuta nei Cd. A completare l’opera, oltre ai 3 Cd musicali, un quarto Cd contiene video, discografia, una parte multimediale e un simpatico gioco, “The journey”, dalle atmosfere vagamente orrorifiche. Per il momento è tutto, anche se non mancano i punti interrogativi. La fotografia di una porta chiusa con il lucchetto che è posizionata alla fine del booklet di “Music bank” sembra vaticinare qualcosa: è l’antro di Alice in Catene, è vero, ma sembra ormai un luogo abbandonato, deserto da tutti. Quale futuro per il gruppo? «L’avventura continua e sta andando ancora avanti, e finché cammineremo e respireremo ci sarà sempre un’Alice in Catene», dicono loro, ma crederci diventa sempre di più un atto di fede. Come comprare questo Cd.
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