«THE STAGE - Avenged Sevenfold» la recensione di Rockol

"The stage", l'opera rock a sorpresa degli Avenged Sevenfold

Gli Avenged Sevenfold si confermano imprevedibili ad ogni uscita: la recensione del nuovo album

Recensione del 07 nov 2016 a cura di Matteo Galdi

La recensione

Ci sono artisti che godono nel vedere i propri fan consumati dalla febbricitante attesa di nuove uscite discografiche, si divertono a pubblicare indizi e far partire conti alla rovescia: copertina, titoli dei brani, il primo singolo con annesso video e date del tour di supporto all’album, il tutto sperando che nel frattempo una copia rubata online non faccia il giro del mondo. Agli Avenged Sevenfold tutto questo stavolta non interessa.

Giunge così a sorpresa - senza annuncio alcuno - il nuovo capitolo della band Californiana “The stage”. Ormai gli album a sopresa non sono più una vera sopresa, da Beyoncé in poi. Ma per mandare in confusione e cambiare le carte in tavola, la band ha coinvolto conduttore radiofonico Chris Jericho, che ne annunciato titolo e data di pubblicazione sbagliati (“Voltaic Oceans” il falso titolo, dato in uscita il 9 dicembre).

Gli Avenged Sevenfold si confermano imprevedibili ad ogni nuova pubblicazione in quanto a scelte stilistiche: i lavori pubblicati in oltre dieci anni di carriera sono ognuno differente dal precedente. Ad un successo sempre crescente è risultato evidente un progressivo alleggerimento del sound, una svolta melodica ed una netta virata verso il commerciale. Dal metalcore al thrash metal, dalle canzoni urlate alle ballate orientate sul country, fino al puro heavy metal. Musica da stadio, che grandi masse ha attirato.

Alle critiche di non essere “abbastanza metal” rispondono di voler semplicemente suonare per il piacere di farlo e di non prestare caso al genere al quale vengono accostati. Sono spesso però identificati come una tra le band più rappresentative della “New wave of American heavy metal”, la nuova corrente dell’heavy metal americano.

La traccia di apertura è proprio “The stage” e, quasi come una ouverture teatrale, prepara all’ascolto dell’opera e ne racchiude i momenti e le soluzioni stilistiche che la caratterizzano. Il brano sfiora i nove minuti ma risulta estremamente variegato, Matt Shadows è ispirato e con voce enfatica - in veste di cronista e narratore - racconta dal principio gli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia del genere umano.

Valore aggiunto in fase di stesura dei brani è sicuramente Synyster Gates, sempre più abile nel padroneggiare la sua sei corde (esattamente la sua, l’ormai emblematica “Schecter Synyster custom”) e destreggiarsi in numerosi assoli di ottima fattura. Interpretati con un’eleganza nel tocco, classe e pulizia tecnica che in pochi possono vantare sono inseriti all’interno dei brani intelligentemente (e non per colmare il vuoto della banale formula secondo la quale “senza assolo il brano rock non è autentico”).

Brooks Wackeman (ex Bad Religion) alla batteria sembra completare al meglio la formazione della band: il suo stile dona freschezza al sound ed attinge al rock vintage ed al progressive come al thrash, tenendo ritmi spesso serratissimi inserendo numerosi blast beat.

Un arpeggio sinistro introduce la ballata “Angels”, che tanto ricorda “Dear God” e che in parte riesce a ricrearne la maestosità, mentre è abbondante l’utilizzo di una sezione di archi in “Roman sky”, quasi una colonna sonora di un colossal americano, che però non convince come vorrebbe. “Fermi Paradox” ed “Exist” – insieme vanno a formare almeno un terzo dell’opera - confermano che gli Avenged Sevenfold hanno dato una netta svolta alla loro carriera: due brani eterei e psichedelici, evocativi e maestosi sono la degna conclusione di “The stage”, il quale livello artistico e compositivo è da fuoriclasse.

Si tratta del lavoro più complesso mai prodotto dalla band. Difficile da assimilare ad un primo ascolto: i brani sono lunghi e strutturati, con cambi di tempo repentini e sfumature progressive rock. Nel complesso si tratta di una vera e propria “opera rock”, un concept album che tratta l’esistenza dell’uomo, destinato ad essere sconfitto da se stesso ad opera dell’intelligenza artificiale, da lui creata e sulla quale ha ormai perso ogni controllo. I testi sono ragionati e profondi, liberamente ispirati dagli scritti dello scienziato Carl Sagan e dell’ingegnere Elon Reeve Musk.

Il conto alla rovescia è affascinante, l’attesa è essa stessa fonte di piacere. Ma l’ascolto di un album uscito all’improvviso, prezioso come “The stage”, dà una soddisfazione ancora più grande.

TRACKLIST

01. The Stage (08:32)
02. Paradigm (04:18)
03. Sunny Disposition (06:41)
04. God Damn (03:41)
05. Creating God (05:34)
06. Angels (05:40)
07. Simulation (05:30)
08. Higher (06:28)
09. Roman Sky (05:00)
10. Fermi Paradox (06:30)
11. Exist (15:41)
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