«HEAVY ENTERTAINMENT SHOW - Robbie Williams» la recensione di Rockol

"Heavy Entertainment Show", l'intrattenimento massiccio di Robbie Williams

Come sa intrattenere Robbie, nessuno: ecco il suo "Heavy entertainment show" - la recensione

Recensione del 04 nov 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

"Vi darò tutto, e anche qualcosa di più", canta Robbie Williams  dandoci il suo benvenuto nel suo "Heavy entertainment show". La title-track è un ego trip degno del miglior rapper. Ma che Robbie sia una sbruffone non lo scopriamo di certo oggi. Anzi, è uno dei motivi per cui ci piace, per cui è una delle più grandi pop star in circolazione. Questo album offre motivi a volontà, di ogni foggia e colore, sia per continuare ad amarlo, sia per continuare a divertirci assieme a lui.

Robbie Williams si giocava molte cose: il primo album con la nuova casa discografica, la SonyMusic, il primo di inediti da "Take the crown", (2012), a cui era seguito il ritorno allo swing con "Swings Both Ways" nel 2013 e "Under the radar" (outtakes pubblicate autonomamente sul suo sito). Così ha calato il carico, con un disco ricco come gli oligarchi russi del singolo. 

L'intrattenimento "massiccio" è un riferimento a "Let me entertain you", una delle sue uscite più amate. Ma qua prova ad elevare il concetto all'ennesima potenza. Un approccio massimalista - rappresentato non solo da "Party like a russian", che unisce il pop alla classica con un campionamento di quelli che sulla carta fanno prudere le mani, e che nella pratica di ritrovi a canticchiare quando meno te l'aspetti. Un approccio incaranto proprio dall'insieme di suoni, stili e canzoni diverse che popolano i 61 minuti del disco.

Le grandi popstar sono quelle che sanno fare non solo grandi canzoni, ma scegliere  di chi circondarsi. E così la guest list è in realtà un parterre de rois: ci sono Guy Chambers e Stuart Price in produzione, ci sono i Killers ("Mixed signals" è in tutto e per tutto una loro canzone cantata da Williams), c'è Ed Sheeran ("Pretty woman", con il beat elettro-acustico tipico del cantautore), c'è Rufus Wainwraight (una bella "Hotel crazy" sospesa tra suoni retrò ed elettronica, con le due voci che si intrecciano alla perfezione). C'è persino il colpo di genio di chiamare un'icona dell'indie come John Grant, in quel bizzaro esperimento che è "I Don't Want to Hurt You", che viaggia tra cori ed europop.

"Heavy entertainment show" è un album che mantiene la promessa: dal rock ("Motherfucker" e "Bruce lee"), al pop ("Love my life"), alla dance ("Sensitive"), alle ballate (la finale "Marry me") è un disco vario, che mostra le sfaccettature dell'intrattenimento - come Robbie ha sempre fatto. E come continua a fare anche oggi, con il suo unico mix di sfacciataggine e divertimento.

Fa finta di prendersi sul serio, come in quella foto di copertina dove combatte con se stesso. Ma si diverte e fa divertire, da vero professionista del pop.

TRACKLIST

03. Mixed Signals (03:58)
04. Love My Life (03:28)
05. Motherfucker (04:17)
06. Bruce Lee (03:13)
07. Sensitive (03:16)
08. David's Song (04:14)
09. Pretty Woman (02:55)
10. Hotel Crazy (04:25)
11. Sensational (03:47)
12. When You Know (04:20)
13. Time On Earth (04:51)
14. I Don't Want to Hurt You (04:18)
15. Best Intentions (03:44)
16. Marry Me (03:53)
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