«SUNDAY - Was» la recensione di Rockol

Was - SUNDAY - la recensione

Recensione del 18 ott 2016

La recensione

di Marco Jeannin

“Marten” è il pezzo che per me ha fatto la differenza. Perché per quanto la presentazione del disco chiami in causa Mark Linkous degli Sparklehorse, a me questo pezzo ha ricordato in qualche modo i miei adorati Catherine Wheel e dal momento in cui scocca la scintilla, non si torna più indietro. Poi con i riferimenti mi fermo qui; tendenzialmente vorrei non cercarne troppi perchè non mi sembra giusto e rischio di perdermi.

“Sunday” è il secondo album targato Was, al secolo Andrea Cherchi; secondo se non contiamo “After dinner”, esordio datato 2010 della durata di diciassette minuti. Potremmo dire quindi che “Sunday” è il secondo album e mezzo di Cherchi che, per l’occasione, ha anche deciso di missarlo, supportato in studio da Daniele Murgia (che ne ha anche curato il mastering). Giusto per dare una continuità reale al lavoro fatto in sede di scrittura, lavoro che ha partorito otto pezzi a cavallo tra il pop, l’elettronica, il folk, e la psichedelia. “Sunday” in questo senso si fa apprezzare soprattutto per la sua non appartenenza ad un genere specifico: nel corso degli ultimi sei anni il songwriting di marca Was è cresciuto e si è evoluto andando precisamente in questa direzione, cercando cioè di lavorare attraverso la combinazione di atmosfere e di suoni per trovare una strada nuova, direi unica. Per farsi un’idea basta ascoltare pezzi come “Take over”, la già citata “Marten” (non vorrei ripetermi ma lo faccio perché il pezzo mi è davvero piaciuto molto) o la compassata “Sleep”, sottilissima ninna nanna (manco a dirlo) dal sapore retro pop, potenzialmente fuori dal tempo.

Che poi è un po’ tutta la sensazione che si prova percorrendo il disco, la stessa sensazione di sospensione ovattata che scalda il corpo in quelle domeniche un po’ opache, con il sole che filtra dalla finestra e pallidamente t’impedisce di tenere gli occhi aperti. E mentre lo scrivo penso che Andrea Cherchi abbia trovato il nome giusto per il suo progetto: Was rimanda letteralmente a qualcosa che era e che forse non è più, e questo distacco temporale si percepisce ancora più evidente ascoltando la musica che Was scrive. In “Sunday” si sente fortissimo. Ascoltate “Saturn”: più che wave direi post pop, fortemente atemporale. Vagamente maledetto. Molto affascinante.

"Sunday" è un bel punto di svolta per Was e un buonissimo disco per noi.

TRACKLIST

01. A Swamp (03:05)
02. Marten (02:44)
03. Funny Mate (03:14)
04. Take Cover (03:12)
05. The Old and the New (02:24)
06. Sleep (02:56)
07. In This Shore (03:22)
08. Saturn (03:20)
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