«CAROLINE - CRLN» la recensione di Rockol

CRLN - CAROLINE - la recensione

Recensione del 24 ago 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Carolina, Caroline, CRLN. Nome di battesimo, titolo del disco, nome d’arte. Con ordine: Carolina è una cantautrice classe '93 originaria di San Benedetto del Tronto. Si avvicina alla musica a dodici anni, quando abbandona la danza classica per dedicarsi agli studi di canto e chitarra classica. Inizia al fianco di piccole band di San Benedetto, poi decide di mettersi in proprio e scrivere pezzi originali. Riesce a farsi conoscere in rete grazie ai social su cui pubblica video di cover eseguite con l’ukulele: viene così notata dall’etichetta Macro Beats con cui si mette al lavoro. Prima voce femminile del rooster: Sboccia CRLN, e di conseguenza nasce “Caroline”.

“Caroline” conta cinque pezzi, tutti sui tre minuti di durata fatta eccezione per “Berlino Est” (location in cui tra l’altro mi trovo mentre scrivo), che giustamente si prende più spazio per chiudere in allungo un EP d’esordio che ci presenta una giovane artista che ha preso il soul e l’ha mischiato con l’indie (pop) e, soprattutto, con l’elettronica. Il disco è stato registrato ai Macro Beats Studio di Milano, prodotto interamente da Macro Marco con il supporto del producer Gheesa, dei polistrumentisti Ulisse Minati e Mirko Onofrio (Brunori SAS), del bassista Roberto Dragonetti (Ghemon) e Yakamoto Kotzuga, titolare della base di "Un viaggio senza fine" su cui Carolina ha poi impostato la linea vocale per quello che a conti fatti è probabilmente il pezzo migliore del disco in coppia con l’ottima opening “Via da me”.

CRLN è un giovane talento, ha una bella voce e sa scrivere testi interessanti che vanno oltre il semplice racconto di un sentimento o di una sensazione. C’è ancora del lavoro da fare sia sotto l’aspetto interpretativo sia della scrittura vera e propria, sia chiaro, ma in generale mi ha sinceramente colpito. Mi ha colpito anche il sound che brilla per eleganza, minimalismo e fascino; il lavoro fatto da Macro Marco e da tutti quelli che hanno messo mano al disco si sente parecchio. Non ci sono solo l’elettronica e il pop qui dentro, ma anche world music (soprattutto negli arrangiamenti) ed echi nemmeno troppo celati di trip hop che si fondono perfettamente con l’istinto cantautorale di Carolina. Un vestito cucito su misura. “Via da me” poi ha un qualcosa di “Monument” dei Röyksopp e Robin che... sarà il sax, l’andatura compassata ma incisiva… non so. Bah, mi verrà. Molto bella comunque. Come tutto il disco del resto. Un gran bel colpo della Macro Beats.

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