«MUSTA KäSI - Rotor» la recensione di Rockol

Rotor - MUSTA KäSI - la recensione

Recensione del 24 ago 2016

La recensione

di Andrea Valentini

Debutto discografico per questa formazione dal nome spigoloso – e appropriatamente metallico – direttamente dalla Finlandia.
Illustri sconosciuti? Sì. Ma di quelli che ti fan ripensare che, in fondo, non tutto è perduto. Anche quando hai un caso conclamato di nausea sartriana a forza di veder berciare a proposito di talent-sì/talent-no, discografia musicale in avaria, crisi dei talenti, concorsi a pagamento, autori in balìa di se stessi, mancanza di supporto, major cattive, major troppo di manica larga, etichette di qua, etichette di là, bla bla bla. Perché – e se esiste un dio qualsiasi, a scelta, fra quelli disponibili sul mercato, questa potrebbe anche esserne la prova – fortunatamente non tutto nell’ambito di chi suona è legato al volere fare numeri, al volere “arrivare”, al contratto con la major o pseudo-tale, al manager, all’agenzia, al marketing, all’emergere come figura accreditata da un establishment conservato in salamoia al Viagra. E, appunto, gente come i Rotör sono un sonoro pernacchione (per non dire un bell’invito a recarsi a fare un giro dove potete immaginare) a tutto ciò che sguazza in questa roba.

Qui si ripesca l’attitudine strafottente della prima, mercuriale, inafferrabile ed esuberante NWOBHM – quella che, chi volesse, potrà sperimentare (magari con un ascolto di quelli capaci di cambiare una vita) nella pletora di singoli minori che il Regno Unito sfornò nella seconda metà degli anni Settanta, soprattutto quelli delle band che restarono escluse, per i motivi più variegati, dal successo commerciale di formazioni come Iron Maiden, Saxon e colleghi. A quell’attitudine si aggiunge una spruzzata punk/rock’n’roll, con una bella scossa (lievemente apocrifa) di speed/power e una spolverata di thrash. Il tutto con testi in lingua madre, che suonano più cattivi e abrasivi, anche per via di un certo mistero (cosa diavolo cantano?).

I Rotör (creatura dell’illustrissimo signor JVH – uno dei tanti fan superappassionati di metal, che si gettano nella mischia animati da un sacro fuoco invidiabile) non inventano nulla, ma suonano freschi ed esaltanti perché recuperano in modo egregio un sound erroneamente ritenuto “datato” da molti, che dimostra invece di essere sempre attuale. Del resto, come disse qualcuno (tipo i Brutal Truth), extreme conditions demand extreme responses… e la condizione attuale in cui viviamo non è tanto differente, a livello di pesantezza e cupezza, da quella che nei Settanta generò la prima ondata NWOBHM. Corsi e ricorsi? Probabilmente. In fondo, l’umanità è nota per la sua incapacità di imparare dafgli errori passati.

Retro-metal is the law.

TRACKLIST

01. Avattu Hauta
02. Porttokirkko
03. Silmä
04. Uuden Maailman Asukas
05. Roottoripää
06. Valittu
07. Portti Helvettiin
08. Käärme
09. Loputon
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.