«SEAL THE DEAL & LET'S BOOGIE - Volbeat» la recensione di Rockol

Volbeat - SEAL THE DEAL & LET'S BOOGIE - la recensione

Recensione del 13 ago 2016

La recensione


Da quando hanno cominciato a fare dischi ad oggi, i danesi Volbeat sono riusciti a costruirsi un sound molto particolare, album dopo album: il loro stile mischia sonorità marcatamente metal con un modo di cantare rocabilly. Il tutto condito da atmosfere ora hard rock, ora punk rock, ora blues rock. Dopo una serie di album hard rock come il debutto "The strenght / The sound / The songs" e "Beyond hell / Above hell" del 2010, con "Outlaw gentleman & shady ladies" del 2013 sono approdati a quello che qualcuno ha definito groove metal: "Seal the deal & let's boogie", album numero sei dei Volbeat, vede la band riprendere il discorso lì dove lo aveva lasciato con il precedente.





Il nuovo lavoro di Michael Poulsen e compagni è un disco che vede i Volbeat continuare a mischiare tra loro le radici heavy metal degli esordi con le atmosfere groove metal e rockabilly alle quali abbiamo accennato: si tratta del primo album dei Volbeat inciso senza il supporto del bassista Anders Kjølholm, che ha lasciato il gruppo nel 2015. Il suo posto è stato preso da Kaspar Boye Larsen, che è andato a fiancheggiare Polusen, Larsen e Rob Caggiano (entrato a far parte dei Volbeat nel 2013 - questo è il suo secondo album con la band). Prodotto da Jacob Hansen insieme agli stessi Poulsen e Caggiano, il disco vede la band mettere da parte il mondo western che aveva caratterizzato il precedente "Outlaw genteleman & shady ladies" in favore di demoni, spiriti e riti voodoo, come il titolo lascia intuire. "Ho sempre trovato affascinante questo mondo", ha detto Caggiano, mentre Poulsen ha aggiunto: "Mi ha interessato sin da quando ero un ragazzino e guardavo film horror, cosa che continuo tutt'oggi a fare".
Dunque, un disco spirituale, si potrebbe dire. "Sì, è un album spirituale, perché i testi sono molto spirituali", conferma il frontman dei Volbeat. Ma non c'è della religione, nelle tredici tracce che compongono questo disco, quanto piuttosto atmosfere oscure e spettrali: "Non crediamo nella religione, ma crediamo nel mondo degli spiriti", precisano i Volbeat. E spettrali sono anche i titoli delle canzoni: come primo singolo, ad esempio, hanno scelto una canzone che si intitola "The devil's bleeding crown"...

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